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L’ESEMPIO/ Ecco come Dante può raccontarci tutta un’altra scuola

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Ci raccontano che la scuola è a pezzi; leggiamo che la crisi dell’istruzione e dell’educazione sono irrimediabili; dalla Francia ci giungono agghiaccianti statistiche sul numero di insegnanti aggrediti in un anno dai loro studenti (13.000!!!), su studenti che entrano a scuola con il giubbotto anticoltello e noi con sgomento ci chiediamo fra quanto tempo (poco) sarà così anche da noi. Intanto i malcapitati ministri che si alternano al governo tentano di tappare i buchi di una nave allo sfascio, con rimedi più o meno adeguati, spesso del tutto insufficienti non per propria inadeguatezza, ma per l’immane rovina cui dovrebbero mettere mano.

E noi scopriamo ancora una volta, grazie a tutto questo disastro, che la scuola ultimamente non dipende da tutto ciò; che può accadere la meraviglia dell’insegnamento, di un rapporto tra docenti e studenti che sia vero apprendimento, che sia vera scuola. Sono I Colloqui Fiorentini a dircelo. E’ Dante ai Colloqui Fiorentini, che ci racconta un’altra storia.

Egli non si fermò ad analizzare la sua “selva oscura” per tentare di risolverla, perché sapeva bene che tre fiere insuperabili vi si aggiravano, ma colse nella selva un inaspettato, grazioso imprevisto, una possibile via di salvezza: era Virgilio.

Così noi, dell’associazione Diesse, come tutti i nostri colleghi siamo immersi nella selva oscura della scuola e della vita, ma non ci affatichiamo nel tentativo di creare il sistema perfetto che ne risolva i guai: noi partiamo da una certezza: insegnare è sempre possibile, in qualsiasi situazione, in qualsiasi crisi, perché insegnare significa incontrare gli studenti comunicando un’esperienza culturale viva, che alimenta innanzitutto le nostre giornate, che sostiene il nostro quotidiano vivere. E questo è possibile farlo nelle scuole ipertecnologiche di un futuro sempre troppo lontano a venire, come in quelle specie di scantinati che spesso sembrano i nostri istituti. Perché ovunque accade l’incontro libero di docenti e studenti vivi, accade scuola.

 

Questa storia ci raccontano I Colloqui Fiorentini, un convegno della durata di tre giorni, con il quale da otto anni, l’associazione Diesse – Didattica e Innovazione Scolastica – con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, della Provincia e del Comune di Firenze convoca docenti e studenti delle scuole medie superiori italiane per un appuntamento, a cui in tanti ormai non sanno rinunciare.

Ogni anno infatti una media di mille partecipanti ha affrontano un grande autore della letteratura italiana: Montale, Ungaretti, Pirandello, Pascoli, Svevo, Pavese, Calvino.

Quest’anno l’ottava edizione dal titolo Dante. “Allor si mosse…” si svolgerà dal 26 al 28 febbraio 2009 in Firenze con sede nel Palazzo dei Congressi.

Si sono iscritti 1.500 docenti e studenti  provenienti da 120 scuole di tutte le regioni di Italia, che si incontrano con il desiderio di paragonarsi con Dante, la sua opera e la sua vita. Una tre giorni in cui si alternano relazioni di docenti universitari a seminari, nei quali gli studenti possono presentare le tesine di ricerca che hanno dovuto elaborare per partecipare al Convegno e discutere, dibattere, confrontare i propri lavori, le proprie scoperte, le proprie ricerche.

E poi momenti di aggiornamento per docenti, esposizione delle opere d’arte realizzate dai ragazzi inerenti alla tematica del Convegno, letture e commento dei canti di Dante, visite guidate alla città sulle orme del poeta fiorentino.

Gli iscritti potranno partecipare a cinque concorsi con premi in denaro: per la miglior tesina di ricerca del triennio; la miglior tesina di ricerca del biennio; la miglior produzione artistica; la miglior produzione narrativa; il miglior progetto didattico (regolamenti e programma sul sito www.diessefirenze.org).

Il tema di quest’anno “Allor si mosse…” è un invito per gli studenti ad intraprendere assieme ai loro docenti l’arduo viaggio della conoscenza di sé e della realtà. Dante ci ha detto che è possibile, ci indica il cammino, senza altra preoccupazione se non di fare il viaggio con lui, di vedere, udire e toccare quel che vedeva, sentiva e toccava lui, fino a constatare che doveva essere proprio questo il suo intento: portarci con sé.”

Tre giorni di scuola, dunque, di scuola vera, di scuola viva, di una scuola che troppo spesso ci siamo dimenticati o non abbiamo mai sperimentato. Non a caso il Convegno è stato inserito dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca nell’Elenco delle Esperienze di promozione delle Eccellenze.

 



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