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UNIVERSITA’/ Un’onda rumorosa, ma profondamente malinconica

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La settimana scorsa giornali e tg ci hanno offerto le immagini della guerriglia alla Sapienza dove studenti e manifestanti si sono scontrati con la polizia. Il bilancio è di qualche contuso ma soprattutto di tante polemiche e strascichi mediatici. L’Onda è tornata a far parlare di sé.

Ciò che però sconvolge, o comunque desta una certa inquietudine è che tutto questo parapiglia fatto di spintoni e insulti dovrebbe rappresentare una richiesta di certezze, una manifestazione di disagio. Riforma dell’università, pochi fondi, tanti problemi e proteste ideologizzate: i motivi di questa e altre agitazioni sono molti anche se alla loro base si scopre un vuoto, un’imbarazzante mancanza di concretezza e realismo.

Parlando da studenti a studenti: che cosa c’entrano quegli scontri e quelle barricate con l’università? Nulla, se non che pugni e calci volavano in un’area geograficamente inquadrabile come universitaria. Cosa rimane della protesta? Altro silenzio imbarazzante. Perché il punto non è da ricercarsi nella manovra organizzativa o nel tipo di slogan da utilizzare: la vera questione è nel metodo di vivere e affrontare l’università, ovviamente con tutti i suoi pregi e difetti.

L’impressione che si concretizza guardando immagini, sentendo testimonianze, è che quell’Onda si sia scagliata violentemente quanto inutilmente contro uno scoglio, senza sortire effetti, senza produrre una vera soluzione, una buona proposta.

D’altronde la vera sfida studentesca dovrebbe essere quella di cambiare l’università “dall’interno” attraverso i propri contributi, la propria esperienza, le lezioni e i rapporti con compagni e professori. La vera proposta non la si fa alle alte sfere e ai poteri, che di certo non ascoltano un gruppo di scalmanati urlanti, ma si offre agli amici che condividono con noi le aule e gli spazi dell’università, magari organizzando una mostra, una conferenza, o semplicemente un gruppo di studio.

Piccoli gesti, qualcuno direbbe insignificanti, ma che sicuramente cambiano il nostro modo di vivere l’ateneo e di migliorare l’ambiente dove per forza di cose si studia e si va tutti i giorni o quasi. Ecco che non c’è più bisogno di caos e slogan sedicenti: l’Onda si rivela ancora più malinconica nella sua debolezza, nel suo disagio irrequieto.

Sarà anche simbolico, ma il segnale delle elezioni universitarie è importantissimo. Pochi mesi fa alla Sapienza di Roma, l’ateneo con più iscritti d’Europa, si sono tenute le elezioni per il rinnovo di alcune componenti rappresentative quali il C.d.A. e il senato accademico. Una possibilità in più per far valere le proprie istanze, creare uno spazio di confronto, per dire con la propria voce e i propri rappresentanti le cose che possono essere cambiate. E invece no, è stata l’ennesima occasione sprecata visto che buona parte di militanti e simpatizzanti dell’onda hanno disertato le consultazioni, andando di fatto a rifiutare la democraticità e il sistema (importantissimo seppur simbolico) di rappresentanza all’interno dell’università.

La tattica del chi urla più forte e di chi sfida l’autorità, magari ideologizzando una protesta per certi aspetti legittima, ha fallito. Non è un giudizio da moralisti o moderati. E’ una constatazione, anche abbastanza amara perché dimostra quanta carenza di stimoli e formazione ci sia negli atenei del Belpaese. Ci rifiutiamo di credere che si manifesti per noia o svago, queste erano cose da ragazzini, e visto che qui si parla di ultraventenni allora c’è da aprire gli occhi e prendere atto ancora una volta di una forte emergenza educativa: una richiesta, spesso inconscia, di un accompagnamento leale e umano nella realtà quotidiana, che sia il liceo o l’università.

 

(Marco Fattorini)

 

 



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