BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’ora di Islam, una questione “italiana”

Pubblicazione:

madrassaR375_19ott09.jpg

Ma l’esistenza di questi problemi pratici non può approdare alla negazione dei diritto dei mussulmani non solo di praticare in luoghi di culto la loro religione – la libertà di culto è l’essenza di ogni democrazia – ma anche di poter disporre, a richiesta, di un’offerta pubblica facoltativa di insegnamento della religione islamica. Pubblica, non significa decisa e organizzata a Roma dal Ministero. Significa soltanto, che sulle base di alcune regole nazionali, le singole scuole autonome possano apprestare sul territorio l’offerta di studio della religione islamica agli immigrati – e ai nativi - che ne facciano richiesta. Perché si sviluppi l’integrazione, invece del conflitto, è necessario che gli italiani nativi siano coscienti della propria tradizione e della propria storia; che gli immigrati si impadroniscano di quella tradizione e di quella storia; che in questo processo di conoscenza reciproca mettano in gioco la propria tradizione di origine. Le scuole sparse sul territorio sono un luogo privilegiato dove quel processo possa svilupparsi. A questa ipotesi non ci sono alternative. L’impero romano è caduto, alla fine, perché l’alleanza conservatrice tra l’aristocrazia senatoria pagana e quella cattolica, ostile all’arianesimo, si oppose a lungo all’integrazione dei Goti – che avevano aderito all’arianesimo - nell’Impero. Dopo essersi accampati a lungo sul limes orientale, i Goti alla fine lo attraversarono...



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
10/11/2009 - Sfuggiamo al rischio di ghettizzare la scuola (Fabio Milito Pagliara)

Gentile Prof. Cominelli, mi permetta di dissentire, se guardiamo al futuro avremo milioni di bambini figli d'islamici, di confuciani, d'induisti e quant'altro, per non parlare già adesso dei milioni di bambini figli di non credenti. Cosa faremo organizzeremo tante ore "etnico-culturali" o ne daremo la possibilità e poi non i mezzi? Non sarebbe molto più responsabile per lo stato italiano organizzare un ora in grado di unire e non dividere in tante etnie contribuendo fin da subito ad evitare il dialogo quasi che su certi argomenti non si possa discutere tutti insieme? So bene che c'è il concordato ma almeno lo stato garantisca un alternativa con un programma preciso, docenti e quant'altro (sia poi Filosofia per grandi temi, piuttosto che storia delle religioni lo deciderà il parlamento) e sia questa l'opzione. Se poi la chiesa volesse fare un passo indietro e lasciar decidere allo stato su cosa insegnare e chi lo possa fare in un ora di Storia delle religioni (con ovvia prevalenza alla religione che storicamente ha più influenzato l'Italia) ancora meglio. Ma riflettiamo sull'esperienza Inglese di dividere gli alunni per etnia e religione e tutti i danni che ha comportato e cerchiamo soluzioni che ci aiutino a rendere possibile il dialogo tra i futuri cittadini Italiani Cordialmente Fabio Milito Pagliara

RISPOSTA:

La proposta che esce dal mio articolo è opposta a quella che lei mi attribuisce. Propongo che l'insegnamento della storia del Cristianesimo e della Chiesa cattolica sia obbligatorio, entri cioè nelle competenze-chiave. Obbligatorio per tutti: credenti, non credenti, islamici, confuciani ecc... La ragione è che è impossibile intendere la storia politica, economica, sociale e culturale del nostro Paese senza la conoscenza della religione cristiana. Difficile intendere Dante, Galileo, la riforma protestante, Hegel, la Costituzione italiana, gli ultimi cinquant'anni di Repubblica senza quella conoscenza. Insegnamento obbligatorio, ma proprio perciò non confessionale. perchè non ha e non puo avere' l'obbiettivo di convertire, ma solo quello di formare cittadini italiani, quale che sia l'origine etnica. La Chiesa ha altri mezzi per la catechesi. Secondo: a chi studia obbligatoriamente la religione cristiana, ma ha origini culturali e religiose molto diverse da quelle del nostro Paese deve essere consentito l'approfondimento della propria tradizione religiosa. Anche qui niente catechesi islamica o buddista o... Sono perciò contrario al metodo inglese delle enclaves etniche e a quello francese, che in nome dell'integrazione nella nazione, rinuncia all'insegnamento religioso. E naturalmente non condivido l'attuale soluzione italiana della questione. Serve a questo proposito un bilancio realistico da parte della Chiesa cattolica italiana dei risultati dell'insegnamento confessionale. Giovanni Cominelli