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SCUOLA/ I dati diffusi sui tagli agli organici? Un gioco scorretto dei sindacati

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In questi giorni si è scatenata un’aspra polemica sui tagli agli organici della scuola ipotizzati dal Ministero per il prossimo anno scolastico. La riduzione di posti per docenti e personale amministrativo ci sarà, e ci sarà anche in Lombardia. D’altronde, gli obiettivi fissati dalla legge finanziaria 133 del 2008 e dal successivo piano programmatico sono noti da tempo: 8 miliardi di euro di riduzione di costo entro il 2012.

Tuttavia, i dati diffusi in questi giorni non sono né ufficiali né definitivi. Si tratta di cifre estrapolate dai documenti di lavoro prodotti nei tavoli di confronto tra Ministero e sindacati, e renderle pubbliche è stato un atto irresponsabile, perché rischia di moltiplicare inutilmente gli allarmismi. Attendiamo quindi i dati ufficiali da parte del Ministero prima di fare considerazioni puntuali sulla riduzione degli organici, anche perché Regione Lombardia ha chiesto precise garanzie sul mantenimento del tempo pieno nella scuola primaria.

Per quanto riguarda gli obiettivi della finanziaria, è invece opportuno fare alcune considerazioni. Non è vero che ridurre il costo della scuola significhi necessariamente diminuire la sua qualità. E’ ormai ampiamente dimostrato da tutte le ricerche internazionali che non c’è diretta correlazione tra il costo dell’istruzione e i risultati raggiunti dagli studenti, in termini di acquisizione di competenze e successo formativo. Il problema della scuola italiana non è la quantità di finanziamenti, in linea con i maggiori Paesi europei, ma l’uso inefficiente delle risorse a disposizione. Se da un lato è giusto difendere i lavoratori della scuola, dall’altro per troppo tempo il diritto degli studenti e le esigenze di efficienza sono state sacrificate a logiche di eccessiva tutela delle garanzie del personale. Nel corso degli anni, il costo della scuola è aumentato a dismisura, ma la sua qualità è rimasta ferma: il costo per allievo in Italia è del 20% superiore alla media OCSE, con un rapporto di 9,1 docenti ogni 100 studenti, contro i 7,5 degli altri Paesi (in Germania e Regno Unito gli insegnanti sono, rispettivamente, 6,6 e 6,9 ogni 100 studenti).

In tema di scuola abbiamo già perso troppo terreno. Occorre iniziare la corsa verso un incremento di efficienza del sistema d’istruzione italiano, senza mettere in discussione né il servizio scolastico né la sua qualità, ma provvedendo ad eliminare sprechi ed inefficienze. La Lombardia ha già fatto molto in questo senso:

- abbiamo una media di 21,32 studenti per classe contro una media nazionale di 20,78 (in alcune regioni la media scende anche a 18 alunni per classe).

- abbiamo operato, già nel 2000, una razionalizzazione delle autonomie scolastiche, accorpando in istituti comprensivi i plessi dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di primo grado, con una conseguente riduzione di dirigenti scolastici e di personale amministrativo. La media è perciò di 845 studenti per scuola, contro i 600 di altre regioni, in cui nulla di tutto ciò è stato fatto.

Va da sé che i risultati dei nostri ragazzi nelle prove internazionali di valutazione non hanno per questo subito variazioni, ma si sono mantenuti al di sopra dei risultati raggiunti nel resto del Paese. La Lombardia condivide, dunque, la necessità di una razionalizzazione dei costi della scuola, ma non l’ipotesi di un taglio lineare di posti. In Italia esistono situazioni, specifiche e ben individuabili, di sprechi e sacche di generale inefficienza. È lì che bisogna colpire. Se l’azione del governo andrà in questa direzione, troverà il nostro sostegno e la nostra collaborazione. Perché una scuola più efficiente conviene prima di tutto ai nostri figli.

 

 



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COMMENTI
28/03/2009 - Domanda (Stefania Barbieri)

Noto che il tema "tagli agli organici" (non solo su questo quotidiano) va sempre a finire nella deplorazione sulla riduzione del tempo scuola dei bambini della scuola elementare. Pongo una domanda articolata: riteniamo che il tempo di permanenza nelle aule sia determinante per la qualità della scuola? che imparino di più e meglio i bambini che stanno più tempo a scuola? che la scuola debba esaurire tutti i bisogni formativi ed educativi dei bambini dai 6 ai 10 anni? Qualcuno può, in coscienza, rispondere sì? Io insegno nell'hinterland milanese da 34 anni, ho sperimentato tutte le opzioni orarie che si sono succedute (con relativi moduli organizzativi) e rispondo "no", anzi, i bambini che frequentano 40 ore settimanali (molto più di quel che trascorre un adulto sul posto di lavoro) fanno più fatica ad apprendere. (Naturalmente sono ben cosciente che il motivo delle 40 ore è assistenziale (dove sistemare il bambino; rilevo però che in questi tempi di crisi alcune mamme rimaste a casa dal lavoro hanno cominciato a chiedere di poter portare a casa il figlio non potendo permettersi il costo della mensa. Ben venga quindi la possibilità di riduzione del tempo scuola che "purtroppo" non è stata possibile negli istituti totalmente a tempo pieno come il mio!)

 
27/03/2009 - Alla redazione (Alessandra Monda)

E' vero, siamo in presenza di atteggiamenti scorretti. Non è la prima volta che si costruisce fumo su fughe di notizie, ma partire da questa questione per parlare di organico, francamente mi pare almeno inopportuno. Vorrei che approfondiste la questione dei moduli orari che ho tratteggiato nel mio commento. Provate a vedere anche quanto costa un alunno di scuola primaria al nord e quanto al sud e traetene le conclusioni. In Campania non abbiamo avuto, nel passato, le condizioni per lo sviluppo del tempo pieno nè c'è stata una forte pressione sociale. Ma tante famiglie nel tempo hanno optato per tempo lungo e le scuole hanno risposto alla domanda allungando il tempo a costi zero, utilizzando l'organico assegnato per l'organizzazione modulare. Ora non potranno più farlo. Ed i nostri ragazzi avranno meno di tanti ragazzi immigrati che hanno la fortuna di essere nelle aree prospere del paese. E' già, ridurremo l'organico anche per effetto della denatalità, non compensata dalle immigrazioni. Come sapete qui ci adulti immigrati e pochi bambini. Non intendete queste mie parole come un ennesimo lamento del sud, ma come espressione di dolore di chi conosce a fondo la scuola, di chi è convinto che la questione educativa è cruciale per il nostro futuro e vede ogni giorno in questo settore sperperi impuniti e tagli indiscriminati. Tutto questo avvilisce i tanti che lavorano seriamente e sostiene quanti ritengono che mai nulla cambierà. Grazie della risposta

 
27/03/2009 - I tagli ci sono (Alessandra Monda)

Negare i tagli è negare l'evidenza; tacciare di allarmismo chi, sindacati o altri, sta riflettendo sui dati parziali è fazioso. E la faziosità sulle pagine del Sussidiario mi dispiace. C'è una profonda ingiustizia nelle recenti norme di modifica della scuola primaria di cui sono vittime le scuole del sud. Nessuno ne parla. Mi spiego. I modelli di funzionamento comtemplati dalla normativa prevedono un tempo curricolare di 24 - 27 -30 e 40 ore. Solo il modulo a 40 comtempla il tempo mensa. Molte offerte formative in Campania sono di 32 -33 -34 ore,in quanto molte scuole hanno deciso nel tempo di impiegare le risorse assegnate per l'organizzazione modulare in prolungamenti delle attività didattiche per uno due o tre giorni alla settimana. Tutto ciò ora è impossibile in quanto o 40 ore oppure niente mensa. Si fa salvo il tempo pieno laddove già c'è e non i prolungamenti presenti presenti altrove, realizzati anche con molti sacrifici per l'insufficienza dei servizi territoriali di cui godono quelle regioni dove il tempo pieno è al 45%. In Campania è al 7% ed allora? Potrà essere istituito il tempo pieno solo se la copertura rientra nella quota d'organico assegnata alla regione complessivamente. Quindi in Campania l'eliminazione della struttura modulare porterà alla riduzione dell'offerta formativa, gli alunni avranno di meno, e ad una riduzione paurosa dei posti, tanto da far temere il suprannumero per i docenti. Non è allammismo è un dramma. Alessandra Monda

RISPOSTA:

Qui non si negano i tagli, e prova ne è il fatto che (qui come altrove su questo giornale) venga indicata come sbagliata la via dei tagli indifferenziati. E più volte abbiamo ricordato quanto questo governo sia carente in termini di investimenti in istruzione. Negare invece l’evidente scorrettezza di comportamento dei sindacati, quello sì sarebbe faziosità. Non solo praticano costantemente l’errore, come più volte abbiamo sottolineato, di ritenersi tenuti a una co-gestione politica del sistema scolastico; ma per di più, come in questo caso, quando convocati e messi a parte di dati riservati a un tavolo di lavoro, anziché operare responsabilmente per ottenere risultati positivi per i lavoratori, gettano tutto all’aria spifferando ogni cosa in fase di trattativa, e guadagnandosi così le prime pagine dei giornali. Ben sapendo che questo è il modo migliore per tagliare i ponti col ministero. Questo non lo dice nessuno; noi invece, proprio perché non siamo faziosi, lo diciamo. (La redazione)

 
27/03/2009 - Risparmio senza qualità? (Michele Borrielli)

Sono d’accordo con l’articolista, è necessario tutelare “il diritto degli studenti e le esigenze di efficienza”, ma mi chiedo se classi da 30 alunni di cui 2 portatori di handicap vadano in questa direzione (sono situazioni reali, che posso testimoniare personalmente). Mi chiedo anche se classi formate in questo modo siano in linea con le esigenze di sicurezza giustamente messe al primo posto dal Ministro Gelmini (basti pensare al caso di un incendio o di un terremoto). Non sarebbe meglio fissare un numero massimo di alunni per classe più ragionevole, sia per una migliore sicurezza, che per la possibilità di un miglioramento del processo di insegnamento-apprendimento? Insegnare ed apprendere in una classe di 25 o in una classe di 30 alunni non è equivalente, ad esempio, è diverso il tempo che è possibile dedicare ad eventuali attività di recupero individuali, ad es. delle carenze pregresse da ordini di scuola precedenti… I dati medi hanno poi sempre lo stesso significato? Si può paragonare la situazione della Lombardia (con un sistema di trasporti pubblici all’avanguardia) con quello presente in sperduti paesini di sempre più spopolate zone del Sud, con un sistema di trasporti e viario carente? Si possono prendere gli alunni, fargli fare chilometri su strade dissestate e piene di curve, scaricarli, e poi ricaricarli e portarli a casa? Parlando di risparmio e di qualità, non si può infine non parlare di riforma, vedasi http://docentidichimicaetecnologiechimiche.blogspot.com/