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APPELLO/ Berlinguer (Pd): cara Gelmini, su scuola e università facciamo insieme

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In effetti per il secondo ciclo non sono uscite ancora indicazioni curriculari chiare. Tutto questo movimento rappresenta, è vero, qualche dinamicità ma anche qualche malessere. Si è partiti con il piede sbagliato. Si è guardato in primo luogo al bisogno di effettuare tagli e solamente in un secondo momento si è pensato a reinserire qualche riordino all’interno della scuola. Il problema della riduzione dei finanziamenti inoltre non solo è visto come riduzione di risorse ma è considerato anche come la sottovalutazione del valore della scuola e di chi ci opera. In questo il Governo ha sbagliato totalmente a comunicare il messaggio della propria riforma che qualche elemento positivo lo contiene.

 

Al di là del problema finanziario in cosa vede consistere il maggior problema dell’istruzione secondaria oggi?

 

Direi che fino ad ora, noi tutti, tutti i governi succedutisi, abbiamo realizzato troppe riforme di struttura e poche di contenuto. Il bisogno delle scuole consiste principalmente in una revisione curriculare profonda perché i saperi, e il modo soprattutto con cui vengono trasmessi, sono invecchiati. Oggi la cultura moderna e l’incedere del progresso scientifico fa sì che il 70% degli apprendimenti dei ragazzi avvenga di fatto lontano dalla scuola. Questo significa che la scuola non risponde più alle esigenze culturali attuali.

 

La riforma Gelmini sembra incidere poco o nulla sull’attuale situazione degli istituti paritari, da lei peraltro introdotti a pieno titolo nel sistema scolastico nazionale. È d’accordo con chi si lamenta di una mancata attenzione da parte dello Stato verso le scuole paritarie?

 

Sono del parere che il sistema scolastico debba essere unitario e che la funzione educativa è pubblica, chiunque la eserciti, anche le scuole paritarie. Ma i governi e gli apparati ministeriali non hanno attuato per nulla quella che è stata la mia azione in tal senso. Né i governi di centrodestra, che forse non hanno la cultura per attuarla fino in fondo, né quelli di centrosinistra, dove prevale la tesi che ciò che è privato è cattolico e quindi non va bene a prescindere. La priorità della natura pubblica dell’insegnamento e anche il bisogno costituzionale che lo stato assicuri scuole pubbliche non si mette in discussione, ma è anche necessario che il processo di rinnovamento di cui parlavo prima comprenda il complesso della scuola sia pubblica sia privata. La Costituzione offre delle soluzioni in questa direzione, ma non nel modo in cui è stata interpretata fino ad adesso.



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COMMENTI
04/12/2009 - facciamo insieme? (LUISA TAVECCHIA)

condivido il commento precedente. aggiungo, da anni, anzi lustri si è barattato il problema scuola/educazione con altro.... fin dalla vecchia DC. Bisogna entrare nel merito e poi controllare (soprattuto i Dirigenti scolastici). grazie luisa

 
04/12/2009 - Disservizio scolastico: l'origine del problema (enrico maranzana)

"Tutti i governi succedutisi hanno realizzato troppe riforme di struttura" in quanto non ne hanno mai controllato l'efficacia: se avessero onorato il mandato loro affidato non si sarebbero fermati alla sola fase iniziale, quella dell'enunciazione, dell'ideazione, del disegno, ma avrebbero seguito l'evoluzione delle innovazioni, ne avrebbero osservato/misurato/valutato gli esiti, ne avrebbero monitorato la corretta applicazione. Non si tratta di un fatto casuale: tutti i nostri governanti, quando eletti, operano come se la scuola fosse un campo immacolato, come se fossero esploratori in un mondo sconosciuto e, in ultima analisi, disprezzando gli sforzi compiuti da quanti li hanno preceduti; trattandoli come incompetenti o come persone insensibili al bene della giovani generazioni, esprimendo la loro presunzione d'essere portatori del vero. Si prenda ad esempio l'autonomia delle scuole, introdotta nel 1974, riconfermata nel 94 e nel 1999: se i governanti avessero confrontato i POF con le prescrizioni della legge in materia di progettazione formativa/educativa/di insegnamento avrebbero iniziato a comprendere la natura del disservizio che affligge la nostra scuola.