SCUOLA/ Ecco perché valutare gli alunni fa bene ai docenti
sabato 5 dicembre 2009
Tra le varie attività proposte dall’Invalsi alle scuole primarie per la misurazione degli apprendimenti nelle classi seconde e quinte, alcune scuole statali e paritarie hanno aderito con le classi quarte anche al Progetto Invalsi di analisi sincronica dei livelli delle competenze di base nel Servizio Nazionale di Valutazione (SNV), con il quale ci si propone di costruire una scala unica di misurazione degli apprendimenti per rendere confrontabili i risultati ottenuti dagli studenti in diverse edizioni delle rilevazioni del Servizio Nazionale di Valutazione.
La prova è stata svolta a fine anno scolastico 2008/2009 e riguardava la matematica; ha verificato le conoscenze e le abilità nei sottoambiti disciplinari di numeri, spazio e figure, relazioni e funzioni, misure e dati e previsioni.
Questa adesione è nata dalla consapevolezza da parte dei Dirigenti che solo con la misurazione degli apprendimenti si può fornire alle singole scuole uno strumento di diagnosi al fine di ottimizzare il proprio lavoro.
Questo progetto permette di fare un passo avanti significativo riguardo alla comprensione delle misure di apprendimento.
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Importante però che in tutti i percorsi che vengono proposti alle scuole sulla valutazione ci sia la possibilità di una ricaduta dei risultati ottenuti in modo che i docenti si possano mettere in discussione in merito alla loro metodologia, ed eventualmente modificare le strategie di apprendimento per superare le criticità.
Solo così i docenti ed dirigenti possono essere accompagnati in questo cammino ed avere una possibilità reale per migliorare la qualità dell’offerta formativa dei loro Istituti e sviluppare una vera cultura della valutazione.
Come tutti sappiamo la cultura della valutazione è ancora minoritaria, le resistenze sono molto forti, la confusione tra fini e procedure della valutazione e quelle dell’autovalutazione è piuttosto diffusa. Lavorare con i docenti affinché questo momento della valutazione possa diventare significativo per la loro professione è importante.
Un dirigente ha una leadership educativa e culturale e si pone come guida professionale nei confronti degli insegnanti, per crescere essi stessi come leader educativi, al fine di svolgere insieme un’attività di collaborazione e di costruzione di senso e consenso intorno alla mission della scuola.
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Condivido totalmente. Misurarsi e misurare equivale a ripercorrere la propria storia sulle tracce di sè. Meglio se con lucidità ed equilibrio mentale...ANNA DI GENNARO
"Un dirigente ha una leadership educativa e culturale e si pone come guida professionale nei confronti degli insegnanti" è un'asserzione senza validità generale, anzi! La scuola italiana, così come definita dalla legge, ha il compito di progettare le attività formative/educative/di insegnamento per il conseguimento del pieno sviluppo delle capacità degli studenti. Compito complesso che richiede unicità di intenti, coordinamento, misurazione degli esiti/loro confronto con gli obiettivi programmati/capitalizzazione delle informazioni contenute negli scostamenti. Quanti sono i dirigenti scolastici che hanno orientato il lavoro degli organismi scolastici e hanno vincolato la loro azione al mandato che ne deve caratterizzare l’attività? I Pof indicano inequivocabilmente che le norme sono sistematicamente disattese. Dai piani appare, inoltre, che la gestione scolastica non poggia sulla razionalità e sulla dottrina amministrativa. Un esempio è sufficiente: il ricorso alla valutazione esterna e l’assenza di ogni valutazione interna indica, inequivocabilmente, che la funzione di governo dei processi di apprendimento non è esercitata.