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SCUOLA/ Riforma licei: autonomia e riduzione degli orari contro il "quieto vivere"

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Il ministro Mariastella Gelmini ha inteso governare il passaggio tra la prima e la seconda lettura del regolamento sui nuovi licei attraverso l’istituzione di una cabina di regia, il cui compito è di essere il centro di raccolta dei pareri formali e informali intorno al testo. Si tratta di un gruppo composto prevalentemente da insegnanti e dirigenti scolastici, da persone che vivranno il cambiamento che stanno essi stessi predisponendo.

Queste settimane ci vedono impegnati a raccogliere le indicazioni che stanno provenendo dal sito internet http://nuovilicei.it, dove il regolamento approvato in prima lettura è commentato articolo per articolo; si stanno svolgendo sei seminari nazionali, uno per ciascun indirizzo liceale, dove abbiamo chiamato a riflettere sui percorsi insegnanti e dirigenti scolastici; sono stati già convocati i forum degli studenti, dei genitori, delle associazioni professionali.

Un confronto tutt’altro che formale e che, di concerto con i pareri delle commissioni parlamentari, del consiglio nazionale della pubblica istruzione e del consiglio di stato, si sta traducendo in alcune proposte di modifica al testo base.

Ci sono alcuni elementi che corrono trasversalmente lungo la maggioranza dei commenti, in un confronto vivace ma sempre estremamente concreto.

La doppia strada che abbiamo intrapreso – ridurre la pletora oraria nell’ordinamento, dare effettività all’autonomia delle scuole – costituisce una risposta efficace all’esigenza duplice di offrire una scuola insieme coerente nei suoi indirizzi generali e duttile nei confronti delle specificità di ciascun contesto, da non ingabbiare nella rivendicazione, legittima o meno, di autonomi spazi disciplinari.

L’aver innalzato l’obbligo sino ai sedici anni di età, provvedimento del precedente governo cui il ministro ha deciso di dare conferma e continuità, va sussunto nel principio del diritto dovere all’istruzione “per almeno 12 anni o comunque sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età”.

 

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COMMENTI
01/12/2009 - INSEGNAMENTO DELLA CHIMICA IN SVIZZERA E IN ITALIA (Michele Borrielli)

nell'attesa di una risposta da parte del Prof. Max Bruschi, presidente della cabina di regia sui nuovi Licei, invito lui ed i lettori ad approfondire il confronto tra il Liceo Cantonale di Lugano e qualunque nostro presente o futuro liceo, anche scientifico: in Svizzera, NEI LICEI, la Chimica è presente come insegnamento a sè stante (VEDASI in http://www.liceolugano.ch/index.php?option=com_k2&view=item&layout=item&id=84&Itemid=196) e viene insegnata da Laureati IN POSSESSO DELLA LAUREA SPECIALISTICA IN CHIMICA (VEDASI http://www.aspti.ch/a-vari/descrittivi/lib/pdf_moduli.php?id_settore=2&id_modulo=735&annoLavoro=2009 ). NEI LICEI ITALIANI INVECE LA CHIMICA NON E' PRESENTE COME INSEGNAMENTO A SE' STANTE MA ESISTE L'OTTOCENTESCO INSEGNAMENTO CALDERONE "SCIENZE NATURALI" [CHIMICA+SCIENZE DELLA TERRA E BIOLOGIA] E NELLA QUASI TOTALITA' DEI CASI VIENE INSEGNATA DA LAUREATI IN SCIENZE NATURALI O BIOLOGICHE (IN MEDIA 1-2 ESAMI CHIMICI NEL LORO CURRICULUM DI STUDI UNIVERSITARIO, DA NOTARE CHE IL LAUREATO IN CHIMICA HA SOSTENUTO OLTRE 20 ESAMI SU 30 TOTALI ED UNA TESI SPERIMENTALE DI UN INTERO ANNO IN LABORATORIO (il laboratorio viene considerato fondamentale in tutto il mondo per un apprendimento significativo della Chimica). CHIEDO AL PROF. BRUSCHI, AL MINISTRO, AI FUNZIONARI MINISTERIALI SE NON SIA ORA CHE LA CHIMICA NEI LICEI DIVENGA INSEGNAMENTO A SE' STANTE E CHE LA INSEGNINO I LAUREATI IN CHIMICA DELLA FUTURA A-33. Ringrazio anticipatamente per la risposta (magari nei fatti)

 
01/12/2009 - Una domanda che resta ancora senza risposta (Franco Labella)

Quali sono le ragioni che giustificano la eliminazione delle Discipline giuridiche ed economiche dal curricolo obbligatorio dei nuovi Licei? Pongo la domanda citando il dott. Bruschi che scrive: "Dobbiamo muoverci tra due distinte esigenze. La prima punta ad offrire ai nostri giovani le risorse culturali, la cassetta degli attrezzi necessaria loro per leggere la realtà, renderli cittadini consapevoli delle proprie scelte e utile a rendere non solo fittizio il processo del lifelong learning. " La pongo citando l'art. 2 c.2 del Regolamento 132 sui Licei che recita: "I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprennione approfondita della realtà, ...omissis per ragioni di spazio". E' possibile che uno studente liceale italiano del sec. XXI raggiunga questi obiettivi senza gli strumenti di analisi giuridici ed economici? Il dott. Bruschi e la cabina di regia, finora, si sono detti convinti di sì. Non sono dello stesso parere, da Nord a Sud, l'Assemblea Regionale siciliana con la mozione n. 120, il Magnifico Rettore della LUISS prof. Massimo Egidi,Ordini professionali come quello degli avvocati del Triveneto e della provincia di Palermo,associazioni di genitori come la GES (Genitori e scuola), gli oltre 2.000 firmatari dell'Appello e che comprendono , professionisti, pensionati, studenti, impiegati, dal pilota d’aereo al sacerdote, dallo chef al dirigente d’azienda. Non c'è più spazio ... Prof. F.Labella-Coordnazdocdir

 
01/12/2009 - riforma scuola superiore (Rosario Saccà)

Il Coordinamento dei docenti di discipline scientifiche e tecnol. ritiene che la situazione della formazione delle scienze in Italia è grave. Essadiverrà disastrosa se le ipotesi di diminuzione del numero delle ore di insegnamento delle scienze sperimentali, in particolare della Chimica, nella scuola secondaria superiore saranno realmente attivate. A rendere ancora più preoccupante il quadro che si va delineando è anche la scelta di accorpare classi di insegnamento diverse, ponendo in atto un meccanismo di trasmissione della incultura che si può sintetizzare nell’aforisma: “chi sa fa chi non sa insegna”. Nel ribadire la necessità di investire maggiori e migliori risorse nella formazione scientifica nelle scuole di ogni ordine e grado, il Coordinamento dei docenti di discipline scientifiche e tecnologiche chiede che: 1.non si dia luogo ad accorpamenti indiscriminati tra le discipline scientifiche atti a formare le cosiddette “discipline calderone”; 2.in tutti i licei bisogna scorporare l’insegnamento della Chimica dalle Scienze naturali; 3.tutti gli insegnamenti riguardanti la Chimica siano affidati a docenti A013 (nuova classe di concorso A-33) in tutti gli istituti di istruzione secondaria, compresi i Licei e l’indirizzo Chimica, Materiali e Biotecnologie del nuovo istituto tecnico; 4.sia eliminata la classe A-26 “MATEMATICA E FISICA”, facendo solo riferimento alle classi A-25 “Matematica” e A-19 “Fisica”. Prof. Rosario Saccà Coord. docenti di discipline scient. e tecnol.

 
30/11/2009 - integrazione a precedente intervento (Michele Borrielli)

mi accorgo che la parte finale del mio intervento (al quale chiederei una risposta da parte del Prof. Bruschi) risulta mancante (forse ho sbagliato nel copia e incolla) la riporto di seguito, ampliandola: vedasi anche, per ulteriori chiarimenti ed argomentazioni, nelle seguenti pagine web: http://docentidichimicaetecnologiechimiche.blogspot.com/ ; http://coo-disc-scient-tecnol.blogspot.com/ ; http://www.chimici.it/cnc/fileadmin/novita/On._Gelmini2_rivisitata.pdf ; http://www.chimici.it/cnc/fileadmin/novita/Gelmini1_rivisitata.pdf ; http://www.educationduepuntozero.it/Community/2009/09/03/borrielli2.shtml ; http://www.educationduepuntozero.it/Community/2009/07/28/borrielli.shtml ; http://scienzesperimentali.blogspot.com/ ; http://www.web75.net/aic-eu/index.php?option=com_content&task=view&id=161&Itemid=184

 
30/11/2009 - una modifica ovvia ed "epocale" ai quadri orario (Michele Borrielli)

Il Prof. Bruschi scrive: “ciò non ci esime dal manifestare il senso di una proposta culturale, compiendo delle scelte laddove il quieto vivere consiglierebbe una semplice manutenzione dell’esistente. Ma quieto vivere e futuro appaiono in contraddizione.” Ma un caso classico di “conservazione dello status quo” è rappresentato dalla riproposizione nei quadri orario di tutti i Licei (tranne il tecnologico) dell’ottocentesco insegnamento-calderone “scienze naturali” [chimica+scienze della terra e biologia], peraltro NON affidato a docenti laureati in Chimica, futura 33-A, che vengono utilizzati solo negli istituti tecnici e professionali e paradossalmente NON nei Licei. Il problema si risolve solo ponendo mano con “coraggio” ai quadri orario, separando le scienze dalla chimica ed affidandola ai Chimici. I Curricoli e le nuove classi di concorso verrebbero conseguentemente modificati. Per dare ai lettori un'idea dei termini della questione gli dico che, se i colleghi docenti di chimica presso il liceo cantonale di Lugano venissero a sapere che la Chimica in un Liceo Scientifico italiano non ha dignità di insegnamento a sè stante, come la Fisica, e che non la insegna, e non la insegnerà, il laureato in Chimica ma il laureato in scienze naturali, biologiche, agrarie e chi più ne ha più ne metta, penso che rimarrebbero molto meravigliati, o forse sorriderebbero, ringraziando il cielo di lavorare in Svizzera e non in Italia...v.

 
30/11/2009 - Contestualizzare per percepire il problema scuola (enrico maranzana)

"Dare effettività all’autonomia delle scuole". L’art. 1 dell’8 marzo 1999 n. 275 stabilisce: l’autonomia delle istituzioni scolastiche “si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”. L'attività progettuale è l'architrave dell'autonomia: la progettualità formativa e la progettualità educativa implicano unitarietà del servizio, coordinamento delle sollecitazioni, monitoraggio dei processi di apprendimento, feed-back. Come si può affermare di voler dare autonomia alle scuole se il DDL Aprea, in dirittura d’arrivo, annulla ogni possibilità di concretizzarla in quanto ** elimina il Collegio dei docenti e il Consiglio di Classe; ** pone a fondamento dell’istituzione scolastico l’insegnamento delle singole materie. Approfitto del riferimento al DM 139 che valorizza "l'attività’ di laboratorio e apprendimento centrato sull’esperienza" per focalizzare la differenza tra assunto teorico e prassi corrente: il progetto ministeriale Mercurio, ad esempio, dedica a tale didattica molte pagine per illustrare le potenzialità delle attività di ricerca e di problem solving. Nelle scuole, invece, il laboratorio è inteso come luogo in cui si effettuano applicazioni della teoria sviluppata in classe ove le spiegazioni e le interrogazioni fagocitano l'intero spazio temporale. Utile il richiamo alla parabola del buon seminatore: il seme buono, se cade su un terreno inadatto, non produce frutto.