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SCUOLA/ Chi svolgerà la valutazione degli istituti? L’ultimo “dilemma” della Gelmini

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Dopo anni di incertezza, è stato bandito nel marzo del 2008 un concorso per il reclutamento di 145 “dirigenti tecnici” presso il Ministero della Funzione Pubblica, per raggiungere un organico fissato in 379 unità: essi sono definiti come «dirigenti investiti dell’esercizio della funzione tecnica ispettiva», il che, tenuto conto che le scuole erano nel 2008/2009 10749, e ammettendo che nessuno fosse assegnato a compiti speciali, assegnerebbe ad ogni ispettore il monitoraggio su 28 scuole, a ciascuna delle quali potrebbe dedicare otto giorni, ma senza fare assolutamente niente altro, anche se l’articolo primo del bando recita che essi sono assegnati «all’amministrazione centrale e periferica del Ministero al fine di concorrere alle finalità di istruzione e di formazione, affidate alle istituzioni scolastiche ed educative, oltre all’attività di studio di ricerca e di consulenza tecnica per il Ministero e i Direttori Generali».

Sulla carta, tutto bene. Nel fatti, assai meno. Tanto per cominciare, il concorso ha avuto non poche traversie: la data della preselezione è stata spostata tre volte, per eccesso di domande, ed è stata effettuata nel settembre scorso. Da questa prova (una serie di quesiti a risposta multipla) verranno selezionati 1.450 candidati, cioè dieci per ogni posto messo a concorso (45 per la scuola dell’infanzia e primaria, 100 per la scuola secondaria divisi nei vari settori).

Ma il problema vero nasce quando andiamo a vedere quali competenze sono richieste ai nostri aspiranti ispettori: le tre prove scritte vertono su temi organizzativi, di ordinamento degli studi e relativi agli insegnamenti impartiti nello specifico grado di scuola o nei settori cui il concorso di riferisce. Fra i temi del colloquio, di cui vi faccio grazia, non c’è un solo riferimento a un qualche argomento riguardante metodologie e processi educativi, non parliamo poi metodologie e processi di valutazione. Il legislatore ha in mente un profilo professionale del tutto obsoleto, in cui prevale il diritto, in quanto nella scuola per autonomia contava solo la conformità alle norme, e non la capacità di rispondere alla domanda di formazione della società civile in ogni sua articolazione.

 

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COMMENTI
04/11/2009 - Solleviamo il velo per riconoscere le carenze (enrico maranzana)

La valutazione degli istituti ha natura amministrativa e non incide sull'autonomia delle scuole che "si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, istruzione e formazione mirati allo sviluppo della persona umana". La questione scolastica nasce dalla mancanza di governo dei processi di apprendimento; dall'elusione della legge che vincola le scuole sia al superamento della parcellizzazione degli insegnamenti, sia a procedure di feed-back che, sole, consentono il miglioramento del servizio (i POF documentano inequivocabilmente tali carenze). Per quanto riguarda il tema in oggetto si dovrebbe riflettere sul significato della valutazione degli istituti senza aver prima identificato e specificato la finalità del sistema. Un solo esempio. La legge Moratti all'art. 2 individua nelle capacità e nelle competenze i traguardi del sistema scolastico e, al contempo, afferma la strumentalità di abilità e conoscenze. Nel successivo art. 3 la legge recita "l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità" costituendo la valutazione sui mezzi e non sui fini. Le bozze che il governo ha predisposto per il riordino della secondaria superiore hanno la stessa, illogica, impostazione.