BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Chi ha detto che il Consiglio di Stato non favorisca l’autonomia?

Pubblicazione:

bibliotecascolasticaR375_27dic09.jpg

 

Con l’autonomia didattica, inquadrata nel Pof (Piano dell’Offerta Formativa) le scuole possono (potrebbero) fare un po’ di tutto, dall’articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività, alla definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l’unità oraria della lezione; dall’attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del principio generale dell'integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo, all’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso, ecc.

In nome dell’autonomia organizzativa, le scuole possono impiegare i docenti in ogni tipo di modalità organizzativa «che sia espressione di libertà progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio».

All’interno dell’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo è inserita la possibilità di progettare la formazione e l’aggiornamento dei docenti, nonché esperienze di innovazione metodologica e disciplinare.

Quanto alla questione della quota oraria di autonomia, il Dpr 275/99 prevede all’art. 8 che «le istituzioni scolastiche determinano […] il curricolo obbligatorio per i propri alunni in modo da integrare la quota definita a livello nazionale con la quota loro riservata…». Il successivo decreto ministeriale 234/2000 disponeva che tale quota fosse costituita dal 15% del monte ore annuale. I decreti emanati in seguito alla Riforma Moratti (L. 53/2003) previdero sia una quota regionale, che una quota di istituto, portando al 20% la quota di istituto, confermata poi da un decreto del Ministro Fioroni.

È improbabile, dunque, che i riflettori del Consiglio di Stato siano diretti alla prerogativa che lo Stato, tramite il Miur, si arroga, di determinare quote di autonomia più consistenti (30% nel secondo biennio), quanto piuttosto alla riconosciuta eventualità che l’offerta formativa dell’istituto possa comportare la riduzione di una qualche disciplina fino ad un terzo nell’arco dei cinque anni.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >