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SCUOLA MEDIA/ Bertagna: alcune idee per una ricostruzione

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 Come esposto in un precedente intervento, l’irrisolto rapporto tra una scuola elementare nata per il popolo e una scuola media originariamente finalizzata all’élite sociale borghese è alla base del fallimento, certificato anche dai test internazionali, degli apprendimenti scolastici degli allievi tra i 9 e i 12 anni. Come sciogliere questo nodo e restituire qualità alla attuale scuola media?

È sulla «giuntura mancata» tra gli ultimi anni della scuola primaria e i primi della scuola secondaria di I grado, del resto, che sarebbe stato necessario intervenire per rendere meno proclamata e più praticata la funzione democratica equitativa dell’istruzione obbligatoria ai fini dell’uguaglianza sociale e culturale dei cittadini. E, naturalmente, intervenire con provvidenze che fossero congrue alle diagnosi condotte nel precedente intervento: per esempio, considerare in maniera unitaria queste due scuole; attribuire alle eventuali qualificazioni di «primaria» e «secondaria di I grado» significati soltanto epistemologici, non di stratificazione ordinamentale, organizzativa, culturale; introdurre una formazione iniziale dei docenti delle due scuole che fosse di pari dignità educativa e culturale e di pari durata, senza gerarchizzazioni rivendicate o dissimulate tra maestri e professori; praticare una didattica che connettesse in maniera sistematica, sebbene a livelli di complessità diversi, teoria e pratica, saperi disciplinari e vita, ragione ed esperienza, studio ed «opera»; incrementare a mano a mano che si andava oltre la terza classe della scuola primaria la flessibilità e la ricchezza degli orari, dei servizi e degli interventi formativi rivolti agli alunni per rendere davvero effettiva la funzione compensativa della scuola nei confronti di chi avesse avuto maggiori svantaggi sociali e culturali; assicurare, inoltre, a chi ne avesse maggior bisogno, qualificate e personali funzioni di orientamento e di tutorato.

Sono sotto gli occhi, tuttavia, le difficoltà e le contraddizioni che hanno coinvolto la politica scolastica adottata in questo settore. La retorica dell’identità delle due scuole ha prevalso. Cosicché tra chi ha esaltato come la «migliore al mondo» la scuola che molti si ostinano tuttora, nonostante tutto e perfino una legge (la n. 53/03), a chiamare «elementare» e chi ha rimproverato a questa scuola di non essere altro che intrattenimento socializzante, senza preparare alle «durezze» cognitive della scuola secondaria di I grado di conseguenza costretta a dequalificarsi, il risultato è stato, paradossalmente, quello di mantenere i problemi che, al contrario, andavano risolti.

L’ipotesi Berlinguer della «scuola di base» settennale che eliminava le due tradizionali scuole storiche per fonderle in un nuovo percorso (legge 30/2000) è stata respinta e fatta fallire. Anche l’ipotesi del Gruppo Ristretto di Lavoro insediato dal ministro Moratti nel 2001 (un primo ciclo di istruzione dai 6 ai 14 anni, articolato in quattro bienni unitari che facessero progressivamente passare gli allievi da uno studio epistemologicamente primario ad uno studio secondario per maturare competenze da documentare nel portfolio personale; docente prevalente fino alla terza classe della scuola primaria e poi progressivo ampliamento del numero dei docenti, ma senza giungere ai minimo nove attuali della prima media; istituzione di un docente coordinatore tutor che accompagnasse i piani di studio personalizzati degli allievi e, in particolare, di quelli con maggiori problemi di apprendimento; pari dignità e durata dei percorsi di formazione iniziale dei docenti) ha subito, prima, con la legge n. 53/03 alcune non irrilevanti modifiche peggiorative e, dopo, è stata in pratica affossata dalle epilettoidi vicende del bipolarismo politico ossessivo degli anni 2001-2006, spalleggiato dal corporativismo dei sindacati della scuola, nonché dal «cacciavite» di Fioroni del 2006-2008. 

In questo modo, alla fine, stagione Gelmini, ci si è ritrovati, come se nulla fosse e con un dissenso di gran lunga inferiore a quello riservato al tentativo di riforma Berlinguer o Moratti, trent’anni dopo, al punto di partenza:

a) ritorno del «maestro unico», più qualche frattaglia aggiuntiva di riempimento, nella primaria e dei «nove professori» fin dalla prima media;

b) due modalità diverse e gerarchiche per la formazione iniziale dei docenti della scuola primaria e della scuola secondaria di I grado, così da impedire ancora una volta, per altri trent’anni, ogni permeabilità istituzionale, ordinamentale e organizzativa tra il ruolo dei maestri e dei professori (soluzione Israel);

c) niente metodologia didattica dell’experiential learning, del laboratorio, dello stage, del tirocinio formativo, dell’«apprendistato», in una parola dell’alternanza scuola lavoro fino ai 16 anni, perché fino a questa età bisogna studiare solo sui libri di testo, imparare a memoria regole e poesie o rispondere ai quiz dell’Invalsi;

d) ritorno in grande stile della formula organizzativa della «classe» contro ogni tentativo di lavorare a sistema con maggiore flessibilità per gruppi di livello, di compito ed elettivi;

e) niente portfolio delle competenze personali e reintegrazione a gran voce degli antichi «voti» di profitto e di condotta (come negli eserciti di due secoli fa);

f) niente tutor per gli allievi e percorsi formativi personalizzati perché comprometterebbero l’unico uniformismo egualitarista immaginato dagli apparati ministeriali e sindacali;

g) nessuna responsabilità formale di qualcuno per il coordinamento del lavoro educativo e didattico dei docenti, salvo la conferma di un dirigente scolastico a cui si richiedono mille competenze fuorché quelle didattico-educative e di una mitica collegialità del consiglio di classe i cui limiti sono documentati da quando la si è cominciata a decantare come taumaturgica.

È questo il nuovo che avanza? È con questi interventi che si pensa di risolvere i problemi che si sono ricordati e di dare un’anima alla scuola media? Non è che la scuola secondaria di I grado si avvia soltanto a diventare il capro espiatorio di inadeguatezze tecniche e dell’impotenza del riformismo politico di cui è già stata e continua ad essere, purtroppo, vittima?

 



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COMMENTI
05/03/2009 - Anarchia didattica e scuola media (Salvatore Ragonesi)

L'articolo del prof. Bertagna offre ulteriori elementi per una riflessione che dovrebbe coinvolgere vasti strati di docenza.Concordo pienamente con lui su molti punti e particolarmente sull'idea di un grave decadimento dell'istruzione pubblica a causa del venir meno delle responsabilità di concreto e pieno coordinamento educativo e didattico.Trovo invece artificioso il suo voler teorizzare un fallimento della scuola media dovuto sostanzialmente ad una sua presunta radice "borghese".La legge n.1859/1962 ha effettuato una seria riforma popolare e democratica,frutto di una faticosa mediazione politica,ma non poteva fare della scuola secondaria la copia esatta della primaria.Non bisogna,perciò,interpretare la continuità come la ripetizione dell'eguale.Possono persistere solo delle analogie.Come un organismo vivente che rinnova le sue cellule e permane nella sua identità,l'evoluzione nella continuità scolastica è il divenire di un soggetto che presenta continuamente note di varietà ed imprevedibilità.Lo sa perfettamente il prof. Bertagna.che però insiste nel suo assunto dell'unicità ripetitiva dell'evento,probabilmente per una semplice questione di unificazione dello stato giuridico di tutti i docenti.Quanto al resto,credo che sia proprio necessario riappropriarsi subito della storia della scuola media e dei suoi attuali programmi,che sono "indicativi" ma che vanno studiati anche nella loro premessa generale.Oggi invece l'anarchia didattica ne prevede persino l'ignoranza.

 
04/03/2009 - contrastare la deriva (daniele spinelli)

Ho seguito con apprensione gli articoli sulla scuola e i commenti. Manca qualcosa. Da preside di 1 istituto paritario rilevo come sia semplicistico affermare che i bambini escono dalle primarie belli e contenti: c’è chi ha fatto buone elementari e chi no e va recuperato nella motivazione, nel metodo. La primaria è già in crisi [ha ragione Colella]: l’ortografia conta poco, lo straniero lo mettiamo in quarta tanto fra due anni è da un’altra parte. La scuola media è soggetta ai capricci del ministro di turno. Si continua semplicemente a disporre diversamente gli oggetti sul tavolo costringendo gli insegnanti a riformulare POF, PECUP sull’ultimo decreto. 2° aspetto: l’età degli alunni. Per i ragazzi della media il gruppo dei pari diventa fondamentale. La scuola li tiene poche ore al giorno e si ritrova impotente di fronte alle sollecitazioni di altri ambienti che gli alunni frequentano. Il roseo bimbo che confessa: “l’ha detto la maestra” non c’è più. Questo tira in ballo il problema più grande che vivo come preside: la burocrazia? No, le famiglie. Quanto rovina il percorso di un ragazzo l’aspettativa del successo? Quanto l’idea che “la scuola tenga il ragazzo fino alle 18, ma lo mandi a casa senza compiti da fare perché io lavoro.”? In questa situazione di deriva occorre qualche shock. Ne cito uno: gli esami di ammissione (anche fra elementare e media). Questo costringerebbe le famiglie a cercare una scuola che prepara e potrebbe dare il via a una bella reazione a catena.

 
04/03/2009 - Grazie Prof. Bertagna (Lucio Colella)

Voglio ringraziare il Prof. Bertagna per aver detto con chiarezza, sia pur non in modo approfondito, cosa andava fatto per la Scuola; ma che né il mondo politico, né tantomeno quello sindacale si son sognati di cominciae almeno a fare...e, i problemi, non solo della Sc. Media, ma anche della Primaria che molti si ostinano a chiamare ancora Sc. Elementare, crescono ogni giorno che passa. Da lavoratore della Sc. Primaria dico che non è la migliore d'Europa, come tanti sostengono, tanti sono i ma e i perché che andrebbero affrontati e subito, ma prima il "cacciavite" che solo danni ha seminato, ora il maestro unico ed i voti in decimi...mentre i problemi seri aumentano anche in questo segmento scolastico e, non vengono affrontai, anche perché nelle Commissioni dove si parla di Scuola insediati dal Ministero tracce di maestri non se ne vedono... Le sue proposte a me sembrano una buona cura, ma...dal 2003 abbiamo perso già tanto tempo purtroppo per la SCUOLA. Lucio Colella