Educazione
venerdì 27 novembre 2009
È stato appena pubblicato il rapporto dell’INVALSI sugli apprendimenti della scuola primaria (analisi sugli studenti di II e V classe primaria). La notizia è già, di per sé, molto positiva, perché testimonia una ripresa di attenzione sul tema della valutazione delle prestazioni del nostro sistema scolastico. I risultati evidenziati dalle indagini internazionali come PISA e TIMSS hanno sollecitato una nuova riflessione sui risultati dei nostri studenti, che emergono sempre come inferiori rispetto a quelli degli altri studenti europei. L’INVALSI ha avviato un ampio percorso di analisi, sia con la messa a regime della prova standardizzata per l’esame di stato al termine della scuola secondaria di I grado, sia con l’analisi degli apprendimenti degli studenti di II e V classe della scuola primaria, anche con l’intenzione di avviare un’analisi del “valore aggiunto” (in termini di apprendimento) generati dalle scuole. La vera bella notizia è che queste indagini consentono di (iniziare a) uscire dal giudizio basato sulle idee e sugli aneddoti, e di entrare invece nel merito attraverso dati, numeri, informazioni quantitative. Riteniamo opportuno, pertanto, che tali indagini (e le analisi che su esse possono essere realizzate) possano continuare e consolidarsi nel tempo.
Entrando nello specifico dell’ultimo rapporto pubblicato, i dati INVALSI confermano alcune evidenze, e lasciano ancora aperti, invece, alcuni interrogativi.
Tra le evidenze confermate dall’indagine, vi sono (I) le differenze di apprendimento tra nord e sud del Paese - e soprattutto l’acuirsi di queste differenze nel tempo (esse sono maggiori nella classi V che nelle classi II) -, (II) il problema degli studenti di cittadinanza straniera, e (III) la varianza di punteggi tra classi e studenti dentro le scuole.
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Come può un genitore non essere d'accordo con la sua conclusione circa l'opportunità che i risultati delle prove di ogni singola scuola siano messi a conoscenza di chi ha l'obbligo di provvedere al meglio per i propri figli? Il nostro sistema di mercato è un sistema competitivo tranne che per la scuola, dove o mangi questa .. MAESTRA o salti ... Sarebbe oltremodo utile, per esempio, anche avere un confronto di risultati tra le scuole statali e quelle pubbliche non statali, sempre con l'obiettivo di stimolare la competitività tra gli operatori dei due ambiti, certamente a vantaggio di tutti gli utenti.
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