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SCUOLA/ Conoscenze o competenze? La sfida della riforma Gelmini

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In generale, oltre alla contrarietà ad abbandonare una tradizione, i cui effetti positivi si sopravvalutano, per una strada nuova ed incerta, gioca un certo fastidio comprensibile per un nuovo conformismo di massa e soprattutto il timore di un “abbassamento dei livelli”. Ma non mancano settori importanti della sinistra tradizionale che si ritrovano perfettamente nelle posizioni di Israel e peraltro da anni le vanno sostenendo. Si tratta per lo più dei filoni dello storicismo tipicamente italiano, molto legato alla cultura classica ed alle “umanità”. Se i rappresentanti più significativi sono stati lo storico Luciano Canfora ed il famoso a suo tempo Lucio Russo con “Segmenti e bastoncini” (allora il bersaglio era la modularità), la base siede alle cattedre soprattutto dei licei. È stata protagonista di storiche vincenti battaglie per la conservazione del liceo classico, di un liceo scientifico sua fotocopia sbiadita, con la centralità formativa dell’asse filologico. In realtà questi cultori dell’antico dimenticano che il corso di studi nato nella Repubblica Romana e conservatosi intatto fino alla fine dell’Impero Bizantino, cominciava dalla Grammatica, ma finiva nella Retorica, nella competenza del parlare (produzione linguistica). Ecco degli esempi di esercitazioni di Niceforo Basiliace, docente di retorica presso la scuola patriarcale di Costantinopoli: «Cosa disse Sansone accecato dai Gentili?» «Cosa disse la Vergine, quando Cristo trasformò l’acqua in vino alla festa di nozze?» Come si vede: esercizi di retorica a fini di competenza. Se perciò è un pericolo che la scuola delle competenze approdi alla banalizzazione, è anche vero che l’attuale scuola delle conoscenze naviga verso l’autoannullamento. Oggi abbiamo forse bisogno di voltare la barra nella direzione meno fin qui percorsa. Se i sostenitori ed i depositari delle conoscenze dessero una mano a fare capire agli studenti che servono e a che cosa servono, forse sarebbe un avanzamento per tutti.



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COMMENTI
30/12/2009 - artic. Pedrizzi 29/12/09 Conoscenze e/o competenze (CARLA VITES)

E' ancora spesso facile scivolare in una lettura e ricerca sulla scuola e sull'educazione operando con categorie dichiaratamente o surrettiziamente marxiste. Accanto ad una storiografia che pone al centro della attenzione le 'strutture sociali', le 'opzioni politiche',l'assetto giuridico-statale delle singole società, recentemente ha acquistato importanza il rilevamento degli aspetti legati alla storia delle idee. In questo senso la obsoleta ipotesi del 'conflitto di classe' si vede sempre più spesso sostituita dalla tesi dei 'conflitti d'élites'. Pur nei suoi limiti questa chiave di lettura permette di eliminare alcune eccessive semplificazioni, ponendo in primo piano le molteplici linee di separazione esistenti nella compagine sociale. Quando Pedrizzi torna ribadire la questione dell'utilità o meno dei Licei, non fa altro che riecheggiare di un Tommaseo e di una classe dirigente 'sabauda' i quali al momento di porre in essere una scuola nazionale e un'educazione di 'massa', si fondano sul pregiudizio liberal-moderato, circolante nella'Officina' torinese della prima metà del secolo XIX, fondamentalmente razional-positivistico. In quest'ottica, alle 'masse', possono essere 'umanitariamente' offerte delle 'competenze' anziché delle 'conoscenze'. La conoscenza di per sé non rappresenta 'potere' e l'uomo 'nuovo' figlio della Rivoluzione Francese si risolve tutto nella sua pretesa capacità di 'modificare', 'gestire' e 'indirizzare' il reale.

RISPOSTA:

Nell'articolo mi sono limitata a riferire sommariamente i termini del dibattito in Francia che chiaramente sottende quanto lei ricorda. Interessante il suo riferimento al nostro passato storico che sarebbe utile approfondire. Tiziana Pedrizzi

 
29/12/2009 - Scuola delle parole o dei ganci? (Elio Fragassi)

Mentre noi continuiamo ad argomentare su “termini pedagogici” dimenticando che gli studenti sono esseri umani vivi, unici, irripetibili e non incasellabili che hanno “necessità di fatti” come ganci per la vita perché “la necessità aguzza l’ingegno”, la scuola è in coma profondo e sta morendo perché da troppo tempo la si sta soffocando sotto vane ed inutili ricerche dottrinali, uccidendone l’anima, tanto che dall’indagine condotta dal CENSIN, qualche tempo fa (14-12-2009), scaturiva l’amarissima percentuale che “l’80% dei giovani si chiede che senso abbia stare a scuola”. E noi, intanto, continuiamo ad argomentare.

 
29/12/2009 - ancora teorie (ivano sonzogni)

Se noi insegnanti sapessimo trasmettere conoscenze saremmo già bravi. Ora ci verrà chiesto di insegnare per competenze e dovremo farlo dall'oggi al domani, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. Ci sarà qualcuno che insegni a noi insegnanti ad insegnare per competenze? Ci sarà qualcuno che preparerà manuali scolastici così elaborati (senza, per una volta, cambiare solo titolo e prezzo del volume)? Ci sarà la possibilità di trasferimento ad altro ruolo statale per quegli insegnati che, come me, sono stanchi di sentirsi dire come sarà bella la scuola del futuro e di cosa disse Maria a Gesù a Cana?

 
29/12/2009 - competenze (cinzia billa)

Sono d'accordo con l'analisi di contesto ed in parte con il giudizio dell'articolo. Sarebbe infatti interessante approfondire un aspetto che a mio avviso costringerebbe a rivedere la connotazione dicotomica tra competenze e conoscenze, e cioè cosa si intende con 'competenza'. Penso che questo sia un quesito tanto fondamentale quanto risolto sovente in modo intuitivo e 'povero', appiattito a 'saper fare', il che NON E' AFFATTO. Mi sarebbe davvero utile un confronto serio per approfondire questo e stanare tanti equivoci. Grazie comunque della sollecitazione.

RISPOSTA:

Anch'io ritengo che la dicotomia conoscenze-competenze sia scorretta. L'appiattimento sul "saper fare" inteso come banale operatività non rispetta il vero significato del termine competenze che si riferisce in generale alla possibilità di utilizzare le conoscenze per la costruzione del proprio Io, inteso anche nei suoi aspetti più sofisticati. L'esempio bizantino significava proprio questo. Tiziana Pedrizzi