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SCUOLA/ Vista da una prof: più che darci i voti, dovrebbero ri-valutare il nostro lavoro

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Per affrontare con qualche realismo la questione della valutazione degli insegnanti, credo non sia inopportuno far cenno alla s-valutazione a cui i medesimi sono sottoposti da molto tempo, con una certa dose di corresponsabilità da parte loro, a dire il vero. È noto che gli insegnanti sono pagati poco, nonostante le reiterate promesse di governi di opposto orientamento politico. Non è vero che gli si chiede poco: negli ultimi dieci anni la quantità di lavoro e soprattutto le condizioni di lavoro sono diventate molto più pesanti; è verissimo invece che nessuno chiede mai conto di nulla. Il dirigente scolastico di solito non entra nel merito del lavoro dei suoi docenti, se non quando le lamentele degli “utenti” superano il livello di guardia. Le famiglie, invece, entrano eccome nel merito e stabiliscono se il docente pretende troppo, somministra compiti troppo difficili, chiede un impegno eccessivo. Talvolta danno anche consigli (non richiesti) sulla didattica. Potrei continuare a lungo, ma sta di fatto che anche l’insegnante più appassionato e motivato, finisce presto o tardi per sentirsi “sprecato”, o meglio “s-valutato”, come si diceva prima, e rimpiange di non aver fatto a suo tempo scelte lavorative diverse. Non si ha certo la percezione di lavorare in un contesto che premia e fa crescere i talenti di ciascuno. Ecco perché trovo che sarebbe positivo valutare gli insegnanti: finalmente qualcuno si occuperebbe di quello che facciamo e di come lo facciamo.

 

Il problema grosso è cosa valutare. L’identikit del buon insegnante si può fare: non è semplice, ma si può fare. Ma è un profilo che tocca talmente tanti aspetti e discipline che l’impresa di valutare l’efficacia di un insegnante è di quelle che fanno tremare le vene ai polsi.

 

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COMMENTI
01/12/2009 - definire il profilo dell'insegnante (ivano sonzogni)

Concordo in buona parte con l'articolo. Ritengo però che una ipotetica riforma della scuola aggiorni i programmi di insegnamento e definisca un nuovo profilo dell'insegnante procedendo poi ad una concreta formazione dello stesso. Si smetta di ciarlare su valutazioni dell'insegnamento quando non si sa nemmeno cosa di preciso dovrà fare l'insegnante. Si definiscano anche le materie, riflettendo sull'opportunità di continuare con la pur fondamentale tradizione dei collegi gesuitici del '500 e distinguendo ciò che deve essere insegnanto in scuola e quanto è più opportuno che sia insegnato fuori scuola (educazione stradale, dialetti, religione, ginnastica...).

 
01/12/2009 - IL GIUSTO MEZZO (Gilberto Gobbo)

Certo, è difficilissimo valutare un'arte... sì, perchè insegnare è un'arte e come ogni arte racchiude in sé una sintesi pro-attiva di elementi che disegnano l'opera d'arte:1. l'oggetto del sapere;2.il soggetto del sapere;3.l'altro cui si comunica il sapere; 4.il come lo si comunica;5.gli strumenti pratici in uso per comunicare. Lo spessore e la semplicità della relazione fra questi elementi forma l'arte dell'insegnare. Modulare questi elementi è un'attitudine dell'insegnante che gestisce la classe.Ai ragazzi d'oggi non piace partire dall'oggetto, ma dal come e dal come far emergere il contenuto. Ed il come, nel sapere, è sempre problematico. Propongo, perciò, di lasciar da parte i contenuti, su cui tutte le riforme si sono concentrate, e di sviluppare il "come", cioè sul porre problemi e sull'accompagnamento alla loro soluzione facendo emergere i contenuti. Insegnare è un atto formativo ed autoformativo, ad un tempo, sia per l'insegnante, sia per lo studente.Lasciamo stare i contenuti e partiamo dal problema; forse ci si accorgerà che il problema dell'insegamento, dell'apprendere e della valutazione deve essere considerato da un altro punto di vista.Tale approccio necessita di una vera rivoluzione della scuola, rivoluzione che nessuno vuol fare, in primis gli insegnanti.Si proponga di avviare scuole superiori modello aventi meno contenuti e più ore per materia utilizzando il metodo problematico e con un tempo pieno! Si saprà meno, ma si sarà di più, a proposito di conoscenza

 
01/12/2009 - sano realismo (Anna Di Gennaro)

La professoressa è la bocca della verità e la Sua preziosa testimonianza merita attenzione. Complimenti! Mi permetto unicamente di segnalare che negli USA l'anno sabbatico è obbligatorio ogni sette. ANNA DI GENNARO

 
01/12/2009 - come valorizzare la "risorsa umana" docente? (Michele Borrielli)

articolo interessante, che pone al centro la persona-docente. COME VALORIZZARE QUESTI DOCENTI? COME METTERLI NELLE CONDIZIONI DI "FAR FRUTTARE" AL MASSIMO I LORO "TALENTI"? I NUOVI REGOLAMENTI DI LICEI ED ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI VANNO IN QUESTA DIREZIONE? La risposta, almeno per ciò che concerne le discipline scientifiche e tecnologiche, è AL MOMENTO NO, sia per il "taglio" che va dal 20 al 60% del numero di ore di discipline scientifiche, sia per la presenza di insegnamenti-calderone come “scienze naturali” [chimica+scienze naturali e biologiche] nei Licei, dove, a differenza a quanto avviene in Svizzera, in cui la chimica ha dignità di insegnamento a sé stante, ed è affidata a docenti in possesso di laurea specialistica in chimica (vedi miei commenti ad articolo di Max Bruschi), ad insegnare la Chimica non sono docenti Laureati in chimica, ma laureati in scienze naturali o biologiche (in media 1-2 esami chimici nel loro curriculum di studi universitario, da notare che il laureato in chimica ha sostenuto oltre 20 esami chimici su 30 totali ed una tesi sperimentale di un intero anno in laboratorio (il laboratorio viene considerato fondamentale in tutto il mondo per un apprendimento significativo della Chimica). CHIEDO AL PROF. BRUSCHI, AL MINISTRO, AI FUNZIONARI MINISTERIALI SE NON SIA ORA CHE LA CHIMICA NEI LICEI DIVENGA INSEGNAMENTO A SE' STANTE E CHE LA INSEGNINO I LAUREATI IN CHIMICA DELLA FUTURA A-33. Ringrazio anticipatamente per la risposta (magari nei fatti)

 
01/12/2009 - La scuola è un'organizzazione finalizzata (enrico maranzana)

La riflessione descrive l'ambito del problema ma non definenisce i nodi della questione. Prendiamo l'affermazione: "Il dirigente scolastico non entra nel merito del lavoro dei suoi docenti", frase che mette in risalto come i presidi non sappiano quello che vogliono per la mancata puntualizzazione dei traguardi formativi/educativi, finalità dell'istituzione scuola (e hanno la sfrontatezza di farsi chiamare manager!). Come è possibile governare un sistema organizzato se non si sa dove condurlo? Ne consegue che i docenti sono scaraventati nelle classi senza uno specifico mandato (che senso ha parlare di valutazione in questa situazione?); oggi si usa suggerisce loro di aver come bussola la Customer Satisfaction, cosa che niente ha a che vedere con la funzione docente. Nella scuola dell’autonomia al docente è affidato un duplice compito: a) promuovere le capacità e le abilità che collegialmente ha definito; b) trasmettere una corretta immagine della disciplina che insegna. Questa seconda questione è di vitale importanza: nella società contemporanea la conoscenza è lo strumento, l’ambito e la caratterizzazione del lavoro scolastico (legge 53/2003 art.2). Il significato di “conoscenza”, che in passato corrispondeva a quanto insegnato nelle università, è da rivisitare. A tal fine si devono analizzare le discipline per individuare i tratti funzionali al raggiungimento delle mete formative/educative caratterizzanti il servizio scolastico-CFR quanto ho scritto su educationduepuntozero