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SCUOLA/ Caro Ministro, tanti auguri e una valutazione di fine anno anche per lei

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Il web è ricco di sorprese, soprattutto per noi poveri digital immigrants, che navigando alla ventura ci imbattiamo talvolta in interessanti scoperte. Ad esempio, esiste un sito (www.buonipropositi.com) che suggerisce di inviare i buoni propositi per il nuovo anno, impegnandosi a ricordarli a chi fa poi finta di niente. Non so se il ministro Gelmini abbia fatto dei buoni propositi per il 2010, oltre a quelli lodevoli ma personali di sposarsi, diventare mamma e non perdere un sol giorno di lavoro, tutte intenzioni per cui le facciamo i migliori auguri. Proverò allora io a riguardare alcuni buoni propositi che avevo formulato lo scorso anno su queste pagine, invitando il ministro a concentrarsi su alcune cose importanti e a fissare dei traguardi precisi, piuttosto che su di un palingenetico rinnovamento dell’intero sistema (ebbene sì, ho fatto il classico nel Pleistocene e uso senza arrossire la parola “palingenetico”): invito che mi pare sia stato disatteso, in quanto il quadro complessivo si è confermato, ma gli aspetti operativi sono rimasti sottovalutati.

Al primo punto era, e resta, il tema dei docenti: si sono fatti alcuni passi avanti con la normativa, ma continua a mancare una chiara definizione del processo che introdurrà procedure adeguate di formazione, di selezione, di reclutamento, di formazione in servizio, di valutazione e di carriera. I tentativi di dare maggior spazio alle scuole autonome, o alle reti di scuole, mi sembrano andati a vuoto, e le rappresentanze sindacali si sono concentrate sui posti di lavoro e non sembrano disposte a collaborare con il Ministero o con le Regioni per costruire un rinnovamento reale. In più, sono comparsi nuovi elementi di disagio: gli insegnanti, anche i più impegnati e capaci, chiedono maggiore chiarezza sui compiti che sono loro attribuiti nella nuova struttura dei cicli, e vorrebbero capire su quali risorse possono contare: ho la sensazione che si stiano diffondendo forme subdole di burn out, di scoraggiamento e disinteresse. Non mi preoccuperei tanto dei pochi che gridano e rivendicano, quanto dei molti che lavorano in un silenzio sempre più sfiduciato. Le università, per parte loro, alle prese con i molti problemi della loro riforma, sembrano poco interessate a definire le modalità di formazione dei nuovi docenti, e questo, unito alle perplessità sui compiti, alle incertezze di una carriera che resta un pio desiderio e alla remunerazione che resta ancorata a livelli modesti e poco collegata al merito, rendono ben difficile il reclutamento di insegnanti di valore.

 

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COMMENTI
31/12/2009 - Qualche omissione e una proposta (Vincenzo Pascuzzi)

L'articolo di Luisa Ribolzi omette alcuni fatti rilevanti che mi permetto di indicare sinteticamente. 1) Nessun cenno al gravissimo problema dei precari: oltre 100.000 supplenti assunti a settembre e licenziati a giugno o ad agosto. Potrà mai migliorare una scuola che ignora questo problema, anzi lo aggrava? 2) Non si parla di dispersione scolastica. C'è chi la stima vicina alle 200.000 unità all'anno. E' una cifra spaventosa, è una perdita economica rilevantissima che nessuno contabilizza. 3) Tutti riconoscono (a parole) che le retribuzioni dei docenti sono assolutamente inadeguate. Ma a parte le chiacchere, niente. Già si parla di aumenti contrattuali di 20 (venti) euro mansili lordi!! 4) L'autonomia scolastica, già asfittica, risulterà strozzata dalla stretta sui bilanci delle scuola già anticipata dal Miur (http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85021&sez=HOME_SCUOLA&ssez=SCUOLA#). Non ci sono e non ci saranno soldi per i supplenti né per i corsi di recupero. 6)Vengo alla mia proposta. Visto che il Miur ha proceduto d'autorità e praticamente in solitudine nella c.d. riforma delle superiori. Perciò docenti e scuole non hanno possibilità di dire la loro, propongo di lasciare ai Collegi docenti la facoltà di adottare o meno la nuova normativa. Sarebbe un fatto sicuramente democratico, di efficienza e partecipazione.