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APPELLO/ Berlinguer (Pd): cara Gelmini, su scuola e università facciamo insieme

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L’appello lanciato dall’onorevole Luigi Berlinguer sulla collaborazione fra maggioranza e opposizione in tema di istruzione riguarda numerosi aspetti. Dalla governance delle università alla riforma dei licei. L’importante è, per l’eurodeputato, evitare un muro contro muro ideologico che comprometta le iniziative virtuose a favore dello sviluppo della ricerca e dell’innovazione del Paese.

 

Onorevole Berlinguer, lei ha lanciato un appello affinché sull’istruzione nazionale maggioranza e opposizione instaurino una virtuosa collaborazione. Qual è la sua posizione in merito alla riforma Gelmini della scuola e dell’università? In forza di quali elementi ha formulato questo suo richiamo?

 

Per rispondere a questa domanda devo prima fare riferimento a quelli che sono i maggiori problemi che affliggono l’istruzione italiana, in particolar modo l’università. In questo momento infatti l’università e la ricerca stanno soffrendo per via di una trasformazione che è profonda e che non tutti vivono positivamente. Le questioni principali sono tre: prima di tutto i finanziamenti, ma li lascio per ultimi nel mio discorso, poi due aspetti strutturali: come sono governate le università e la valutazione dei risultati. Diciamo che nel disegno di riforma della Gelmini ho trovato elementi importanti di cambiamento e miglioramento di questi tre nodi principali, elementi ai quali sarebbe controproducente opporsi per ragioni politiche o ideologiche. Io sono convinto che un governo ragionevole e un’opposizione ragionevole su questi temi sarebbero d’accordo.

 

Vogliamo cominciare parlando dell’autonomia dell’Università?

 

Appunto, il primo tema. Sono convinto che l’università senza autonomia non possa vivere, su questo non ci piove. Ma occorre che gli spazi concessi sulle decisioni di governance delle università siano dotati di criteri responsabilizzanti. L’autonomia diventa infatti, non per tutti ma per alcuni, occasione per approfittare della propria posizione. Di fenomeni negativi in tal senso se ne sono visti: nella spesa, nei concorsi, nella moltiplicazione delle cattedre, nei corsi decentrati o altro.

 

Da dove nascono simili atteggiamenti?

 

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COMMENTI
04/12/2009 - facciamo insieme? (LUISA TAVECCHIA)

condivido il commento precedente. aggiungo, da anni, anzi lustri si è barattato il problema scuola/educazione con altro.... fin dalla vecchia DC. Bisogna entrare nel merito e poi controllare (soprattuto i Dirigenti scolastici). grazie luisa

 
04/12/2009 - Disservizio scolastico: l'origine del problema (enrico maranzana)

"Tutti i governi succedutisi hanno realizzato troppe riforme di struttura" in quanto non ne hanno mai controllato l'efficacia: se avessero onorato il mandato loro affidato non si sarebbero fermati alla sola fase iniziale, quella dell'enunciazione, dell'ideazione, del disegno, ma avrebbero seguito l'evoluzione delle innovazioni, ne avrebbero osservato/misurato/valutato gli esiti, ne avrebbero monitorato la corretta applicazione. Non si tratta di un fatto casuale: tutti i nostri governanti, quando eletti, operano come se la scuola fosse un campo immacolato, come se fossero esploratori in un mondo sconosciuto e, in ultima analisi, disprezzando gli sforzi compiuti da quanti li hanno preceduti; trattandoli come incompetenti o come persone insensibili al bene della giovani generazioni, esprimendo la loro presunzione d'essere portatori del vero. Si prenda ad esempio l'autonomia delle scuole, introdotta nel 1974, riconfermata nel 94 e nel 1999: se i governanti avessero confrontato i POF con le prescrizioni della legge in materia di progettazione formativa/educativa/di insegnamento avrebbero iniziato a comprendere la natura del disservizio che affligge la nostra scuola.