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SCUOLA/ Nuovi licei: questa "finta" autonomia non promette nulla di buono

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Si narra che gli dei, radunati in occasione delle nozze di Peleo e Teti, furono visitati da Eris (la Discordia) che lanciò in mezzo a loro un pomo d’oro, dicendo che doveva essere assegnato “alla più bella” delle tre dee: Atena, Era e Afrodite. Tutti insorsero: nessuno voleva assumersi il compito di scegliere, così Zeus incaricò Ermes di portare le tre divinità sul monte Ida dove Paride avrebbe fatto da giudice. Paride assegnò la vittoria ad Afrodite, ebbe in premio la bella Elena e fu la guerra.

Quasi esattamente dieci anni fa, nella mia scuola si approvava il nuovo POF che modificava in maniera radicale l’organizzazione complessiva, utilizzando gli spazi previsti dal decreto sull’autonomia. L’obiettivo era offrire una scuola meno rigida e ingessata, più aderente agli interessi degli studenti e per la gran parte concentrata al mattino, per lasciare il pomeriggio allo studio e alle attività di ciascuno. Nulla di clamoroso, un modello scelto, con infinite varianti, da molte altre scuole: il tempo scuola “sottratto” alle discipline curricolari con l’introduzione dei moduli da 50’, veniva restituito agli studenti sotto forma di corsi con frequenza obbligatoria, che andavano ad arricchire il curriculum di base: ogni studente poteva scegliere se dedicarsi ad attività di tipo espressivo, approfondire qualche disciplina, conseguire certificazioni linguistiche o dedicarsi all’orientamento universitario. Più tardi si sono aggiunte le attività di recupero. Va da sé che attraverso queste attività i docenti recuperavano il loro tempo di lavoro, perché il fatto che diciotto ore da 50’ non corrispondano a diciotto ore da 60’, è una di quelle “sottigliezze metafisiche” che non poteva passare inosservata. Sono stati anni di lavoro furibondo, anni molto creativi: si trattava di preparare le normali lezioni e anche di “inventare” i corsi che si tenevano a classi aperte, senza registri e voti, quindi “senza rete”. È stato uno sforzo organizzativo notevolissimo per una scuola in crescita numerica, con due sedi staccate, afflitta da una cronica carenza di spazi. Non sono mancati vicoli ciechi, ripensamenti, aggiustamenti, polemiche feroci in Collegio docenti.

 

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COMMENTI
21/12/2009 - risposta a Ivano Sonzogni (Antonella Paolillo)

Cerco di spiegare cosa intendevo con divario generazionale. Ricorsivamente, a scadenze stagionali, si apre il dibattito sull’ignoranza dei nostri studenti. Le cause vengono individuate di volta in volta nel permissivismo imperante, nell’assenza di meritocrazia, nei docenti demotivati e mal preparati ecc… Credo sia più interessante un’altra questione: per quali motivi il patrimonio di conoscenze che il mondo adulto consegna ai ragazzi viene così rapidamente e inesorabilmente dissipato. Perchè fanno così fatica a trasferire le conoscenze in contesti diversi. Temo che una risposta sia che non intercettiamo i loro mondi vitali né i loro stili di apprendimento. Se la scuola passa troppo lontano dalla vita o dalla testa, non abbiamo speranza che le conoscenze restino e siano utilizzabili. A questo punto si profila un divario antropologico e non solo generazionale.

 
21/12/2009 - Se l'istruzione è un costo, provate l'ìignoranza (Franco Labella)

Lo spirito di colleganza non c'entra molto, ma come si può non essere d'accordo con quanto scrive la collega Paolillo? Ed il quieto vivere non c'entra nulla quando il riordino è confuso sia nei principi ispiratori ed ancor più nella realizzazione pratica. Perchè una cosa deve essere chiara: se ad avere le idee confuse fossimo solo noi docenti si potrebbe tranquillamente pensare a riflessi di conservazione. Quando, però, la confusione è evidente (non voglio tediare ma posso riportare almeno tre versioni di tutta questa storia asssurda di quote di flessibilità e autonomie e sono versioni definite in incontri ufficiali e non voci di corridoio) anche tra chi mette mano al riordino, ritorna come razionale e di buon senso la proposta di rinviare di un anno la messa a regime del c.d. riordino. L'insistenza a voler partire, a prescindere dal fatto che ad oggi 21 dicembre non c'è alcun provvedimento normativo definitivo e vigente, si spiega con una sola considerazione. Il dover aggiungere l'ennesima bandierina "Fatto" sui manifesti elettorali. Che poi la saggezza popolare parli di gatte e gattini ciechi poco importa. Non è scientifico, soprattutto, questo citare la cultura e la saggezza poplari, non sono "cultura alta". Staremo a vedere..... sperando che a farne le spese non siano le giovani generazioni. Quelle a cui qualcuno, un giorno, dovrà spiegare perchè "Se l'istruzione è un costo, provate l'ignoranza" Franco Labella

 
18/12/2009 - condivido l'articolo (ivano sonzogni)

Non mi piace il berlusconismo esasperato de ilsussidiario.it, ma apprezzo le riflessioni che vengono presentate sulla riforma della scuola (ma vorrei sottolineare che la vacuità della riforma Gelmini è figlia della povertà intellettuale del governo Berlusconi). Della riflessione ora riportata apprezzo il punto di domanda su quali contenuti delle materie, presentati con quali metodi. Infatti non solo tagliando ore di lezione si costruisce una riforma. Ritengo che però che la motivazione della riflessione sui contenuti della "nuova" scuola debba essere non tanto per divario generazionale tra gli odierni insegnanti e gli allievi, ma il progetto di società che vogliamo costruire.