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SCUOLA/ Nuovi licei: questa "finta" autonomia non promette nulla di buono

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Ammettiamo pure che queste siano fisime sentimentali. La scuola però cammina sulle gambe di chi la fa, di chi si mette in gioco, di chi ci mette del suo. Allora potrebbe darsi il caso che il collega x, ultimo in graduatoria e docente di una disciplina “sacrificata” sia particolarmente in gamba nel gestire il laboratorio di chimica, mentre la collega y, anche lei ultima in graduatoria, organizzi con passione progetti di mobilità internazionale, scambi con scuole europee. Non è facile decidere di farne a meno.

Dunque, stando così le cose - ma, ripeto, mancano importanti tessere del puzzle - sembra più feconda la via della ristrutturazione dei curricola per assi culturali, il ripensamento ormai urgentissimo sui contenuti e sui metodi dell’insegnamento, posto che tra adulti e adolescenti il divario di cultura, di mentalità, oserei dire di costruzione del senso, si è fatto enorme.

Penso che al banchetto di Teti e Peleo, gli dei avrebbero fatto meglio a buttar via la mela. “Ma quieto vivere e futuro appaiono in contraddizione”, concludeva il dottor Bruschi. Se buttar via la mela come soluzione è parente del quieto vivere, bisognerebbe però riconoscere anche che un’autonomia così declinata non promette granché come futuro.



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COMMENTI
21/12/2009 - risposta a Ivano Sonzogni (Antonella Paolillo)

Cerco di spiegare cosa intendevo con divario generazionale. Ricorsivamente, a scadenze stagionali, si apre il dibattito sull’ignoranza dei nostri studenti. Le cause vengono individuate di volta in volta nel permissivismo imperante, nell’assenza di meritocrazia, nei docenti demotivati e mal preparati ecc… Credo sia più interessante un’altra questione: per quali motivi il patrimonio di conoscenze che il mondo adulto consegna ai ragazzi viene così rapidamente e inesorabilmente dissipato. Perchè fanno così fatica a trasferire le conoscenze in contesti diversi. Temo che una risposta sia che non intercettiamo i loro mondi vitali né i loro stili di apprendimento. Se la scuola passa troppo lontano dalla vita o dalla testa, non abbiamo speranza che le conoscenze restino e siano utilizzabili. A questo punto si profila un divario antropologico e non solo generazionale.

 
21/12/2009 - Se l'istruzione è un costo, provate l'ìignoranza (Franco Labella)

Lo spirito di colleganza non c'entra molto, ma come si può non essere d'accordo con quanto scrive la collega Paolillo? Ed il quieto vivere non c'entra nulla quando il riordino è confuso sia nei principi ispiratori ed ancor più nella realizzazione pratica. Perchè una cosa deve essere chiara: se ad avere le idee confuse fossimo solo noi docenti si potrebbe tranquillamente pensare a riflessi di conservazione. Quando, però, la confusione è evidente (non voglio tediare ma posso riportare almeno tre versioni di tutta questa storia asssurda di quote di flessibilità e autonomie e sono versioni definite in incontri ufficiali e non voci di corridoio) anche tra chi mette mano al riordino, ritorna come razionale e di buon senso la proposta di rinviare di un anno la messa a regime del c.d. riordino. L'insistenza a voler partire, a prescindere dal fatto che ad oggi 21 dicembre non c'è alcun provvedimento normativo definitivo e vigente, si spiega con una sola considerazione. Il dover aggiungere l'ennesima bandierina "Fatto" sui manifesti elettorali. Che poi la saggezza popolare parli di gatte e gattini ciechi poco importa. Non è scientifico, soprattutto, questo citare la cultura e la saggezza poplari, non sono "cultura alta". Staremo a vedere..... sperando che a farne le spese non siano le giovani generazioni. Quelle a cui qualcuno, un giorno, dovrà spiegare perchè "Se l'istruzione è un costo, provate l'ignoranza" Franco Labella

 
18/12/2009 - condivido l'articolo (ivano sonzogni)

Non mi piace il berlusconismo esasperato de ilsussidiario.it, ma apprezzo le riflessioni che vengono presentate sulla riforma della scuola (ma vorrei sottolineare che la vacuità della riforma Gelmini è figlia della povertà intellettuale del governo Berlusconi). Della riflessione ora riportata apprezzo il punto di domanda su quali contenuti delle materie, presentati con quali metodi. Infatti non solo tagliando ore di lezione si costruisce una riforma. Ritengo che però che la motivazione della riflessione sui contenuti della "nuova" scuola debba essere non tanto per divario generazionale tra gli odierni insegnanti e gli allievi, ma il progetto di società che vogliamo costruire.