BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La “Bozza Israel” sarà modificata: il vero confronto è ora

Pubblicazione:

scuola_aulalezioneIIR375_13set08.jpg

 

La bozza di Regolamento sul nuovo percorso di formazione dei docenti, approntata dal Gruppo di lavoro presieduto da Giorgio Israel e portata a conoscenza l’altro ieri, 24 febbraio, del Forum delle Associazioni professionali dei docenti e dei dirigenti scolastici, è stata presentata non come un documento blindato, ma suscettibile delle correzioni che risulteranno dal confronto con i soggetti cui spetta il compito di vagliare la preparazione e l’attitudine dei futuri insegnanti: università e scuola, anzitutto.

È certamente positiva l’apertura di una fase di valutazione riguardante la portata delle decisioni che si stanno per prendere in un campo così importante come quello dello spessore culturale e professionale di una figura, l’insegnante, cui è affidata la responsabilità di educare e formare bambini e adolescenti che si presentano con domande ed esigenze che devono essere capite, accolte, aiutate ad approfondirsi.  

Probabilmente questa fase doveva tenersi prima che la “Commissione Israel” iniziasse i suoi lavori: si sarebbero raccolte utili preoccupazioni e suggerimenti che derivano direttamente da esperienze in atto “sul campo”.

Ora, un certo tipo di distanza rispetto a ciò che nella scuola accade trapela dalla bozza e su questo nodo crediamo sia opportuno appuntare l’attenzione, non tanto per rivendicare in senso corporativo qualche briciola di organizzazione o di spazio in più, quanto per affermare che nella scuola italiana, ai suoi vari livelli, già si pongono, in determinati casi, le condizioni (esperienze, persone, rapporti, reti) perché nel percorso formativo del docente essa sia implicata maggiormente.

Non siamo certo noi a negare i difetti di una imperfetta autonomia scolastica che ha purtroppo portato, talvolta, dirigenti e docenti a nascondersi dietro il dito del “se non me lo chiede il programma o il ministro non lo faccio”. Di fatto però esiste anche una scuola di qualità (tale perché docenti e dirigenti, magari a fronte di tante energie spese del tutto gratuitamente, si sono mossi a partire da una concezione diversa di sé e del proprio ruolo) che in alcuni territori e contesti è già punto di riferimento.

A questa scuola che ha imparato a fare i conti con sé stessa, a questi spazi di educazione che si sono aperti in alcune scuole, dovrebbe guardare con una attenzione particolare chi si accinge alla mansione di delineare il nuovo iter formativo dei professori.

Immaginiamo una possibile risposta alla questione: nella bozza Israel già si prevede l’effettuazione di un anno di tirocinio, dopo la laurea magistrale, gestito in “comproprietà” tra scuola e università. Lo proverebbe l’affiancamento al tirocinante del docente “tutor” di scuola.

Le cose però non stanno così. La tabella 14, annessa alla bozza, attribuisce al tirocinio formativo attivo (TFA), organizzato e gestito dalle università, il seguente valore in termini di CFU (crediti formativi universitari): 18 per gli insegnamenti pedagogici da svolgersi presso le università; 21 per le didattiche laboratoriali da svolgersi presso le università; 12 di tirocinio attivo presso le scuole; 9 per la tesi finale di tirocinio.

La scuola “vale” 12 crediti su 60: un po’ poco; tanto più che, trattandosi di un tirocinio “attivo”, dovrebbe svolgersi prevalentemente “in situazione”, dentro le scuole appunto.

Siamo convinti che si possa modificare questo impianto, per esempio trasferendo nella scuola (con relativo incremento della quota dei crediti che le competono) i laboratori didattici, che non dovrebbero essere per i tirocinanti dei pensatoi ma luoghi di giudizio su esperienze in atto. Si avrebbero in tal senso due tipologie di tirocinio: il tirocinio inteso come “laboratorio didattico” in situazione; il tirocinio svolto in classe con affidamento al tirocinante di una qualche responsabilità effettiva nella gestione/cogestione della classe.

Siamo anche certi, tanto per riaffermare il concetto che la scuola deve essere considerata per quello che effettivamente vale, che il meccanismo della scelta delle scuole in cui si effettua il tirocinio dovrebbe/potrebbe essere motivata da un qualche tipo di valutazione esterna effettuata con il contributo dell’Invalsi.

Insomma, oltre le immediate contingenze, è giunto il momento di predisporre un sistema che guarda al futuro, cioè ad una scuola che, insieme all’università, contribuisce a sviluppare eccellenze perché rischia fino in fondo il proprio profilo, nell’esercizio dell’autonomia come nella partecipazione ad una comparazione tra diversi standard dell’offerta formativa.

 

 



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
27/02/2009 - A proposito della scelta delle scuole di tirocinio (alberto cucchi)

L'ipotesi più funzionale nella scelta delle scuole ove gli insegnanti entreranno per effettuare il tirocinio attivo potrebbe avvalersi delle conoscenze tratte dalle scuole già operative con le SSIS ed i loro materiali prodotti in questo decennio. Dove il lavoro di osservazione è stato effettuato tenendo presente il quadro di presentazione dei singoli Istituti,tratto dalle reelazioni dei singoli tirocinanti. Uno strumento questo particolarmente efficace per costituire un primo "osservatorio" dell'offerta formativa nell'ambito territoriale che potrebbe offrire un apporto allo stesso sistema di valutazione e autovalutazione delle scuole.

 
27/02/2009 - Dissentire è legittimo, rispettando fatti e verità (Giorgio Israel)

(segue) Leggo inoltre che "il vero confronto è ora". Ma se il prof. Foschi non sa che nel corso dei lavori abbiamo consultato moltissime persone rappresentative, sa certamente che io ebbi un approfondito colloquio proprio con lui mesi fa. Dire quindi che la fase di raccolta delle proposte doveva tenersi «prima che la "commissione Israel iniziasse i suoi lavori» rivela una curiosa concezione. In altri termini, non si doveva neppure iniziare a pensare se non dopo aver sentito tutti - come se la commissione fosse composta da sprovveduti che non avevano mai sentito parlare di scuola e mai parlato con chi lavora nella scuola. In definitiva, la commissione doveva ridursi al compito di scribacchini delle indicazioni preventivamente fornite. Visto che non è stato fatto "prima", e neppure conta quel che è stato fatto "durante" (persino col prof. Foschi), la "vera" fase inizia ora. Si getta al cestino la bozza e si fa come dicono il prof. Foschi e i veri soggetti «cui spetta il compito di vagliare ecc.» anche se non sanno contare i crediti. Coloro che hanno ha operato finora sono soggetti fasulli. È un modo di ragionare emblematico di una concezione della democrazia di stampo sessantottino che spiega perché questo paese va a rotoli.

 
27/02/2009 - Dissentire è legittimo, rispettando fatti e verità (Giorgio Israel)

È con estrema riluttanza che intervengo. Difatti, ritengo un dovere, in primo luogo di rispetto verso il ministro che ci ha nominato, non entrare in polemiche pubbliche personali. Tuttavia, la riluttanza viene vinta quando vengono superati i giusti limiti. Interverrò per una sola volta e non risponderò in alcun caso. Dissentire è ovviamente legittimo, ma il dissenso deve basarsi sui fatti e sulla verità. Dice il prof. Foschi che nel nostro progetto «la scuola vale 12 crediti su 60». A parte il fatto che i 9 crediti per la relazione di tirocinio appartengono alla scuola in quanto gestiti da un docente tutor, il valore orario di un credito muta in funzione dell'attività. Di norma un CFU vale 6-8 ore per gli insegnamenti e 25 ore per il tirocinio. Pertanto l'attività di tirocinio formativo in classe corrisponde a 300 ore, praticamente più di un quadrimestre di insegnamento. Pertanto la proporzione assegnata alla scuola vale molto di più del quinto di cui parla il prof. Foschi. Vedo che alcuni lettori hanno inveito contro di noi sulla base della sua errata affermazione, e ciò dimostra quanto sia poco responsabile propalare notizie false. Mi permetto di dire che delle due l'una. O il prof. Foschi lo sapeva, e ciò sarebbe straordinariamente grave. Oppure - ne sono certo - non lo sapeva, e allora è bene che abbandoni per un periodo il suo ruolo di dirigente di associazione professionale per aggiornarsi sulla normativa e fare un rapido corso di calcolo delle proporzioni.

 
26/02/2009 - QUANDO CI CONFRONTIAMO? (Angelo Lucio Rossi)

Ogni tanto apprendiamo dalla stampa di commissioni che producono "bozze". La "bozza Israel" non è blindata? Speriamo. Il metodo seguito ci mette in serio imbarazzo.Si insediano commissioni che evidenziano l'assenza dei veri interlocutori, di quelli che vivono esperienze "sul campo".Abituati ai "percorsi solitari" del Ministro auspichiamo che le associazioni degli insegnanti e le associazioni dei dirigenti scolastici possano portare un contributo reale nella formulazione di un Regolamento sul nuovo percorso di formazione dei docenti.Ancora una volta è stata sminuita la "scuola autonoma".Nell'anno di tirocinio la "scuola autonoma" "vale" 12 crediti su 60 rispetto all'Università. Si impedisce lo sviluppo di un partenariato effettivo scuola-università.Sono anni che lavoriamo sulla "ricerca-azione" puntando su un tirocinio "attivo" in situazione e alla fine ci ritroviamo con un percorso formativo sbilanciato sull'Università. Si tradisce il nesso tra teoria e pratica.L'inserimento nella vita scolastica e la formazione come apprendistato è sicuramente più significativa di quella offerta dall'Università. E le associazioni professionali? Si continua a sottovalutare il ruolo delle associazioni professionali come "laboratori formativi". Le associazioni raccordandosi con le Università possono portare una riflessione sulla pratica già mediata dalla loro esperienza associativa e dalle reti delle "buone pratiche" che si sono costituite negli anni.

 
26/02/2009 - Insegnanti non abilitati che già lavorano (Chiara Guglielmini)

Non mi pare che la bozza sia squilibrata, anzi, finalmente invece delle vecchie SSIS di due anni (quelle si che ritardavano l'ingresso al lavoro) si avrà un solo anno e di tirocinio. Inoltre anch'io vorrei chiedere di sviluppare un percorso privilegiato per chi nella scuola già lavora, pur non abilitato. Considerato che si chiede di formare gli insegnanti sulla pratica, anche nel vostro articolo, non vedo perché dovrebbe andare disperso il patrimonio di insegnanti che magari da anni, o anche solo da 1 anno, stanno lavorando direttamente in classe pur senza abilitazione. Questo avviene soprattutto al Nord e su posti di lavoro reali e credo doveroso, vista la nuova impostazione basata sul tirocinio, che questi insegnanti abbiano la possibilità di fare valere la loro esperienza. Forse si potrebbe dare punteggio in più per l'entrata in tirocinio oppure un' entrata diretta al tirocinio, in modo che sia possibile per loro abilitarsi e continuare a lavorare con le classi, dopo un percorso di abilitazione. Visto che la pratica in classe sembra la ratio fondante dell'anno di abilitazione, penso che gli anni di esperienza di questi insegnanti non vadano persi.

 
26/02/2009 - abilitazione all'insegnamento (Clara Malosio)

Non dimentichiamo chi nella scuola lavora già, magari da anni, senza aver ancora l'abilitazione, e vorrebbe finalmente integrare la propria formazione con l'iter stabilito dal ministero. Abolite le SiSS, tritacorsi massacranti che però si svolgevano "dopo" il normale orario scolastico, chi accederà all'anno di formazione finale per la professione insegnante riuscirà anche a lavorare e a mantenersi? Perchè non pensare di consentire di fare almeno parte del tirocinio in una scuola proposta dal candidato? Sono una marziana?

 
26/02/2009 - Chi sceglie le scuole (Giorgio Ragazzini)

Vorrei sapere chi sceglierebbe le "scuole di qualità" e secondo quali criteri, visto che praticamente non esiste un ente che abbia fatto queste valutazioni nel corso degli anni. Alla fine verranno scelte le scuole amiche di qualche pedagogista o con buone entrature al ministero o all'università? A mio avviso bisogna saggiamente disporsi a una seria fase sperimentale, con valutazione e documentazione dei risultati,in base ai quali moldificare se del caso l'equilibrio scuola-università. La bozza Israel non mi pare così squilibrata, se si considera la frequenza dei tirocini "passivi" e temo anche di quelli fittizi o semifittizi. E poi perché un laboratorio didattico ben fatto deve essere inferiore al lavoro con una classe?