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SCUOLA/ Ora di religione: un'occasione troppo spesso sprecata...

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Dal 1984 la formula che regola l’insegnamento della religione cattolica è la seguente: «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado». I Nuovi programmi dell’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) precisano, all’art. 2: «Con riguardo al particolare momento di vita degli studenti e in vista del loro inserimento nel mondo del lavoro e civile, l'IRC offre contenuti e strumenti specifici per una lettura della realtà storico - culturale in cui essi vivono; viene incontro ad esigenze di verità e di ricerca del senso della vita, contribuisce alla formazione della coscienza morale e offre elementi per scelte consapevoli e responsabili di fronte al problema religioso». Da allora l’insegnamento non è più obbligatorio, come invece previsto dal Concordato del 1929: le famiglie e i loro ragazzi possono decidere di avvalersi o non avvalersi. Nell’anno scolastico 2008/09 il 91,8% dei ragazzi ha deciso di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. Ora, si avvicina la data delle iscrizioni all’anno scolastico 2009-10. E’ piuttosto probabile che la percentuale, ancorché in lenta diminuzione da anni, si mantenga alta. Ma la data invita a qualche riflessione ad alta voce, non trionfalistica. Infatti l’osservazione empirica propone almeno due constatazioni: l’ignoranza diffusa e crescente della storia del Cristianesimo e della Chiesa nella società italiana e tra i ragazzi; la riduzione dell’ora di religione a un’ora di etica o di psicologia applicata. Forse esiste tra i due fatti una qualche correlazione. In mezzo sta l’interrogativo sulla preparazione culturale degli insegnanti di religione.

Vero è che l’insegnamento della religione non è una catechesi, non si propone la conversione cristiana degli alunni. Da un tale insegnamento ci si attende semplicemente, ma essenzialmente che la domanda di senso dell’esistenza venga allo scoperto nei ragazzi e venga radicata in una cultura e in una storia. Se la domanda religiosa è ontologicamente fondata, l’insegnamento della religione le dovrebbe offrire l’ancoraggio storico, la strumentazione culturale, una mappa di ricerca. Dalla domanda religiosa alla storicità del Cristianesimo alla sua valenza civile e culturale nell’Europa di oggi il passo non è né spontaneo né breve. La civiltà secolarizzata, la “morte di Dio”, i progetti di onnipotenza che hanno devastato l’umanità del ’900 hanno ottuso quella domanda. Diversamente che nel 1929, anno del Concordato, oggi i credenti sono minoranza: perciò farle strada e darle voce richiede di andare controcorrente. I singoli e la vita pubblica hanno bisogno che il senso religioso sia tenuto aperto, perché esso fornisce all’azione individuale e storica la percezione del limite, è un ostacolo al dispiegarsi della ubris umana, all’istinto di onnipotenza sul mondo. Tenerlo aperto nella scuola pubblica vuol dire raccontarne la storia lungo la freccia del tempo: vuol dire parlare del Cristo storico, del Cristianesimo, della Chiesa. Viceversa, all’ora di religione viene chiesta “una prestazione” di tipo diverso dal senso comune e dal potere politico “democratico”: quella di fornire elementi di etica pubblica, di etica della cittadinanza, persino di educazione sessuale. L’impressione, del tutto “nasometrica” e perciò da verificare con metodi scientifici più attendibili, è che spesso gli insegnanti di religione finiscano per (ac-)cedere a questo livello. Così l’ora di religione si trasforma in discussione sociologica o politica o psicologica. Nei sistemi educativi europei, compreso quello italiano, all’urgenza di fondare l’etica pubblica su qualcosa di saldo, dentro una società che non ha più Dio quale fondamento degli obblighi morali, si viene rispondendo rendendo obbligatoria l’ora di etica o di cittadinanza. Il penultimo caso è quello italiano, l’ultimo caso è quello del Land di Berlino, che rende obbligatoria l’ora di etica per tutti e facoltativa quella di religione. Quali che siano i contenuti dell’etica pubblica, una cosa è certa: l’ora di religione ha un altro scopo. A chi decide di avvalersene, non è opportuno fornire dei surrogati.

 

 



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COMMENTI
26/02/2009 - L'ora di religione: un'occasione troppo spesso spr (Matteo Rocco Solomita)

Ho letto con attenzione l'articolo di G. Cominelli pubblicato su ilsussidiario il 9 febbraio 2009, chiarissimo nell'esposizione e altrettanto preciso nel contenuto. Mi sorge, però, il dubbio che il professore legga la realtà della scuola italiana, in particolar modo quella secondaria di II grado, in maniera diversa da chi da anni lavora tra i ragazzi. Insegno da molti anni in un Liceo, credo di essere uno dei pochi fortunati ad espletare un lavoro che amo e per il quale dedico non solo la parte antimeridiana, ma gran parte del resto della giornata, impegnandomi in una preparazione, perchè il giorno dopo, nelle quattro classi che dovrò visitare, "venga allo scoperto nei ragazzi e venga radicata in una cultura e in una storia - come dice l'autore - la domanda di senso dell’esistenza" e non "viceversa fornire elementi di etica pubblica, di etica della cittadinanza, persino di educazione sessuale". Non mi sembra rispettosa del lavoro di tanti docenti di religione "l’osservazione empirica" che fa derivare "l’ignoranza diffusa e crescente della storia del Cristianesimo e della Chiesa nella società italiana e tra i ragazzi" da una supposta "riduzione dell’ora di religione a un’ora di etica o di psicologia applicata", alimentando dubbi sulla "preparazione culturale degli insegnanti di religione". Non dovrebbero sfuggire all'esperto delle politiche scolastiche le gravissime lacune di base dei nostri alunni delle superiori ch

 
11/02/2009 - Ora di religione:un'occasine persa. Non per tutti! (ESTER CAPUCCIATI)

Insegno Religione nelle scuole superiori statali dal 1985. La mia è stata una scelta, non un ripiego.Più che altro, specialmente all'inizio, è stata una guerra, una battaglia quotidiana;all'inizio, nei primi anni 80 a Milano,ho dovuto combattere per far lezione,vale a dire: i ragazzi, abituati per lo più a chiacchierare dei loro problemi -sesso, droga e rock in'roll- non volevano neanche sentir parlare di "far lezione" e,men che meno affrontare argomenti inerenti il senso religioso, piuttosto che l'origine del Cristianesimo,il significato dell'esistenza della Chiesa Cattolica oppure la nuova civiltà instaurata dal cristianesimo nella storia!Neanche per sogno!Ma io ho tenuto duro, sono una combattiva, non amo la dialettica, ma soprattutto i fatti.Sapevo che lo scopo dell'ora di Religione non era quello di "catechizzare" i ragazzi ma sapevo anche di che cosa parlavo. La fede non dovevano necessariamente averla o raggiongerla loro, ma dovevo avercela io!Le loro domande, le loro provocazioni, il loro "fancazzismo" ...ho preso tutto sul serio e intanto che gli spiegavo il senso religioso, o il metodo che Cristo ha usato per incontrate l'uomo, ecc, gli raccontavo dei fatti, degli avvenimenti veri che loro stessi avrebbero potuto verificare, ma spesso gli raccontavo anche di me, di quello che mi era capitato, di come ero "ridiventata" cristiana, di quello che ci avevo guadagnato... mi sono messa sul banco degli imputati...! Ora di religione:un'occasione persa...non per tutti!