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ISTRUZIONE/ Scuola e Università: come uscire da dieci anni di autonomia “ambigua”

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Nello stesso modo, l’autonomia finanziaria delle università (legge del ’93) ha comportato la destinazione di finanziamenti sulla base di indicatori e parametri che esplicitano i generali obiettivi strategici fissati dal centro, mentre l’autonomia didattica ha generato una proliferazione dei corsi di laurea (facilitata del sistema dei crediti e dal 3+2).

Per correggere le storture del sistema occorre rivedere il complesso dell’autonomia delle scuole e delle università alla luce del principio di sussidiarietà (non faccia lo Stato ciò che i cittadini possono fare da soli) non contemplato dall’autonomia funzionale se non in senso orizzontale (attribuzione di responsabilità pubbliche alla autorità territorialmente e funzionalmente più vicina ai cittadini).

La sussidiarietà verticale (una funzione deve essere svolta dall’ente che appare più idoneo al suo svolgimento) è la chiave per la riforma dell’autonomia e il suo pieno dispiegamento.

In ambito scolastico il binomio autonomia/sussidiarietà significa: completamento della parità scolastica, nuova governance delle scuole e introduzione del consiglio di amministrazione (o di indirizzo) che estenda le proprie competenze (escluse quelle didattiche) al reperimento di risorse, alla loro gestione oculata, all’assunzione del personale della scuola.

In ambito universitario, la figura del direttore generale e quella di un consiglio di amministrazione più snello, previsti dalla riforma Gelmini, ci sembra vadano nella direzione dell’auspicata sintesi.

Non sempre rivedere l’autonomia significa minarne i fondamenti. Anzi.



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COMMENTI
03/12/2009 - l'esperienza di autonomia (Paolo Facchini)

Aiuterebbe anche la possibilità per i dirigenti di non essere in ostaggio ai sindacati e ad insegnanti sindacalizzati, che mettono davanti a tutto - studenti e didattica comprese - i propri diritti. La scuola è un bene comune, la risorsa fondamentale di ogni stato (peccato che il nostro governo lo dimentichi così spesso!) e sarebbe giusto che i docenti fossero valorizzati anche economicamente, certo prima dovrebbero, i più, dimostrare di meritarselo e dimostrare di avere a cuore la propria missione. Un circolo troppo virtuoso? Cominciamo a dare al dirigente il potere di lasciare a casa gli insegnanti.

 
03/12/2009 - Il cuore del servizio scolastico (enrico maranzana)

Lo scritto parla di ambiguità e indica come superarla. Il riferimento normativo, però, non illumina il cuore della questione: la progettazione educativa/formativa/di interventi d'istruzione. L'attenzione si concentra sulla finanza e sulla distribuzione del potere. Si sarebbe dovuto riflettere sulla progettazione che si sostanzia nell'enunciazione dei traguardi in termini di capacità (i POF non lo fanno), di formulazione di ipotesi comuni a tutti gli insegnamenti (i POF non lo fanno), di coordinamento (i POF non lo prevedono), della gestione del feed-back (i POF non lo fanno). Se cosi fosse stato fatto non sarebbero state auspicate: "la nuova governance delle scuole e introduzione del consiglio di amministrazione" in quanto il TU del 94 (la cui applicazione è stata colpevolmente omessa) ha disegnato la struttura organizzativa della scuola, distribuendo tra diversi organismi le responsabilità progettuali 1.la progettazione formativa è il mandato affidato al Consiglio di Istituto; 2.la progettazione educativa è il mandato affidato al Collegio dei docenti; 3.la progettazione di interventi d’istruzione si articola in due fasi: la prima è affidata al Consiglio di classe che prefigura percorsi unitari convergenti verso traguardi comuni, espressi in termini di capacità; la seconda caratterizza il lavoro del singolo docente che predispone e gestisce “occasioni di apprendimento". In ultima analisi sembra che il riferimento concettuale sia rimasta la scuola d'inizio '900.

 
03/12/2009 - Manca l'esperienza dell'autonomia (nicola itri)

Come non condividere l'analisi di Fabrizio Foschi e come non auspicare per le nostre scuole un'autonomia reale, sia didattica che finanziaria, che provveda alla scelta dei docenti, al reperimento delle risorse, al calibramento delle materie da insegnare in aggiunta a quelle stabilite centralmente dal Ministero? Ma domandiamoci: che cosa si oppone di fatto a questa concezione reale dell'autonomia e che cosa fa sì che la stragande maggioranza degli operatori della scuola al più, come previsto dalla Bassanini,propendano per un decentramento che di fatto lascia le cose come stanno? Secondo me, quello che manca a chi vive nella scuola è un esperienza reale di autonomia, l'aver vissuto almeno una volta nella propria carriera scolastica un momento significativo che abbia fatto assaporare il gusto di un autonomia realizzata e vissuta, il sapore che la sussidiarietà sia orizzontale che verticale danno più gusto al mestiere di insegnante. Senza aver fatto questa esperienza, ed è qui la responsabilità di chi questa esperienza l'ha fatta rispetto ai propri colleghi, la maggior parte degli insegnanti tenderà sempre ad esprimere una mentalità statalista ed accentratrice.