BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

APPELLO/ Berlinguer (Pd): cara Gelmini, su scuola e università facciamo insieme

Pubblicazione:

bgR375_03dic09.jpg

 

Tali storture nascono dal fatto che si concepisce l’autonomia da parte di alcuni, e così è oggi nella normativa che è venuta crescendo, come il regno di coloro che sono dentro l’università, e i suoi organi come puramente rappresentativi dei diversi corpi accademici. L’università è sì dei docenti, ma è anche degli studenti, è anche della società. In questa direzione non posso che approvare la distinzione fra Senato accademico e Consiglio di Amministrazione prevista dalla riforma Gelmini. Posso aggiungere che tale iniziativa c’era nelle azioni intraprese dal centrosinistra di ieri, era anche nelle mie personali intenzioni e quindi non è appannaggio di una sola forza politica. Portarla a compimento sarà un’impresa durissima. Per questo occorre una collaborazione fra i diversi schieramenti politici. È difficile che ci riesca una sola forza politica.

 

Ci sono punti sui quali la sua visione differisce particolarmente da quella attuale del ministro Gelmini?

 

Intendiamoci, non sto dicendo che maggioranza e opposizione dovrebbero convergere su tutto il problema dell’istruzione in Italia. Dico solo che per cambiare gli organi di governo nelle università ci vuole un potere politico normativo forte perché si tratta di misure impopolari che troveranno molti dissenzienti i quali scateneranno una battaglia durissima, andranno sui giornali, diranno che si vuole cancellare l’autonomia in toto e non i suoi difetti. Sia poi chiaro che la convergenza invocata richiede soprattutto uno sforzo del governo non dell’opposizione. Il governo deve essere aperto ad una discussione preliminare con l’opposizione su questo argomento e sollecitare l’apporto dell’opposizione.

 

E per quel che riguarda la valutazione?

 

Se cercavamo un difetto l’abbiamo trovato. Penso che un limite della riforma Gelmini sia quello di delegare la moralizzazione dell’Università a una serie di strumenti centralistici ed ispettivi che rincorrono le varie magagne del sistema. Credo che sia una pia illusione. Bisogna affidarsi alla fisiologia della realtà universitaria ovvero al suo mercato interno, alla competizione fra atenei, soprattutto pubblici. In questo discorso subentra la valutazione che dovrebbe attenersi soprattutto al fatto che l’autonomia venga osservata continuamente per quanto riguarda i risultati ottenuti.  La valutazione deve essere sia interna sia esterna. Io iniziai a costituire organi esterni come l’Anvur. Ora la Gelmini lo rilancia e trovo che questo sia un processo positivo. E a quelli del centrosinistra che se ne lamentano dico: si tratta di uno strumento che avevamo concepito noi. È controproducente andare contro solo perché riproposto dal centrodestra.

 

Rimane la questione dei finanziamenti

 

Vorrei approfittarne per lanciare un altro appello. Oggi sui finanziamenti c’è una cifra che costituisce il simbolo del nostro fallimento. In Italia, meno dell’1 per cento del Pil viene speso per la ricerca. La giustificazione è la crisi. I tedeschi si trovano forse meno in crisi di noi? Non direi. Eppure Angela Merkel ha tagliato ovunque aumentando però la spesa per la ricerca. Sarkozy lo ha già fatto col credito di imposta. Gli Stati Uniti stanno puntando tutto sulla ricerca. Noi oggi siamo dietro alla Tunisia. Questa sì che è una cosa che mi fa arrossire. È vero che ci sono sprechi, ma sono una piccola cosa. Si puniscano gli sprechi ma non si taglino i fondi laddove servono. Fino a pochi anni fa l’Italia ricopriva posizioni importanti nella ricerca internazionale. Mi auguro che presto torni ai livelli di un tempo.

 

Passiamo a un altro capitolo della nostra istruzione, i nuovi licei. Molti lamentano una diminuzione dell’orario alla quale non corrisponde una diminuzione degli apprendimenti, in particolar modo il core curriculum rimane sostanzialmente generico e poco variato, lei è d’accordo?

 

CONTINUA A LEGGERE L'INTERVISTA, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
04/12/2009 - facciamo insieme? (LUISA TAVECCHIA)

condivido il commento precedente. aggiungo, da anni, anzi lustri si è barattato il problema scuola/educazione con altro.... fin dalla vecchia DC. Bisogna entrare nel merito e poi controllare (soprattuto i Dirigenti scolastici). grazie luisa

 
04/12/2009 - Disservizio scolastico: l'origine del problema (enrico maranzana)

"Tutti i governi succedutisi hanno realizzato troppe riforme di struttura" in quanto non ne hanno mai controllato l'efficacia: se avessero onorato il mandato loro affidato non si sarebbero fermati alla sola fase iniziale, quella dell'enunciazione, dell'ideazione, del disegno, ma avrebbero seguito l'evoluzione delle innovazioni, ne avrebbero osservato/misurato/valutato gli esiti, ne avrebbero monitorato la corretta applicazione. Non si tratta di un fatto casuale: tutti i nostri governanti, quando eletti, operano come se la scuola fosse un campo immacolato, come se fossero esploratori in un mondo sconosciuto e, in ultima analisi, disprezzando gli sforzi compiuti da quanti li hanno preceduti; trattandoli come incompetenti o come persone insensibili al bene della giovani generazioni, esprimendo la loro presunzione d'essere portatori del vero. Si prenda ad esempio l'autonomia delle scuole, introdotta nel 1974, riconfermata nel 94 e nel 1999: se i governanti avessero confrontato i POF con le prescrizioni della legge in materia di progettazione formativa/educativa/di insegnamento avrebbero iniziato a comprendere la natura del disservizio che affligge la nostra scuola.