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SCUOLA/ Il Natale "scomodo" di certi insegnanti

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Non è dato sapere se l’operato dei due dirigenti o quello di uno solo dei due (quale?), formerà oggetto di verifica ispettiva né quali ne saranno le risultanze, e nemmeno se l’operato dei docenti sarà anch’esso sottoposto ad analoga indagine. Nel frattempo, leggeremo sui giornali una dichiarazione del ministro più o meno indignata o perplessa e quelle, ovviamente bipartite, di due pedagogisti, i quali esprimeranno sui due casi giudizi di opposto tenore. E intanto qualcuno, volendo chiarire le cose, salirà in cattedra a spiegare che la questione rientra fra gli eventi resi possibili dal pluralismo delle società complesse, rinfocolando incertezze e confusione.

Ma la confusione invade anche la didattica, quando tra i percorsi dell’educazione interculturale figura il divieto di partecipare ad un’esperienza capace di far conoscere aspetti significativi di una religione diversa dalla propria. Andava semmai favorita e organizzata, a completamento del percorso formativo, un’esperienza inversa tesa a far conoscere ai nativi la religione dei migranti. Si dice che la contraddizione sia la morte del filosofo, ma le cose non vanno meglio quando a contraddirsi è l’insegnante, giacché ne va di mezzo l’efficacia dell’azione educativa.

 

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