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SCUOLA/ L’emergenza educativa nella “guerra civile” italiana

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E quando un Paese è in guerra civile, non fa riforme. L’imperativo non è la “Educational Reform”, ma la distruzione dell’avversario: «niente prigionieri». Perciò porvi fine diventa la precondizione di ogni riforma. Come sia incominciata, è noto. La caduta rovinosa del sistema dei partiti della Prima repubblica tra il 1989 e il 1994 ha prodotto uno scenario bipolare: da una parte i resti consistenti dei vecchi partiti costituenti (DC-PCI-PSI-PRI-PSDI-PLI), rinominati con nuove sigle, dall’altra nuovi partiti e nuovi nomi: FI, (MSI) - AN, LEGA. I resti dei vecchi hanno subito preso a considerare “i nuovi” quali inquilini abusivi della repubblica, votati, ma non legittimati. Giacché l’eucarestia della legittimazione stava solo nei vecchi tabernacoli. Come gli aristocratici della Rivoluzione francese essi hanno continuato a giudicare i nuovi arrivati come dei volgari sanculottes, incapaci di rispettare le regole del vecchio galateo repubblicano. Perciò hanno dichiarato guerra totale. Essa ha preso il posto del Bene comune: prima togliamo di torno l’anomalia di Berlusconi, poi affrontiamo i problemi del Paese. La società e la politica sono stati spaccati come una mela tra amici e nemici. La Bicamerale di D’Alema è stata solo un breve sussulto di saggezza dei “vecchi”, minata dalla sinistra massimalista e, alla fine, travolta anche da Berlusconi e Bossi, “statisti” dell’undicesima ora, convinti di poter costruire la Seconda repubblica da soli. Sono passati gli anni, ormai quindici, si sono alternate le maggioranze, ma la guerra continua. I mass media mantengono decine di inviati sul campo di battaglia, gli articoli e i servizi sono bollettini di guerra. Che questa guerra distruttiva si combatta sul terreno della scuola con particolare ferocia è, a questo punto, inevitabile, giacché “il terreno” è alta densità ideologica. L’educazione, infatti, è il fondamento della res pubblica. Sono in campo idee, ipotesi, progetti riformistici, esperienze d’avanguardia, disponibilità di una minoranza attiva dei docenti. Ma è la res publica che manca, il Bene comune. Ora, si deve sapere che nessun Mosè porterà dalla cima del Monte Sinai le Tavole della Seconda repubblica. Devono essere scolpite in pianura e poi portate sulla cima, perché valgano per tutti. Per farlo è necessario che si abbandoni l’assedio reciproco e che ciascuno dei contendenti vada a Canossa dall’altro. Siamo condannati, come il barone di Munchausen, a sollevarci afferrandoci ai nostri capelli. Finché questo non accade, l’emergenza educativa non sarà sciolta, verrà solo recitata come un mantra della New Age.



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COMMENTI
21/12/2009 - DECLINO SCUOLA - DECLINO DEMOCRAZIA (Z sara)

"If a nation expects to be ignorant and free in a state of civilization, it expects what never was and never will be" Thomas Jefferson(...)"To prepare our voters of tomorrow well or ill for the responsibilities of citizenship and government rests almost entirely with the schools and colleges of our nation."Chancellor Bismark (...) "In a democracy, responsibility for the conduct of society and government rests on every member of society. Education thus becomes imperative, to enable the individual citizen, and society as a whole, to meet this responsibility of citizenship.(...)No longer can any nation neglect education and expect to remain free. http://www.pickthebusiness.com/An_Educated_Citizenry_Is_A_Vital_Requisite_For_Our_Survival_As_A_Free_People.html Secondo i dati OECD il 60% degli italiani non e' in grado di elaborare il contenuto di un articolo, un'altro centro di ricerca dice che solo il 12% degli italiani accede a internet per informarsi... questa e' la cittadinanza che esce dalle nostre scuole? Se la Democrazia funziona solo in un Paese in cui c'e una popolazione istruita... cosa c'e' qui in Italia?