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SCUOLA/ Nuovi licei: questa "finta" autonomia non promette nulla di buono

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Quel progetto ha fatto il suo tempo ed è stato messo in soffitta: le generazioni degli studenti cambiano sempre più in fretta, è cambiato in parte il corpo docente e dal prossimo anno cambierà anche la cornice entro cui muoversi. Per quel che si sa - al mosaico mancano ancora parecchi decisivi tasselli - si prefigura un’autonomia limitata, da realizzarsi comunque entro il monte ore stabilito dai Quadri di ordinamento. Il dottor Bruschi, nel suo articolo del 30 novembre sul Sussidiario, assicura: «Ogni istituzione scolastica avrà la possibilità di piegare [i quadri di ordinamento] al proprio progetto formativo». Le pieghe però in sostanza possono essere realizzate in due modi: incrementare alcune discipline a spese di altre, introdurre discipline a spese di altre. In entrambi i casi qualcuno ne fa le spese. La terza via (le istituzioni scolastiche possono organizzare, nei limiti delle loro disponibilità di bilancio, attività ed insegnamenti facoltativi coerenti con il profilo educativo, culturale e professionale dello studente – cito dalla Bozza di regolamento dei Nuovi Ordinamenti ) è ancora avvolta nel mistero.

Per il Ministero noi docenti siamo un codice meccanografico. Per una scuola i docenti sono risorse e questo cambia radicalmente il punto di vista. Intanto perché i colleghi “a spese dei quali” si faranno le pieghe, hanno delle facce, una consuetudine di relazioni: sono il collega x con il quale in gita ho pattugliato il corridoio dell’hotel fino alle due del mattino, la collega y che mi racconta la sua vita alla macchinetta del caffè.

 

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COMMENTI
21/12/2009 - risposta a Ivano Sonzogni (Antonella Paolillo)

Cerco di spiegare cosa intendevo con divario generazionale. Ricorsivamente, a scadenze stagionali, si apre il dibattito sull’ignoranza dei nostri studenti. Le cause vengono individuate di volta in volta nel permissivismo imperante, nell’assenza di meritocrazia, nei docenti demotivati e mal preparati ecc… Credo sia più interessante un’altra questione: per quali motivi il patrimonio di conoscenze che il mondo adulto consegna ai ragazzi viene così rapidamente e inesorabilmente dissipato. Perchè fanno così fatica a trasferire le conoscenze in contesti diversi. Temo che una risposta sia che non intercettiamo i loro mondi vitali né i loro stili di apprendimento. Se la scuola passa troppo lontano dalla vita o dalla testa, non abbiamo speranza che le conoscenze restino e siano utilizzabili. A questo punto si profila un divario antropologico e non solo generazionale.

 
21/12/2009 - Se l'istruzione è un costo, provate l'ìignoranza (Franco Labella)

Lo spirito di colleganza non c'entra molto, ma come si può non essere d'accordo con quanto scrive la collega Paolillo? Ed il quieto vivere non c'entra nulla quando il riordino è confuso sia nei principi ispiratori ed ancor più nella realizzazione pratica. Perchè una cosa deve essere chiara: se ad avere le idee confuse fossimo solo noi docenti si potrebbe tranquillamente pensare a riflessi di conservazione. Quando, però, la confusione è evidente (non voglio tediare ma posso riportare almeno tre versioni di tutta questa storia asssurda di quote di flessibilità e autonomie e sono versioni definite in incontri ufficiali e non voci di corridoio) anche tra chi mette mano al riordino, ritorna come razionale e di buon senso la proposta di rinviare di un anno la messa a regime del c.d. riordino. L'insistenza a voler partire, a prescindere dal fatto che ad oggi 21 dicembre non c'è alcun provvedimento normativo definitivo e vigente, si spiega con una sola considerazione. Il dover aggiungere l'ennesima bandierina "Fatto" sui manifesti elettorali. Che poi la saggezza popolare parli di gatte e gattini ciechi poco importa. Non è scientifico, soprattutto, questo citare la cultura e la saggezza poplari, non sono "cultura alta". Staremo a vedere..... sperando che a farne le spese non siano le giovani generazioni. Quelle a cui qualcuno, un giorno, dovrà spiegare perchè "Se l'istruzione è un costo, provate l'ignoranza" Franco Labella

 
18/12/2009 - condivido l'articolo (ivano sonzogni)

Non mi piace il berlusconismo esasperato de ilsussidiario.it, ma apprezzo le riflessioni che vengono presentate sulla riforma della scuola (ma vorrei sottolineare che la vacuità della riforma Gelmini è figlia della povertà intellettuale del governo Berlusconi). Della riflessione ora riportata apprezzo il punto di domanda su quali contenuti delle materie, presentati con quali metodi. Infatti non solo tagliando ore di lezione si costruisce una riforma. Ritengo che però che la motivazione della riflessione sui contenuti della "nuova" scuola debba essere non tanto per divario generazionale tra gli odierni insegnanti e gli allievi, ma il progetto di società che vogliamo costruire.