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SCUOLA/ Un rapporto leale con tutta la realtà, è questa la miglior cura contro i bulli

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Per il bullo la forza arriva dal consenso del gruppo che impaurito diventa connivente, diversamente dal bambino sano che è già forte di suo, della sua competenza di allacciare rapporti per un reciproco vantaggio con i singoli amici, non con la massa.

Sto con te perché ci guadagno e mentre ci guadagno io ci guadagni anche tu. Questo il pensiero del bimbo sano. Pensiero che si traduce nelle mille forme possibili: insieme ci divertiamo, possiamo fare cose che da soli non riusciremmo, arriviamo a raggiungere risultati altrimenti impensabili.

Aut bullismo aut partnership. Sono due forme di rapporto antitetiche, ma sempre due scelte del soggetto. Competente nello sceglierle anche se piccolo di statura. All’adulto spetta di riconoscerle possibili innanzitutto per sé assieme al compito di facilitare la strada ai bambini, sostenendoli nella loro capacità di stringere legami fruttuosi riconoscendo in loro questo potere. L’unico vero potere che cessa di essere sostantivo ambiguo per divenire verbo dalle infinite possibilità. I bambini vogliono muoversi per essere contenti, senza invidia, certi che il bene dell’altro torna buono anche per sé. Difendiamo questo loro pensiero che risulterà esso stesso difesa dagli attacchi dei cattivi.

 

 



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COMMENTI
13/12/2009 - III parte (adele vitale)

Servono innanzitutto proposte educative improntate anche alla collera etica e bisogna porsi nei confronti dei ragazzi come modelli autorevoli. Insomma è pur vero che bisogna capire le ragioni di chi sbaglia, ma non bisogna essere necessariamente giustificazionisti! Chi sbaglia deve essere reindirizzato, anche con sanzioni. I bulli hanno bisogno di adulti competenti con cui confrontarsi e anche confliggere, che la pensino in maniera diversa, ma che siano disponibili ad un rapporto dialettico. L'atteggiamento più deleterio in questi casi è la chiusura dei rapporti-chiave, dei canali di comunicazione. Serve insomma un'autorità cognitiva che guidi alla maturazione emotiva. Spesso, a torto, nella nostra società si ritiene che le regole limitino la libertà, mentre è esattamente il contrario: le regole servono per difendere la libertà soprattutto dei più deboli, per instaurare un clima di sicurezza e stabilità. Non basta però soltanto l'impegno della scuola; è necessaria la collaborazione attenta della famiglia in primis e delle istituzioni tutte per far sì che il bullismo venga prevenuto, combattuto e sconfitto.

 
13/12/2009 - II parte (adele vitale)

Ma guardare al bambino come soggetto del processo di crescita, non come oggetto, fa correre il rischio di “adultizzarlo”, senza un adeguato sviluppo dell'affettività e delle competenze. Questo modello educativo distorto fa sedere sui banchi di scuola soggetti convinti che la propria persona sia più importante dell'altrui: essi vanno a scuola senza aver paura, senza alcun senso di colpa per non avere svolto i compiti. Per questi soggetti diventa importantissima la relazione con i coetanei, ai quali si appoggiano anche per decidere il giusto e l'ingiusto e, nell'adolescenza, l'appartenenza al gruppo diviene fondamentale: il desiderio di visibilità e di potere si unisce al desiderio del gruppo, per non sentirsi invisibili, brutti, inferiori, ma è un fattore di rischio che può fare evolvere il gruppo in gruppo-banda, in cerca della rissa, del nemico da battere ed umiliare. Delicato compito del docente è quello di riuscire a far coniugare meglio all'allievo il”sè” con una nuova e positiva gestione del proprio ruolo, per organizzare un valido progetto educativo, un'alleanza tra scuola, famiglia e istituzioni, grazie all'apporto di adulti buoni e competenti.

 
13/12/2009 - Interessanti misure di prevenzione ( I parte) (adele vitale)

Di fronte al problema del bullismo, è necessario elaborare una risposta educativa concreta: la scuola italiana è infatti infarcita di pedagogismo verboso, è necessario invece formulare un progetto educativo applicabile alla realtà. Molti sostengono che istruzione ed educazione civica siano separate, mentre in realtà non c'è vera istruzione senza educazione e viceversa. Anche le punizioni devono essere applicate, ma , prima di punire, dobbiamo prevenire e promuovere comportamenti contrapposti a quelli che vogliamo combattere. Questa generazione di adolescenti non vede più il significato istituzionale della scuola? La risposta è da mettere in relazione col modello educativo dei nostri giorni: i bambini vedono con gli occhi degli adulti, partecipano e cogestiscono, imponendo con la loro forte soggettività l'ascolto del mondo adulto. Questa importanza precoce data al “sé” ha messo in discussione il significato simbolico del ruolo paterno e materno.