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SCUOLA/ I rischi per l’educazione? Troppi insegnamenti e cultura nichilista

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È il prodotto del modello educativo occidentale e italiano, in particolare. C’entra con la produzione di cattedre a mezzo di cattedre, che origina dall’accademia universitaria: l’iperspecializzazione del sapere astorico. C’entra l’americanismo? No. Qui si vola più basso: si tratta di moltiplicare cattedre, discipline e materie per la miglior gloria del potere accademico e sindacale. E allora, come se ne esce? Solo cinque discipline fondamentali fino a 17 anni: Storia (eventi economico-sociali e politici, filosofie, letterature, culture, religioni ecc...), Lingua italiana, Matematica, Scienze, Inglese. Due o tre discipline “vocazionali” a seconda degli indirizzi pre-professionali. E stop. Se i grandi intellettuali di questo Paese non hanno il coraggio di mettere radicalmente in discussione la “nostra tradizione” accademica e scolastica, la struttura istituzionale, amministrativa, didattica delle Università e della scuola, le loro calde lacrime sui destini delle nuove generazioni assomigliano moltissimo a quelle dei coccodrilli.



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COMMENTI
09/11/2009 - commento (CARLA VITES)

Cominelli nel suo articolo ( che riecheggia i contenuti del suo ultimo libro) fa temere il rischio che l'antimoderno oggi si esprima in un processo di oblio dell'essere che prende inizio dalla rimozione di Platone , la cosiddetta cultura 'classica' finendo, per includervi il cristianesimo stesso. Oggi la liberazione dalla mentalità 'mitica'(Tradizione / vedi pretesa eliminazione Crocifissi dalle scuole) coincide sempre di più con la volontà di potenza quale anima vera del pensiero occidentale. Quel che l'idea rivoluzionaria marxista prometteva era il passaggio dal regno della necessità e della subordinazione a quello della libertà; il passaggio, in gran parte avvenuto, però nel segno dell'instaurazione del regno della forza. E qui i conti col passato vanno fatti fino in fondo quando si parla (giustamente) di nichilismo :che cosa resta dopo la caduta di quelli che con una punta di dileggio, come dice Del Noce, vengono chiamati i 'valori tradizionali' nella forma classica di Dio, patria, famiglia e altresì dei 'surrogati' offerti dal marxismo, se non l'irriducibile egocentrismo? Tutto acquisisce significato solo in ciò che può diventare strumento per l'affermazione dell'io. Viene in mente Stirner, che se pur combattuto da Marx, appare oggi come il vero vincitore:il suo pensiero è il rifiuto assoluto del sacrificio “a condizione che da esso l'UNICO possa aspettarsi un profitto superiore che in assenza di esso”.

 
07/11/2009 - RISPOSTA A RISPOSTA:I TAGLI "SCIENTIFICI" ESISTONO (Michele Borrielli)

Riconoscere le propedeuticità è sicuramente positivo, ma è sbagliato e fuorviante interpretare il contenuto di quanto da me (e altri http://docentidichimicaetecnologiechimiche.blogspot.com) scritto come “le mie materie hanno la precedenza”: i NUMERI dimostrano la assurda selettività dei tagli, che riguarda quasi esclusivamente le discipline scientifiche e tecnologiche, -20% nel triennio finale, che stride con l’aumento del 15% di Italiano, taglio che arriva al -60% nel biennio iniziale. Ritengo che i problemi della conoscenza dell’Italiano non si risolvano con un numero elevato e crescente di ore nella scuola superiore, ma intervenendo sulla scuola elementare e media. I docenti di discipline scientifiche (oltre 4000 firme in http://www.anisn.it/educazione_scientifica.php) non “se la pigliano” con nessuno, chiedono il rispetto delle indicazioni dell’OCSE “(...) La riduzione delle ore di insegnamento deve (...)evitare le ore relative alle discipline delle aree matematico-scientifico-tecnologiche (...). Il peggioramento? Inevitabile, se i regolamenti non saranno corretti considerando le competenze di chi insegnerà la disciplina, non l”area”, come nelle elementari. Vedere appelli come quello citato come il suk, mi pare superficiale. Bisogna discernere le ragioni vere dalla difesa corporativa dello“status quo”, che sia l’eccessivo numero di ore di italiano o il tollerare che la chimica nei Licei non la insegnino i laureati in chimica, ma i laureati in scienze naturali o biologiche

 
06/11/2009 - COMMENTO A RISPOSTA E ARTICOLO (Michele Borrielli)

L’articolista sostiene che il numero di discipline sarebbe eccessivo, ma per evitare ciò, basterebbe considerare elementari propedeuticità: ad esempio la chimica inorganica va insegnata prima e separatamente rispetto alle le scienze naturali e la chimica organica va insegnata prima e separatamente rispetto alle scienze biologiche, senza limitare l’insegnamento di tali discipline al solo biennio iniziale; tale semplice criterio non viene applicato nei regolamenti di Licei ed istituti tecnici e professionali approvati in 1^ lettura dal Governo,che si distinguono per l’enorme taglio (contro le indicazioni OCSE) di ore di discipline scientifiche e tecnologiche (-20% nel triennio, fino a –60% nel biennio iniziale), a vantaggio di altre, ad esempio Italiano(+15%):cultura scientifica di serie B rispetto a quella umanistica? Ma il Paese ha bisogno di laureati e di cultura scientifica. Non rappresenta solipsismo o disciplinarismo fine a sé stesso il prendere atto che gli alunni della scuola superiore sono diversi da quelli della scuola media, non hanno bisogno dell’insegnamento di “scienze”, ma di quello della Chimica, della Fisica, delle Scienze Naturali e Biologiche, e con docenti aventi una solida preparazione disciplinare, con la chimica insegnata dal laureato in chimica della classe A-33 (20 esami universitari chimici) e le scienze dal docente laureato in scienze naturali o biologiche della classe A-46 (in media 1-2 esami di chimica), no a “calderoni” come “scienze naturali”

RISPOSTA:

Occorre o no muoversi per competenze-chiave? Deciso questo, definita un'area scientifica, al suo interno si debbono fare tutte le propedeuticità che si vogliono. E chi dice di no? Ma se la logica è quella per cui "le mie materie hanno la precedenza", i ragazzi alla fine si trovano sul gobbo uno zaino insopportabile e disorientativo. Pigliarsela con l'educazione linguistica, in un momento in cui i nostri ragazzi leggono sempre meno e scrivono peggio, non mi pare un'idea geniale. Una cosa è certa: se i programmi continueranno ad essere decisi da insegnanti, sindacati, ispettori e funzionari ministeriali, tutti avranno un contentino di una qualche ora in una materia. I ragazzi, no!, non saranno contenti e il Paese neppure. Mi aspetterei che un insegnante di chimica o fisica si ponesse il problema del fatto che i suoi alunni non sanno la Lingua italiana e mi aspetterei dall'insegnante di italiano che si preoccupasse del basso livello di educazione scientifica. Se invece la composizione dei programmi si fa nel suk, allora il risultato è quello dei Regolamenti che stanno per uscire: un pochino a tutti per non scontentare nessuno. Addio core curriculum. Tutti a parlare di... riforma. Tra qualche anno si toccherà con mano che la qualità degli apprendimenti sarà ulteriromente peggiorata. Giovanni Cominelli

 
05/11/2009 - L'ingenuo nichilismo dell'indistinzione (Salvatore Ragonesi)

Sono d'accordo con Giovanni Cominelli su parecchi punti,a cominciare dalla giusta critica all'impostazione ingenuamente nichilista di Alberoni,dal quale sembra non potersi ricavare alcuna idea positiva per la scuola nazionale.E se un grande intellettuale ed un accademico come Alberoni non ha cognizioni esatte nemmeno sulla questione più semplice,in quanto non riesce a cogliere le necessarie differenziazioni e articolazioni del marxismo e non sa che esiste un marxismo occidentale come storicismo,rappresentato in Italia da illustri studiosi che hanno operato egregiamente in vari campi del sapere storico,allora siamo indifesi di fronte alle attuali calamità della didattica e della scuola.La caduta del senso storico si avverte clamorosamente persino in chi vorrebbe restaurare la storicità e si scaglia contro il marxismo tout court.Povera storia!Devo però segnalare al bravo Cominelli che l'illuminismo non ha nulla a che vedere con l'antistoricismo.Anzi,dobbiamo essere grati a quel movimento per averci regalato,assieme a Vico,Kant,Rousseau e Voltaire,una scienza della storia.Il positivismo è invece altra cosa e non sempre e dovunque è cosa negativa.In campo filologico,per esempio,un certo positivismo farebbe ancora bene a molti spiriti errabondi nella famosa notte nera di hegeliana memoria.Quanto al resto,credo che sia troppo veloce,almeno per i miei gusti, il discorso sull'eccessiva semplificazione delle discipline scolastiche e delle cattedre,anche se una sfoltita andrebbe data.

RISPOSTA:

L'Illuminismo è qui chiamato in causa per l'enciclopedismo, che oggi è un difetto grave. Ma, questioni di storia della filosofia a parte, il problema è il pulviscolo di materie e nozioni che come nebbia attraversano il cervello disorientato dei nostri ragazzi. I quali, alla fine del percorso, sanno "nulla di tutto". Perciò qui bisogna disboscare; non solo e non tanto per risparmiare, ma per fornire loro le competenze-chiave, verso le quali raccomanda di andare l'Unione europea: Lingua prima (ma sarebbe meglio chiamarla e realizzarla come Educazione linguistica!); Storia; Matematica; Scienze; Inglese. Il Core Curriculum risulta composto da 5 competenze di cittadinanza e 2 o 3 competenze vocazionali, orientate agli indirizzi professionali. Per es. l'indirizzo umanistico-retorico-filologico avrebbe Latino e Greco come competenze vocazionali. Lo stesso Fioroni, che non era il massimo del riformismo, aveva proposto quattro assi: Linguistico, Matematico, Scientifico-tecnologico; Storico-sociale. Qui sta il punto politico, sociale, economico: dobbiamo scegliere l'Welfare educativo dei ragazzi o la piena occupazione dei laureati, che sono il frutto a perdere dalla crescita tumorale del sistema universitario e scolastico? Giovanni Cominelli

 
05/11/2009 - Ricette, ricette .. e il malato muore (enrico maranzana)

Sia in questo articolo, sia in quello di Alberoni le cause della crisi del sistema scolastico non sono state individuate. La scuola è un sistema è come tale deve essere trattato nel suo orientamento, nella sua unitarietà, valorizzando elementi e relazioni. In caso contrario si avalla l'inefficacia del servizio. Il significato degli scritti può essere colto se si considera che le argomentazioni non derivano dalla legge ma dalla presunzione di essere portatori di vincenti strategie. Un esempio di come si sarebbe dovuto affrontare il problema. Si consideri il DPR che recita: "L’autonomia delle istituzioni scolastiche… si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, istruzione e formazione mirati allo sviluppo della persona umana" e ci si soffermi sulle ultime quattro parole il cui significato riporta all'etimologia di "educazione". Ancora una vota il legislatore richiama la vocazione della scuola e ne orienta inequivocabilmente l'attività. Perché non sono stati analizzati i POF per verificare se la progettualità caratterizza il servizio? Perché tanta insensibilità rispetto alla definizione di traguardi unitari? Perché non sono stati osservati i criteri di valutazione per constatare se è stata abbandonata la vecchia concezione di scuola fondato sulla trasmissione di conoscenze? Perché non è stato stigmatizzato il DDL Aprea che, eliminando tutti gli organi di programmazione e di coordinamento, nega l'autonomia della scuola?

 
05/11/2009 - troppi insegnamenti o troppo pochi?il caso chimica (Michele Borrielli)

ricordo che in tutti i licei, tranne che nell'opzione tecnologica, la chimica come insegnamento a sè stante NON ESISTE, che viene accorpata con scienze naturali e biologiche nell'insegnamento-calderone "scienze naturali" (chimica+scienze naturali e biologiche) nella quasi totalità dei casi affidato a laureati in scienze naturali o biologiche (in media 1-2 esami chimici). vedasi anche in http://docentidichimicaetecnologiechimiche.blogspot.com/