BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Facoltativa la poesia? Facciamo di più: rendiamo facoltativi gli insegnanti…

Pubblicazione:

poesia_maledettaR375.jpg

 

Alcuni giorni fa, dalle colonne di Avvenire, il poeta Davide Rondoni ha lanciato una provocazione, o, come lui stesso la definisce, una «realissima supplica»: aboliamo l’insegnamento della poesia nelle scuole, dove sta «colpevolmente soffocando tra ignoranza e disistima». Rendiamola facoltativa, dice Rondoni, così che la studi e la insegni solo chi ci tiene. Laura Cioni, insegnante e saggista, reagisce così  alla proposta.

 

Leggo in ritardo la provocazione di Rondoni pubblicata da Avvenire sulla poesia a scuola e la replica di Cucchi. Inutile dire che sono totalmente in disaccordo con quanto pur autorevolmente scritto.

Hanno presente gli autori che cosa è successo rendendo non obbligatorio l’insegnamento di religione nelle nostre scuole? Ovviamente, la stragrande maggioranza degli allievi si avvale della facoltà di non avvalersi di tale insegnamento Là dove si ritiene facoltativa una materia, con ciò stesso si dichiara che non è poi così importante e quindi perché non preferirle un’ora di libertà? Risultato: la più crassa ignoranza sui fondamenti della cultura occidentale, che si riverbera evidentemente sugli insegnamenti di storia, italiano, arte e forse anche qualcosa d’altro.

Facciamo pure così con la poesia, insegnata così male, sconosciuta alla maggior parte dei professori. Ah, questi professori, origine di tutti i mali della scuola: perché non rendiamo facoltativi anche loro?

Io ho avuto la ventura di insegnare 27 anni. Una vita. Circa 55 classi. Circa 1500 studenti. Credo di essere stata un’insegnante nella norma, né scarsa né brava, di aver fatto semplicemente il mio dovere, che era quello di spiegare, interrogare, correggere, come tutti sappiamo dalla pratica, anche se poi quando si scrive di scuola, sembra che i compiti cambino e si usano tanti paroloni come educazione alla bellezza e al senso critico. Sogni di chi a scuola ha smesso di andare in quinta liceo e forse non si ricorda tanto com’era.

Perché dobbiamo darci la zappa sui piedi impedendo, col rendere facoltativo l’insegnamento della poesia, che anche uno solo dei miei 1500 allievi si ricordi, in un momento della sua vita, un verso di Virgilio o una battuta di Shakespeare o una terzina di Dante? Qual è il motivo, se non un concetto aristocratico della poesia, cioè quella cosa che solo i poeti capiscono, perché praticano, mentre tutti gli altri, e fra questi in primo luogo gli insegnanti, sono condannati a ripetere in modo stantio e  quindi a rovinare il potenziale gusto altrui

E invece la poesia la capiscono tutti, cari signori. Basta leggerla a voce alta, nel silenzio di una classe attenta, sì anche passivamente attenta. Provare per credere, se dopo le prime battute che cadono nella distrazione (chiunque abbia studiato un po’ di retorica lo sa), non avviene qualcosa. Provate a leggere anche solo Noventa, Co ghe gera soldai e a stupirvi che alla fine dell’ora i maschi vi chiedano di fare la fotocopia. Vi assicuro che, se una cosa così accade anche solo una volta in 27 anni, come è accaduta a me, una sola volta, vi passano tutti i dubbi sull’obbligatorietà di leggere poesia a scuola.

Non faccio altri esempi. Odio gli esempi in questi casi, perché sono sempre un po’ patetici. Vorrei che resti al lettore solo il tono vibrato con cui mi sento di dissentire dalle argomentazioni proposte, come in genere dissento da molte cose scritte a proposito della scuola da gente che di scuola non è. Non che sia inutile uno sguardo esterno, anzi. Ma dovrebbe avere il coraggio e il buon senso di confrontarsi con quanto avviene realmente nelle aule. Non possono perché scrivono sui giornali o fanno un altro lavoro? Si informino da chi fa l’insegnante. In fondo, oltre a pensare, anche informarsi è il loro mestiere.

 

 



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
24/06/2009 - articolo Cioni /Rondoni (poesia) (Mariapia Saporiti)

Condivido totalmente quanto scritto da Laura Cioni. M.Pia Saporiti

 
07/04/2009 - la forza della passione (grazia nicastro)

Da insegnante, concordo pienamente con Laura Cioni, ma voglio aggiungere una considerazione. Non irriderei sulla velleità di educare al bello, nella scuola. Basta volerlo fortemente e crederci fermamente, altrimenti non ci sarà un solo ragazzo che ricorderà una citazione. L'esempio della passione del maestro non può non essere contagioso, qualcuno che "si ammala" c'è sempre. E' l'incubazione, spesso, lunga.

 
03/04/2009 - articolo cioni (mauro grimoldi)

sottoscrivo l'intervento di laura cioni.

 
03/04/2009 - grazie (cinzia billa)

Grazie a tutti e due. Tuttavia dissento da Rondoni e concordo con la Cioni (fa rima!). La scuola è un'istituzione in cui NESSUNO può essere LIBERAMENTE interessato a TUTTE le materie, tuttavia essa ha un profilo che è culturalmente definito dalla nostra storia (e guai a chi la tocca). La proposta che noi facciamo in classe è la proposta di noi stessi di ciò che è 'tradito', in altri termini di quel grumo unico eppure 'figlio'/'frutto' che si chiama 'io'. E allora perchè togliere alla poesìa l'occasione di ESSERE e VIVERE dove solo può essere e vivere, cioè nell'incontro fra un maestro e i suoi alunni? E perchè togliere a questo incontro questo patrimonio, questa carne e sangue meravigliosi che, prima di ogni 'discorso su' (la scuola, ecc.), C'E' perchè ha investito il sangue e la carne di alcuni insegnanti che grazie a Dio sono a scuola e STANNO davanti agli alunni e alla realtà con quel 'grumo' di cui sopra? Tutto è oggetto di libertà: anche mate, geo, ingle, ecc. Ma la sfida è: in una realtà istituzionale come la scuola può ancora accadere l'io degli insegnanti e degli studenti? L'alternativa è che essi scorrano (maledettamente)solo tra un voto/compito e ... l'altro. Di questa sfida partecipano tutti i versi, la grammatica, le frazioni, la corrente alternata, i polinomi, le declinazioni, i lipidi e i glucidi, l'analisi del testo, e... l'infinito monno!.

 
02/04/2009 - Grazie, Laura (FRANCA NEGRI)

Avrei voluto scrivere io, parola per parola, il tuo articolo. Brevemente. Sono moralmente certa che, se a quindici anni ho acquistato e letto il primo libro di poesia (L'Allegria di Ungaretti) e se oggi leggo Rondoni,lo devo alla scuola. Cioè ai miei insegnanti: comunque essi fossero. Lo devo alla maestra e alle sue poesie a memoria; alla docente delle medie con le sue nozioni di tecnica letteraria e all'intelligenza sapiente di un professore d'italiano che, al liceo, mi ha svelato il miracolo di Dante e poi la poesia tedesca, russa e altro ancora. Hanno, non so quanto consapevolmente,aperto un sentiero che ho imparato a percorrere da sola e sul quale ho poi incontrato altri, inattesi, maestri. Vi prego, continuate a seminare questa bellezza, in tutti gli ordini di scuola. Il cuore dei nostri ragazzi non è diverso dal mio. E c'è chi semina e chi raccoglie.

 
02/04/2009 - rondoni cioni poesia nella scuola (Salvatore Alvaro)

In IV elementare, reduce da una quarta finita male, insieme ai miei compagni, ero solito trascorrere l’ultima ora di scuola in silenzio, braccia conserte. In cattedra, giorno dopo giorno, capitolo dopo capitolo, don Rizzo Rocco leggeva “Le avventure di Pinocchio”, o il “Il barone rampante”. Sapeva il fatto suo: per noi quella divenne l’ora più attesa della giornata. Con quel maestro mandammo a memoria molte poesie: la prima, da un giorno all’altro, “La cavalla storna”; in quinta, perfino la “Preghiera alla Vergine” di S. Bernardo. Pascoli e Dante erano nomi mitici; il senso dei loro versi un mistero. Ma con che forza rimanevano le immagini! Così anche a me, terroncello svogliato, si rivelò il fascino della letteratura. In seguito (medie e superiori), altri docenti non hanno preteso né di insegnarmi né di farmi studiare. Io, risparmioso, lì per lì non ho speso energie a guadagnare quanto nemmeno mi era offerto. Ho pagato poi, con gli interessi. Per tale stile di insegnamento, sentire che insegnare la poesia non è un dovere non è una provocazione, e neanche una novità. Provocatorio, invece, è l’intervento di Laura Cioni, che faccio mio e traduco in questo modo: artisti, poeti, intellettuali, accogliete la nostra “realissima supplica, forse un’insurrezione, disarmatissima e ferita”: non sentitevi in dovere di parlare di scuola. Ma se proprio volete parlarne, ricordatevi che è là (salvo rari e commoventi casi) che avete imparato a leggere. Salvatore Alvaro – insegnante

 
02/04/2009 - Cerchiamo di guardare la luna... (Alberto M. Onori)

... e non il dito di Rondoni che ce la indica. Sono insegnante con vent'anni di esperienza, insegno nelle trincee del Carso che sono gli istituti professionali e la poesia l'ho sempre fatta con soddisfazione mia e dei miei allievi. E non solo io ma anche i miei colleghi e colleghe. Io invece accetto la provocazione di Rondoni che va presa per quello che è: un grido di dolore nei confronti di una visione che si fa passare per comune e che invece è solo di un'élite spocchiosa ed ignorante. De André? Jovanotti? Guccini, e Bennato, e Branduardi? Chansonnier non privi di talento e alcuni testi non indegni della poesia, non facciamo d'ogni erba un fascio, ma caspita, Rondoni, Valduga, Luzi, Caproni, Pasolini... Questi poeti di oggi si possono fare e si fanno, Davide, non temere. E, colleghe e colleghi, facciamoglielo vedere non a Rondoni ma ai falsi maitre à penser che la poesia non è una materia ma un bisogno del cuore. Avremo dato la migliore risposta possibile alla provocazione rondoniana.

 
02/04/2009 - Grazie Laura, ma grazie anche a Davide (Luigi Gaudio)

Sono un professore che cerca da anni di coinvolgere i ragazzi, e di introdurli allo studio della letteratura. Concordo con quello che ha scritto Laura Cioni, e devo testimoniare che la lettura in classe dei testi poetici è qualcosa che affascina anche i ragazzi più apatici e disinteressati. Il mio sforzo in questi anni è stato quello di appassionare gli alunni e facilitare l'approccio ai testi di poesia, e molti sono i colleghi che, come me, si danno da fare per questo. Ringrazio però anche Davide Rondoni, perché ci ha permesso di metterci in discussione, criticare l'atteggiamento di routine con il quale certe volte anche noi affrontiamo la sfida quotidiana.

 
02/04/2009 - RILANCIAMO LA POESIA (Angelo Lucio Rossi)

Tutti lanciano "provocazioni" sulla scuola.La scuola è diventata la cavia per i politici, i sindacalisti, i giornalisti, gli psicologi, i sociologi ecc. Chi vive tutti i giorni la scommessa dell'educazione non può rassegnarsi alle "provocazioni". Si pongono dei tentativi per rispondere all'emergenza educativa. Non si tratta di abolire l'insegnamento della poesia nelle scuole, dove sta "consapevolmente soffocando tra ignoranza e disistima". E' necessario rilanciare la poesia attraverso modalità che possano coinvolgere i bambini, i ragazzi, i genitori e i nonni.Il nostro "Sussidiario" attraverso le "esperienze" comunicate dalle associazioni professionali di insegnanti e dirigenti scolastici può diventare lo strumento per raccogliere fatti significativi che aiutano a ridestare l'interesse per la poesia. E' interessante quello che dice Laura Cioni: "La poesia la capiscono tutti...Basta leggerla ad alta voce, nel silenzio di una classe attenta, sì anche passivamente attenta". Nella scuola che dirigo siamo cresciuti tutti attraverso l'esperienza delle "serate letterarie".Bambini che recitano insieme ai genitori e ai nonni.E' difficile raccontarvi l'emozione e la commozione scritta nei volti dei protagonisti. Non possiamo rassegnarci a scimmiottare Rodari. E' necessario che i testi scelti contribuiscano a svegliare l'io di ognuno.Ogni classe con poesie scelte prepara il suo spettacolo insieme ai genitori e ai nonni.Riaccade un avvenimento. Altro che "recita".

 
02/04/2009 - Grazie Laura (Laura Tamborini)

Grazie a Laura Cioni per il bell'articolo condivisibile dalla prima all'ultima riga. Ha davvero ragione a difendere l'insegnamento della poesia anche quando viene spiegata, ahimé, solo dal punto di vista tecnico. Rimane sempre e comunque la possibilità di un incontro (con tutto ciò che ne può conseguire), offerto a ragazzi che al di fuori della scuola hanno ben poche occasioni di confrontarsi con qualcosa di bello, intelligente e nobile. Ha ancora ragione la Cioni, quando si arrabbia con i molti "intellettuali" che "pensano" la scuola. Quanta boria si avverte in coloro che si arrogano l'onore di riformulare con i loro astratti saperi il "sistema scuola", e che sembrano guardare con paternalistica commiserazione le singole esperienze, giudicate non inquadrabili nei loro teoremi precostituiti. E' l'eterna contraddizione. Noi insegnanti continueranno ad interessarci massimamente di ognuno di quei 1500 volti che, instancabilmente e con ogni mezzo, cercheremo di strappare alla cultura del nulla in cui stanno crescendo. Se poi, fra tanto lavoro, riusciamo ogni tanto a trovare il tempo per guardarci intorno e far sentire la nostra voce, tanto meglio; come accade in classe, tra tanti distratti e disinteressati, forse qualcuno, ascoltando, capirà.