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SCUOLA/ L’emergenza educativa nella “guerra civile” italiana

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Quando, nel novembre del 2005, fu lanciato in Italia un Appello sull’emergenza educativa, parve che opinion leader, opinion maker, decision maker avessero finalmente trovato una piattaforma comune. La “tragédie incomprese” – questo il sottotitolo del recente libro di Laurent Lafforgue e Liliane Luçat dal titolo La débacle de l’école – sembrava finalmente essere stata compresa.

A quell’Appello seguirono milioni di parole sotto forma di articoli, dichiarazioni, pensamenti. In questi cinque anni il tema dell’”emergenza educativa” è entrato nel lessico di chiunque parli di scuola, mentre non ci sono segnali di miglioramento. Analoghi effetti si erano avuti qualche decennio prima negli Usa, quando fu pubblicato nel 1983 il Rapporto della Commissione nazionale sull’eccellenza nell’educazione, presieduta da David Pierpont Gardner, dal titolo A Nation at Risk, The Imperative for Educational Reform. A quell’allarme americano seguì una mobilitazione dell’opinione pubblica e della politica, che mise in moto la dinamica della Rolling Reform. Giacché un fatto era evidente: decidere di educazione era decidere del destino della nazione! In Italia si sono succeduti in un quindicennio cinque ministri dell’istruzione. Grandi e piccole leggi, Decreti, Regolamenti, circolari, qualcosa si è smosso, poi si è riacquietato, poi si è smosso di nuovo, magari in una direzione diversa. Insomma, qui il metodo è quello della Revolving Reform, la riforma girevole. Pare il treno dei pendolari. I nodi fondamentali non vengono sciolti, si va per aggiustamenti successivi, spesso a loro volta riaggiustati.

La politica si autoconsola chiamando “riforme” questo pendolarismo di piccoli e marginali cambiamenti. Quali, allora, le cause? È la resistenza catafratta di ideologie e di interessi di un blocco conservatore, che si è costituito nella scuola lungo i decenni? È la bassa qualità della società civile italiana? È la povertà della coscienza pubblica? È la potenza del centralismo statale? È l’incultura educativa dei partiti e dei loro leader? È il gattopardismo eterno della società e della politica? È colpa di una sinistra colta, ma conservatrice o di una destra innovatrice, ma incolta e perciò inesperta? A me pare che la causa di fondo, quella che blocca le riforme della scuola così come di altri settori, sia la guerra civile in corso. Nulla di sanguinoso, per fortuna e per ora. Ma feroce e dichiarata, questo sì.

 

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COMMENTI
21/12/2009 - DECLINO SCUOLA - DECLINO DEMOCRAZIA (Z sara)

"If a nation expects to be ignorant and free in a state of civilization, it expects what never was and never will be" Thomas Jefferson(...)"To prepare our voters of tomorrow well or ill for the responsibilities of citizenship and government rests almost entirely with the schools and colleges of our nation."Chancellor Bismark (...) "In a democracy, responsibility for the conduct of society and government rests on every member of society. Education thus becomes imperative, to enable the individual citizen, and society as a whole, to meet this responsibility of citizenship.(...)No longer can any nation neglect education and expect to remain free. http://www.pickthebusiness.com/An_Educated_Citizenry_Is_A_Vital_Requisite_For_Our_Survival_As_A_Free_People.html Secondo i dati OECD il 60% degli italiani non e' in grado di elaborare il contenuto di un articolo, un'altro centro di ricerca dice che solo il 12% degli italiani accede a internet per informarsi... questa e' la cittadinanza che esce dalle nostre scuole? Se la Democrazia funziona solo in un Paese in cui c'e una popolazione istruita... cosa c'e' qui in Italia?