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SCUOLA/ Bene la Gelmini sulla valutazione, ma i tempi sono troppo stretti

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La presentazione dello schema di Regolamento concernente il “Coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni” approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 marzo ha suscitato le inevitabili reazioni ed i commenti che usualmente, da anni, incontra ogni provvedimento del Ministero quando propone modifiche all’esistente.

Oltre ad un apprezzamento per la chiarezza del testo (non usuale nei testi normativi), per la volontà di uniformare i criteri di valutazione nei diversi ordini di studio, per aver risolto brillantemente il modo in cui il comportamento “concorre” alla valutazione complessiva e per il rigore normativo, ritengo che la lettura di questo documento dovrebbe essere basata su tre considerazioni fondamentali: serietà degli studi, modalità di valutazione, tempi di attuazione.

Da tempo ogni analisi sul nostro sistema scolastico, sul livello degli apprendimenti dei nostri studenti e sulla responsabilità con la quale affrontano gli studi ha un denominatore comune: occorre ridare serietà al sistema migliorando il livello degli apprendimenti ed aumentando le pretese di studio.

Quando il ministro Fioroni ha deciso l’abolizione del sistema dei debiti formativi introdotto dall’allora Ministro D’Onofrio, ha avuto, sul concetto, un plauso generale e traversale che comprendeva docenti, dirigenti scolastici e famiglie.

Il Ministro Gelmini ha proseguito su questa strada chiedendo a docenti e studenti di portare la scuola verso una maggior serietà introducendo anche la richiesta di tornare alla pretesa di un corretto comportamento e che la sua valutazione concorresse sul giudizio espresso nello scrutinio finale, ottenendo a sua volta un plauso ed un consenso “bulgaro”.

In questo contesto la decisione di pretendere la sufficienza in ciascuna disciplina o gruppi di discipline per decidere promozioni ed ammissioni, mi sembra una conseguenza logica ai principi espressi e condivisi, come sopra enunciato. Perché non accettarlo?

In secondo luogo, ritengo occorra introdurre un approfondimento sulle modalità di valutazione.

La normativa relativa a questo punto ha sempre dato indicazioni precise ai docenti. Se rileggiamo (senza andar troppo lontano) l’OM 90 del 2001 o l’OM 92 del 2007 troviamo le radici di quanto espresso anche in questo schema di regolamento: «la valutazione ha per oggetto il processo di apprendimento, il comportamento e il rendimento scolastico complessivo degli alunni. La valutazione concorre, con la sua finalità anche formativa e attraverso l’individuazione delle potenzialità e delle carenze di ciascun alunno, ai processi di autovalutazione degli alunni medesimi, al miglioramento dei livelli di conoscenza e al successo formativo». Di fatto partecipazione, attenzione, diligenza, frequenza, miglioramento disciplinare sono elementi di cui ogni docente dovrebbe tener conto per una sua valutazione finale e dovrebbero concorrere, come hanno sempre concorso, a presentare con una sufficienza gli studenti che sulla base della “mera media” non lo sono ancora (ha senso basarsi solo su un 5,71?).

Su questi stimoli occorrerà lavorare affinché gli studenti non si demotivino e sappiano che i loro docenti, con un’opera formativa, sapranno tener conto dei loro positivi sforzi e della loro volontà di miglioramento che si è concretizzata in un rendimento più buono.

La terza parte del mio intervento si riferisce ai tempi. Nella scuola vigeva la consuetudine che modifiche normative avevano immediata applicazione se emanate entro il 31 dicembre (mi sono confrontato e non è solo nella mia memoria), altrimenti entravano in vigore dall’anno scolastico successivo con l’intento di “non cambiare le regole del gioco a gioco in corso”. Per questo ritengo che il Ministro possa fare una riflessione basata sullo stesso principio che l’ha spinta a far slittare di un anno l’avvio della riforma della scuola secondaria di II grado e procedere a far spostare di un anno l’applicazione per l’ammissione all’esame di stato.

Ritengo che una decisione in tal senso sarebbe accolta con un altro plauso, ma soprattutto permetterebbe di rivedere la normativa complessiva delle ammissioni all’esame di stato, razionalizzandola in una logica di equità.

 

Roberto Pasolini

Preside Liceo Europeo Leopardi di Milano

 

 



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COMMENTI
30/03/2009 - Precisazioni (Roberto Pasolini)

Mi spiace di non essere stato capace di esprimere con chiarezza la mia posizione, ma la necessaria brevità richiesta da un articolo è spesso nemica della chiarezza. Per chiarire: sono pienamente d’accordo con il principio esposto da Bruschi. Il rapporto personale è l’aspetto fondamentale del’insegnamento e la stima reciproca studente docente indispensabile per esprimere al meglio la professione insegnante. Sentire i miei insegnanti per averne conferma. "The freedom writers" dovrebbe essere inserito tra gli aggiornamenti dei docenti. Il mio intervento sui criteri di valutazione è all’antitesi del ritenere “La valutazione numerica oggettiva uno strumento idoneo alla valutazione”, anzi sono contrario all’impostazione di quei docenti che usano “la media” quale unico criterio. Inoltre perché i dislessici non possono arrivare al 7? Norme precise sui criteri per la loro valutazione e gli strumenti compensativi previsti, giustamente, per legge, lo permettono. Inoltre i casi come quello indicato da Spinelli ci saranno sempre: un consiglio di classe, ispirandosi ai principi espressi da Bruschi, opererà in itinere e saprà prendere la decisione migliore. Ciò non toglie l’attenzione al problema fondamentale aperto dagli interventi dei Ministri, Fioroni e Gelmini, torno a dire plauditi nei proclami, Come ottenere un innalzamento medio del livello degli apprendimenti senza alzare l’asticella e senza pretendere la sufficienza? Apriamo un serio dibattito, ogni buona idea è da socializzare.

 
27/03/2009 - domandina piccola (daniele spinelli)

scuola media: alunna di terza, già respinta scorso anno, intenzionata frequentare corso formazione professionale, tipo testardo continua a non studiare 3 materie, ergo quattro, quattro, quattro, la respingiamo ancora?

 
26/03/2009 - Ma quale serietà? (Giuliano Romoli)

Come immaginavo, la riforma Gelmini sulla valutazione ha dato la stura alle frustrazioni di tutti quei docenti repressi e depressi che non vedevano l’ora di dare 3 agli asini e 8 agli intelligenti, senza troppe sottigliezze di ordine psicologico. Chiedo ai sostenitori di questa riforma: ha merito maggiore un alunno dislessico con un desiderio immenso di apprendere e che con tanta buona volontà arriva al 5, o un alunno normodotato di buona famiglia che, facendo il minimo indispensabile, arriva al 7? La valutazione numerica oggettiva non è uno strumento idoneo alla valutazione, anzi è il modo migliore per tagliar fuori dal sistema scolastico un buon 30% dei nostri alunni. Compito della scuola non è dividere gli alunni in buoni e cattivi, somari e intelligenti, ma farsi compagnia all’alunno nel cammino di scoperta della realtà, rischiando un rapporto con lui, accogliendo il suo limite e aiutandolo ad esprimere il meglio di sé. E questo costa molto di più che non assegnare semplicemente un voto.

 
25/03/2009 - Insegnare è un rischio, una sfida (Bruschi Franco)

Leggendo queste cose resto esterefatto!Come è possibile pensare che rigore e severità vogliano dire maggiore serietà. Per la mia esperienza quel che rende interessante e affascinante l'insegnamento e suscita nei ragazzi la voglia di studiare e di approfondire quanto si è appreso è prima di tutto che io abbia stima di loro,che comunichi a loro ogni giorno che la loro vita ha un grande inestimabile valore. In secondo luogo che quel che insegno c'entri con la mia vita, c'entri con la mia domanda di felicità, con la mia ricerca di un senso.Infine lo sforzo che faccio ogni volta di collegare quel che insegno con la loro vita, i loro desideri, le loro domande, la necessità, sempre più urgente, che la loro esistenza abbia un senso, uno scopo. Se ci sono queste condizioni anche il più distratto, il più superficiale è spinto ad interessarsi alla mia proposta educativa, a porsi delle domande sulla vita, a interrogarsi sui criteri di giudizio e sulle risposte che il mondo propone a un giovane che vuole scoprire cosa significa vivere da uomini. Il mio punto di riferimento non sono certamente gli interventi del ministro Gelmini, che mi lasciano sempre più perplesso e deluso. Quel che mi entusiasma e mi fa venire ogni giorno una gran voglia di entrare in classe sono le esperienze tipo quella dell'insegnante protagonista del film "The freedom writers", perchè come ha detto una mia alunna è di un rapporto umano capace di sfidare la vita e di risvegliare l'IO ciò di cui abbiamo più bisogno.

 
25/03/2009 - Finalmente qualcuno (Luigi Gaudio)

che ha il coraggio di dire che sul rigore la linea intrapresa da Fioroni e Gelmini è quella giusta per ridare credibilità al sistema di valutazione dell'apprendimento e del comportamento della scuola italiana.