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SCUOLA/ Troppi tagli e pochi investimenti: diamo direttamente i soldi agli istituti

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Una rondine non fa primavera: ma l’invito fatto l’altro giorno nel Salento dal Presidente della Camera Fini ad investire sull’istruzione potrebbe essere ben di più. Tralasciando l’inutile discettazione sulle ragioni politiche di queste esternazioni, è obiettivo che questo sia il primo politico italiano della maggioranza (cioè di quelli che lo dicono non per pura opposizione al Governo in carica) che parla di investimenti e non più di tagli. Purtroppo le scelte della Finanziaria 2010 per la scuola (come tante Finanziarie degli ultimi 10 anni) non sono una risposta. I 260 milioni di euro dallo scudo fiscale sono solo restituzione di quanto è stato tagliato: alla gratuità dei libri nelle elementari, alle scuole paritarie. «Investire sui giovani e sull'istruzione – ha sostenuto Fini - significa svecchiare i processi produttivi, significa rendere le imprese più moderne e competitive. Il compito della politica è quello di indicare delle priorità». Lo fecero e lo fanno altri politici, altrove.

All’inizio del proprio percorso governativo il primo ministro inglese Blair sosteneva paradossalmente la priorità assoluta per la scuola (confermata da Gordon Brown), facendo seguire investimenti a quei proclami. Prima dell’estate di quest’anno il presidente Obama investiva nella scuola americana quattro miliardi e mezzo di dollari. Il cancelliere Merkel intervenendo alla presentazione del nuovo governo di centro destra ha collocato la formazione dei giovani tra le prime tre priorità nazionali della Germania.

Risulta veramente difficile capire per quale motivo in Italia si debba assistere ad un semplice “riordino” della scuola secondaria di secondo grado dove, ad ogni pagina dei nuovi Regolamenti ministeriali, si ripete, come un liturgico salmo, l’impossibilità di nuove risorse e, solo per perseguire l’obiettivo “risparmi” (non per scelte di sistema o pedagogiche), si taglia un sesto dell’insegnamento. Così come risulta difficile capire i tagli generici alle compresenze nelle elementari e medie, rendendo impossibili le supplenze e la decantata “didattica personalizzata”.

I tagli sulla scuola ormai sono una costante “intergovernativa” da anni. 

Mentre lo stanziamento di funzionamento ordinario alle scuole statali è andato a zero negli ultimi due anni, negli stessi abbiamo assistito al tentativo del Ministero delle Finanze di togliere le pur magre dotazioni previste dalle leggi vigenti per le scuole paritarie. Da anni la previsione finanziaria annuale delle scuole statali è fatta senza sapere nulla sulla dotazione ordinaria e su altre voci.

Nella stessa vaghezza restano gli stanziamenti per le attività di recupero nelle scuole secondarie di secondo grado (già drasticamente ridotti nel 2008), che sono attività obbligatorie di cui bisogna decidere l’avvio negli scrutini di gennaio. A causa dei tagli di questi anni, gran parte delle scuole hanno consumato economie pregresse (chi le aveva) per far fronte a pagamenti dovuti (supplenze, commissioni esami di stato) per i quali attendono ancora i finanziamenti statali fino a tutto il 2007. L’altro giorno il Direttore Amministrativo ha terminato i conti 2009 dell’Istituto dove lavoro, mostrandomi ben 209.000 euro di crediti dal MIUR a partire dal 2000, su voci già tutte pagate dal bilancio di istituto prevalentemente utilizzando o l’avanzo di amministrazione o il contributo volontario delle famiglie che dovrebbe servire per attività integrative rivolte agli studenti.

Gli istituti tecnici e professionali (quelli dai quali ci si aspetta la ripresa di preparazione degli operatori e quadri d’impresa) da circa 15 anni non possono più contare su finanziamenti in conto capitale, rinnovando quando possono gli obsoleti macchinari o con avanzi di amministrazione o con affannose ricerche di sponsor privati.

 

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COMMENTI
17/12/2009 - Analisi condivisibile (Franco Labella)

Quello che scrive Pellegatta è assolutamente condivisibile ed equilibrato.Come accade in altri interventi, però, il titolo (che è ovviamente redazionale) non corrisponde, a mio parere, alla sostanza del ragionamento complessivo. Mi ha molto colpito l'analisi delle irrazionalità delle scelte di taglio lineare anche perchè mi ha aiutato a comprendere meglio l'assurdità di un recente intervento del Presidente della Cabina di regia dei Licei nei Forum di Indire. Posto di fronte alla domanda secca sulla importanza dello studio delle Discipline giuridiche ed economiche ai fini della educazione alla cittadinanza e alla legalità , la risposta testuale di Bruschi è stata: "RIGUARDO A ECONOMIA E DIRITTO, DOVENDO FARE DELLE SCELTE, NO, NON RITENGO SIANO MATERIE FONDAMENTALI PER L'EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA E ALLA LEGALITA'" Che equivale a dire che puoi fare l'ingegnere edile senza conoscere la statica degli edifici. Come spiegare questa assurdità se non con l'abbandono della logica per impugnare la "forbice" dei ragionieri? (con tutto il rispetto per la categoria :-))) Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia