BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Un rapporto leale con tutta la realtà, è questa la miglior cura contro i bulli

Pubblicazione:

pullismoR375_11dic09.jpg

 

Un altro dato che viene solitamente evidenziato è la mancanza della capacità di reagire da parte di chi è colpito. Ma anche qui dobbiamo intenderci sul termine reazione. Troppo spesso per reazione si intende una risposta emotiva, dello stesso segno di quella del persecutore. Reazione come ribellione, come un urlo di forza, uno scoppio di ira che cambi finalmente le cose. Non è così che accade. Anzi la reazione dello stesso segno dell’azione genera solitamente un’escalation di attacchi. La vera reazione è invece farsi venire un’idea nuova, smettere di giocare con le regole del persecutore, rovesciare le carte, cambiare il gioco. Il bullismo punta sull’abitudine negativa, sulla rassegnazione e sul piccolo cabotaggio delle tattiche di evitamento che invece espongono il soggetto ancor di più come bersaglio.

Allora ad aiutare i piccoli non saranno espressioni come: “dagliele anche tu!”, “fagliela vedere!”, né il generico imperativo “devi reagire!” o tantomeno la cocente umiliazione di “non fare la pappamolla!” o “sei il solito imbranato!”. Si tratta piuttosto di un lavoro indiretto volto a rassicurare il bambino sulla sua capacità di rapporto, rafforzandolo nella sua dignità di soggetto che richiede rispetto e considerazione; si otterrà questo attraverso un lavoro che parta dai suoi successi possibili perché si costruisce solo dai e sui successi, ristabilendo con pazienza una situazione di nuovo agio nella realtà. Verrà allora il momento in cui il bambino non sarà più un bersaglio facile, anzi non verrà più nemmeno considerato un bersaglio possibile perché non si farà più trovare nel posto della vittima. Nel frattempo, intanto che aspettiamo che se la cavi lui, un sano realismo impone l’esercizio della vigilanza da parte degli adulti, con la costruzione di un clima che scoraggi atti di bullismo, li riconosca, li giudichi e li sanzioni per quello che sono.

Ma chi è invece il persecutore? Se, come abbiamo visto, la vittima è un bambino impotente quanto alla difesa, il bullo è invece impotente quanto al potere. Anzi è proprio il suo essere impotente a renderlo prepotente. Nel fare il bullo non c’è alcun reale vantaggio per il bambino. Al massimo la vittima gli conferisce quel di più di forza istantanea che gli serve per sentirsi dominatore nell’attimo, condannandolo però a una patologica dipendenza dalla sua vittima per esistere. Un bambino che sta bene non fa il bullo, non ne ha bisogno. Sa cercare alleati e compagni con cui divertirsi, non necessita di nemici da bersagliare. Un bambino che sta bene sa fare affari, in ogni senso, non passa il tempo a rovinare quelli degli altri. Un bambino che sta bene è già regale, non ha bisogno di sudditi forzati che con la loro paura tamponino le sue angosce e rafforzino le insicurezze.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
13/12/2009 - III parte (adele vitale)

Servono innanzitutto proposte educative improntate anche alla collera etica e bisogna porsi nei confronti dei ragazzi come modelli autorevoli. Insomma è pur vero che bisogna capire le ragioni di chi sbaglia, ma non bisogna essere necessariamente giustificazionisti! Chi sbaglia deve essere reindirizzato, anche con sanzioni. I bulli hanno bisogno di adulti competenti con cui confrontarsi e anche confliggere, che la pensino in maniera diversa, ma che siano disponibili ad un rapporto dialettico. L'atteggiamento più deleterio in questi casi è la chiusura dei rapporti-chiave, dei canali di comunicazione. Serve insomma un'autorità cognitiva che guidi alla maturazione emotiva. Spesso, a torto, nella nostra società si ritiene che le regole limitino la libertà, mentre è esattamente il contrario: le regole servono per difendere la libertà soprattutto dei più deboli, per instaurare un clima di sicurezza e stabilità. Non basta però soltanto l'impegno della scuola; è necessaria la collaborazione attenta della famiglia in primis e delle istituzioni tutte per far sì che il bullismo venga prevenuto, combattuto e sconfitto.

 
13/12/2009 - II parte (adele vitale)

Ma guardare al bambino come soggetto del processo di crescita, non come oggetto, fa correre il rischio di “adultizzarlo”, senza un adeguato sviluppo dell'affettività e delle competenze. Questo modello educativo distorto fa sedere sui banchi di scuola soggetti convinti che la propria persona sia più importante dell'altrui: essi vanno a scuola senza aver paura, senza alcun senso di colpa per non avere svolto i compiti. Per questi soggetti diventa importantissima la relazione con i coetanei, ai quali si appoggiano anche per decidere il giusto e l'ingiusto e, nell'adolescenza, l'appartenenza al gruppo diviene fondamentale: il desiderio di visibilità e di potere si unisce al desiderio del gruppo, per non sentirsi invisibili, brutti, inferiori, ma è un fattore di rischio che può fare evolvere il gruppo in gruppo-banda, in cerca della rissa, del nemico da battere ed umiliare. Delicato compito del docente è quello di riuscire a far coniugare meglio all'allievo il”sè” con una nuova e positiva gestione del proprio ruolo, per organizzare un valido progetto educativo, un'alleanza tra scuola, famiglia e istituzioni, grazie all'apporto di adulti buoni e competenti.

 
13/12/2009 - Interessanti misure di prevenzione ( I parte) (adele vitale)

Di fronte al problema del bullismo, è necessario elaborare una risposta educativa concreta: la scuola italiana è infatti infarcita di pedagogismo verboso, è necessario invece formulare un progetto educativo applicabile alla realtà. Molti sostengono che istruzione ed educazione civica siano separate, mentre in realtà non c'è vera istruzione senza educazione e viceversa. Anche le punizioni devono essere applicate, ma , prima di punire, dobbiamo prevenire e promuovere comportamenti contrapposti a quelli che vogliamo combattere. Questa generazione di adolescenti non vede più il significato istituzionale della scuola? La risposta è da mettere in relazione col modello educativo dei nostri giorni: i bambini vedono con gli occhi degli adulti, partecipano e cogestiscono, imponendo con la loro forte soggettività l'ascolto del mondo adulto. Questa importanza precoce data al “sé” ha messo in discussione il significato simbolico del ruolo paterno e materno.