BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ I docenti vogliono più formazione, ma in quali tempi e modalità?

Pubblicazione:

sospettoR375_18set09.jpg

 

In primo luogo i singoli istituti scolastici possono contare su finanziamenti limitati e risicati da destinare alla formazione. Ciò incide non solo sulla quantità della formazione ma anche sulla qualità. I progetti di formazione sono costretti e dimagriti dalle poche finanze a disposizione: rischiano a volte di strutturarsi in 3-4 lezioni/relazioni di esperti con aggiunta di qualche lavoro di gruppo “autogestito” e senza oneri pecuniari. In alcuni casi, e sono i più produttivi, le scuole si consorziano “in rete” ed ampliano il tempo di formazione nonché le modalità che contemplano anche il “confronto” con altri vissuti culturali e professionali.

Inoltre, sempre nello studio citato, i docenti hanno lamentato la coincidenza della formazione con l’orario di lavoro. Le attività di formazione organizzate e promosse da Enti pubblici ed Associazioni professionali coincidono spesso con l’orario di lezione. I docenti si vedono costretti a chiedere permessi al capo di Istituto che a volte non vuole o non può concedere. (Alcuni docenti approfittano del loro giorno libero per frequentare determinati corsi). Quando la formazione è strutturata nell’istituzione scolastica spesso viene posizionata al termine delle ore di lezione. Non è necessario sottolineare la fatica di prestare ascolto attivo dopo magari otto ore di lavoro nella scuola. A tale proposito, senza temere pensieri utopici, sarebbe opportuno che si individuassero modalità adeguate ad una formazione in servizio, come accade in alcuni paesi europei. Perché non pensare a consistenti frazioni di tempo professionale destinato alla formazione? Non sempre, non ritualisticamente. Mesi sabbatici? Settimane sabbatiche? Con degli stipendi congrui si potrebbe chiedere ai docenti più tempo a scuola: a scuola, non nella classe.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO ,CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
02/12/2009 - Prima il cosa ... poi il come (enrico maranzana)

Rudyard Kipling scriveva: “Ho sei onesti servitori che mi hanno insegnato tutto ciò che conosco; i loro nomi sono CHE COSA e PERCHE’ e QUANDO e COME e DOVE e CHI”. Gli aiutanti dello scrittore inglese sono gerarchicamente strutturati: alcuni affrontano questioni di primaria, fondamentale importanza, altri intervengono solo quando l’ambito problematico è stato precisato. PERCHE’ e CHE COSA afferiscono al riconoscimento e alla definizione del problema, fasi che qualificano la successiva azione di QUANDO, COME, DOVE E CHI. I primi due danno l’orientamento, danno significato alle azioni da intraprendere; l’attuazione delle decisioni strategiche è il compito affidato al secondo gruppo. L’articolo che qui si commenta tratta esclusivamente dei tempi (QUANDO) e delle modalità (COME) che, nella situazione riportata, si traduce in insubordinazione, improduttività, confusione.