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SCUOLA/ Conoscenze o competenze? La sfida della riforma Gelmini

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Dispiacerà a Giorgio Israel, che ha occupato a novembre un’intera pagina del Giornale per invocare la cancellazione da parte del Ministro Gelmini di tutta la normativa riguardante la certificazione delle competenze, ma sembra proprio che stia uscendo il primo modello ufficiale e ministeriale in proposito, che riguarderà la certificazione al termine dell’obbligo.

A seguire, è probabile verrà varato anche il modello per la certificazione delle competenze al termine dell’esame di terza media e conseguentemente anche quello della fine della scuola elementare.

D’altra parte, anche se il Ministro volesse, non le sarebbe facile ignorare gli orientamenti europei, ma soprattutto disattendere una norma del Ministro Moratti. La base normativa della certificazione delle competenze, così come delle valutazioni standardizzate esterne che INVALSI sta con successo conducendo, sta infatti nell’art. 3 della L.53. Un articolo a suo tempo pressoché ignorato nel fuoco delle polemiche, ma forse più importante e longevo di tanti altri.

Quella fra le competenze e le conoscenze è una delle battaglie che infuriano periodicamente nella nostra scuola e ricorda la Quérelle degli Antichi e dei Moderni del Seicento francese, scherzando si suol dire - proseguendo il vecchio ma sempre attuale giochetto - che le competenze sono di sinistra e le conoscenze di destra. Ma questo è vero fino ad un certo punto, perché in realtà, come spesso succede nella scuola, gli schieramenti sono molto più trasversali.

Innanzitutto, il pedagogista di riferimento del primo centro-destra Giuseppe Bertagna è fra i più agguerriti nemici degli apprendimenti strutturati su paradigmi principalmente o esclusivamente disciplinari. In ciò ha sicuramente giocato il fatto che tutta la nostra pedagogia è strettamente legata alla scuola elementare, che ha costitutivamente di meno il problema della trasmissione dei saperi accademici ed ha nel suo DNA il saper leggere e scrivere e fare di conto, che sono le madri di tutte le competenze. Nella nascita delle UDA (Unità di Apprendimento) e della concezione olistica ha anche giocato l’individualismo di matrice cattolica, che ha la sua base la centralità della persona su base di fede. Donde il termine “personalizzazione” che qui ha richiami religiosi, ma che in Europa è usato in senso assolutamente laico ad indicare insegnamenti tagliati sui bisogni e le vocazioni dei singoli per massimizzarne gli effetti.

 

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COMMENTI
30/12/2009 - artic. Pedrizzi 29/12/09 Conoscenze e/o competenze (CARLA VITES)

E' ancora spesso facile scivolare in una lettura e ricerca sulla scuola e sull'educazione operando con categorie dichiaratamente o surrettiziamente marxiste. Accanto ad una storiografia che pone al centro della attenzione le 'strutture sociali', le 'opzioni politiche',l'assetto giuridico-statale delle singole società, recentemente ha acquistato importanza il rilevamento degli aspetti legati alla storia delle idee. In questo senso la obsoleta ipotesi del 'conflitto di classe' si vede sempre più spesso sostituita dalla tesi dei 'conflitti d'élites'. Pur nei suoi limiti questa chiave di lettura permette di eliminare alcune eccessive semplificazioni, ponendo in primo piano le molteplici linee di separazione esistenti nella compagine sociale. Quando Pedrizzi torna ribadire la questione dell'utilità o meno dei Licei, non fa altro che riecheggiare di un Tommaseo e di una classe dirigente 'sabauda' i quali al momento di porre in essere una scuola nazionale e un'educazione di 'massa', si fondano sul pregiudizio liberal-moderato, circolante nella'Officina' torinese della prima metà del secolo XIX, fondamentalmente razional-positivistico. In quest'ottica, alle 'masse', possono essere 'umanitariamente' offerte delle 'competenze' anziché delle 'conoscenze'. La conoscenza di per sé non rappresenta 'potere' e l'uomo 'nuovo' figlio della Rivoluzione Francese si risolve tutto nella sua pretesa capacità di 'modificare', 'gestire' e 'indirizzare' il reale.

RISPOSTA:

Nell'articolo mi sono limitata a riferire sommariamente i termini del dibattito in Francia che chiaramente sottende quanto lei ricorda. Interessante il suo riferimento al nostro passato storico che sarebbe utile approfondire. Tiziana Pedrizzi

 
29/12/2009 - Scuola delle parole o dei ganci? (Elio Fragassi)

Mentre noi continuiamo ad argomentare su “termini pedagogici” dimenticando che gli studenti sono esseri umani vivi, unici, irripetibili e non incasellabili che hanno “necessità di fatti” come ganci per la vita perché “la necessità aguzza l’ingegno”, la scuola è in coma profondo e sta morendo perché da troppo tempo la si sta soffocando sotto vane ed inutili ricerche dottrinali, uccidendone l’anima, tanto che dall’indagine condotta dal CENSIN, qualche tempo fa (14-12-2009), scaturiva l’amarissima percentuale che “l’80% dei giovani si chiede che senso abbia stare a scuola”. E noi, intanto, continuiamo ad argomentare.

 
29/12/2009 - ancora teorie (ivano sonzogni)

Se noi insegnanti sapessimo trasmettere conoscenze saremmo già bravi. Ora ci verrà chiesto di insegnare per competenze e dovremo farlo dall'oggi al domani, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. Ci sarà qualcuno che insegni a noi insegnanti ad insegnare per competenze? Ci sarà qualcuno che preparerà manuali scolastici così elaborati (senza, per una volta, cambiare solo titolo e prezzo del volume)? Ci sarà la possibilità di trasferimento ad altro ruolo statale per quegli insegnati che, come me, sono stanchi di sentirsi dire come sarà bella la scuola del futuro e di cosa disse Maria a Gesù a Cana?

 
29/12/2009 - competenze (cinzia billa)

Sono d'accordo con l'analisi di contesto ed in parte con il giudizio dell'articolo. Sarebbe infatti interessante approfondire un aspetto che a mio avviso costringerebbe a rivedere la connotazione dicotomica tra competenze e conoscenze, e cioè cosa si intende con 'competenza'. Penso che questo sia un quesito tanto fondamentale quanto risolto sovente in modo intuitivo e 'povero', appiattito a 'saper fare', il che NON E' AFFATTO. Mi sarebbe davvero utile un confronto serio per approfondire questo e stanare tanti equivoci. Grazie comunque della sollecitazione.

RISPOSTA:

Anch'io ritengo che la dicotomia conoscenze-competenze sia scorretta. L'appiattimento sul "saper fare" inteso come banale operatività non rispetta il vero significato del termine competenze che si riferisce in generale alla possibilità di utilizzare le conoscenze per la costruzione del proprio Io, inteso anche nei suoi aspetti più sofisticati. L'esempio bizantino significava proprio questo. Tiziana Pedrizzi