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ISTRUZIONE/ Scuola e Università: come uscire da dieci anni di autonomia “ambigua”

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L’autonomia scolastica definita in conformità a questi principi con il Dpr 8 marzo 1999 n. 275, recante il Regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, è appunto di tipo funzionale come risulta dall’art. 1, comma 1 del medesimo testo «Le istituzioni scolastiche […] interagiscono tra loro e con gli Enti locali promuovendo il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione».

Ne deriva che l’autonomia scolastica è didattica e organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo (la sua sintesi è il Piano dell’offerta formativa, il Pof, che individua l’identità culturale e progettuale delle scuole comprendendo anche «le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari»).

Per quanto riguarda l’università, l’autonomia funzionale le è riconosciuta con il DM n.509/1999, che si concentra unicamente sull’autonomia didattica degli atenei. Leggi precedenti avevano già conferito all’università l’autonomia statutaria e finanziaria (L. n. 168/1989; L. n. 537/1993). 

Le successive modifiche al DM 509/99 apportate dal Ministro Moratti con il DM n.270/2004 concernono sempre l’autonomia didattica degli atenei. In questa ottica, le università determinano i regolamenti didattici (cioè i corsi di laurea) mentre il Ministero ha competenza sui criteri generali stabiliti centralmente.

In entrambi i casi (scuola e università), l’autonomia funzionale non è amalgamata con l’autonomia finanziaria, anzi proprio non la prevede se intesa come possibilità per gli enti autonomi di assicurarsi proprie entrate.

L’autonomia finanziaria, si sa, non è riconosciuta agli istituti scolastici e il DM n. 21/ 2007, del Ministro Fioroni (“Determinazione dei parametri e dei criteri per le assegnazioni delle risorse finanziarie alle scuole”), che pure ha potenziato le competenze del fondo d’istituto, e si muove entro i parametri del trasferimento di risorse dal centro alla periferia.

 

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COMMENTI
03/12/2009 - l'esperienza di autonomia (Paolo Facchini)

Aiuterebbe anche la possibilità per i dirigenti di non essere in ostaggio ai sindacati e ad insegnanti sindacalizzati, che mettono davanti a tutto - studenti e didattica comprese - i propri diritti. La scuola è un bene comune, la risorsa fondamentale di ogni stato (peccato che il nostro governo lo dimentichi così spesso!) e sarebbe giusto che i docenti fossero valorizzati anche economicamente, certo prima dovrebbero, i più, dimostrare di meritarselo e dimostrare di avere a cuore la propria missione. Un circolo troppo virtuoso? Cominciamo a dare al dirigente il potere di lasciare a casa gli insegnanti.

 
03/12/2009 - Il cuore del servizio scolastico (enrico maranzana)

Lo scritto parla di ambiguità e indica come superarla. Il riferimento normativo, però, non illumina il cuore della questione: la progettazione educativa/formativa/di interventi d'istruzione. L'attenzione si concentra sulla finanza e sulla distribuzione del potere. Si sarebbe dovuto riflettere sulla progettazione che si sostanzia nell'enunciazione dei traguardi in termini di capacità (i POF non lo fanno), di formulazione di ipotesi comuni a tutti gli insegnamenti (i POF non lo fanno), di coordinamento (i POF non lo prevedono), della gestione del feed-back (i POF non lo fanno). Se cosi fosse stato fatto non sarebbero state auspicate: "la nuova governance delle scuole e introduzione del consiglio di amministrazione" in quanto il TU del 94 (la cui applicazione è stata colpevolmente omessa) ha disegnato la struttura organizzativa della scuola, distribuendo tra diversi organismi le responsabilità progettuali 1.la progettazione formativa è il mandato affidato al Consiglio di Istituto; 2.la progettazione educativa è il mandato affidato al Collegio dei docenti; 3.la progettazione di interventi d’istruzione si articola in due fasi: la prima è affidata al Consiglio di classe che prefigura percorsi unitari convergenti verso traguardi comuni, espressi in termini di capacità; la seconda caratterizza il lavoro del singolo docente che predispone e gestisce “occasioni di apprendimento". In ultima analisi sembra che il riferimento concettuale sia rimasta la scuola d'inizio '900.

 
03/12/2009 - Manca l'esperienza dell'autonomia (nicola itri)

Come non condividere l'analisi di Fabrizio Foschi e come non auspicare per le nostre scuole un'autonomia reale, sia didattica che finanziaria, che provveda alla scelta dei docenti, al reperimento delle risorse, al calibramento delle materie da insegnare in aggiunta a quelle stabilite centralmente dal Ministero? Ma domandiamoci: che cosa si oppone di fatto a questa concezione reale dell'autonomia e che cosa fa sì che la stragande maggioranza degli operatori della scuola al più, come previsto dalla Bassanini,propendano per un decentramento che di fatto lascia le cose come stanno? Secondo me, quello che manca a chi vive nella scuola è un esperienza reale di autonomia, l'aver vissuto almeno una volta nella propria carriera scolastica un momento significativo che abbia fatto assaporare il gusto di un autonomia realizzata e vissuta, il sapore che la sussidiarietà sia orizzontale che verticale danno più gusto al mestiere di insegnante. Senza aver fatto questa esperienza, ed è qui la responsabilità di chi questa esperienza l'ha fatta rispetto ai propri colleghi, la maggior parte degli insegnanti tenderà sempre ad esprimere una mentalità statalista ed accentratrice.