BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EDUCAZIONE/ E se fossero quelle statali le scuole di lusso?

Pubblicazione:

scuola_elementariR375_03set08.jpg

 

Chiunque abbia voglia di guardare la situazione della scuola italiana, analizzandola con occhi aperti sullo scenario europeo, inesorabilmente si troverebbe a constatare come la nostra scuola sia fortemente deficitaria. Non soltanto in ordine agli apprendimenti, non solo riguardo ai costi e alla sussidiarietà verticale e orizzontale, ma anche sotto il profilo della libertà, che dovrebbe consentire la libera scelta delle istituzioni scolastiche appartenenti al medesimo sistema di formazione nazionale, senza che ciò abbia a comportare condizionamenti ed oneri aggiuntivi per coloro che scelgono una scuola non gestita dallo Stato. La scelta del tipo di scuola è oggetto di precisa considerazione da parte dei vari trattati internazionali sulla salvaguardia dei diritti universali. Da noi è oggetto di precisa considerazione soltanto da parte dell’Agenzia delle Entrate, che, ai fini degli accertamenti fiscali sintetici, pone sotto controllo le scuole cosiddette private e le famiglie che osano attuare tali scelte «considerabili “di lusso” effettuate da soggetti operanti nelle rispettive circoscrizioni (porti turistici, circoli esclusivi, scuole private, wellness center, tour operator, e così via)».

E’ un dovere dello Stato scoprire e perseguire gli evasori fiscali, ma è anche un sopruso discriminare istituzioni e cittadini secondo le loro scelte operative e formative. E così, ancora una volta, si va a colpire, indagandoli in base al loro libero e legittimo operato, coloro che, spesso, molto spesso con gravi sacrifici, scelgono di educare i propri figli iscrivendoli a scuole diverse da quelle statali.

Non è sufficiente allo Stato sapere che, per sua inadempiente determinazione, a queste famiglie viene chiesto di sostenere i costi della scuola gestita dallo Stato, anche se non ne usufruiscono il servizio, e vengono ignorate nel loro diritto ad essere sostenute economicamente nell’espletamento dell’obbligo scolastico secondo loro criteri di giudizio e di scelta, vuole anche andare a vedere come spendono i loro soldi e dove vanno a prenderli per sostenere le rette delle scuole non statali.

La loro scelta – secondo quanto sostenuto dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera – è considerata una scelta esclusiva, così come esclusive sono considerate le scuole non statali cosiddette private, e ciò in base al presupposto che “l’iscrizione a scuole esclusive – individuate nelle scuole non statali – richiede significative disponibilità economiche”, capacità di spesa e quindi il possesso di un reddito elevato.

Ma qui si pone in essere un altro quesito: se valutiamo i costi per accedere alle scuole non statali scopriamo che sono nettamente inferiori a quelli delle scuole statali, e se il criterio di giudizio è il costo, allora dobbiamo convenire che sono queste ultime, le scuole statali, ad essere scuole esclusive. Da qui anche alcune domande: chi controlla la spesa che lo Stato sostiene per la scuola statale? Chi controlla la presenza o meno di sprechi nell’ambito del sistema nazionale di istruzione (e non solo) ? Chi verifica che il denaro pubblico, denaro dei contribuenti, venga speso correttamente? Chi controlla come lo Stato gestisce e spende i soldi che gli vengono affidati dai cittadini? Chi verifica perché mai le scuole non statali, cosiddette private, all’utenza costano molto meno rispetto a quelle statali, facendo così, con il loro servizio, risparmiare lo Stato? Chi verifica il rapporto costo/resa nel processo di formazione delle giovani generazioni?

Chiedere e sostenere, senza condizionamento alcuno, il diritto/dovere di educare e istruire i propri figli secondo proprie convinzioni culturali, filosofiche e religiose non è richiesta di postulanti, ma quella di coloro che vogliono vedere riconosciuto il proprio impegno e la propria responsabilità. E questo riconoscimento avviene soltanto se lo Stato – da chiunque rappresentato – si pone nella condizione di assicurare a tutti i cittadini imparzialità e uguaglianza nell’esercizio dei propri diritti e dei propri doveri, riconosciuti costituzionalmente come diritti/doveri fondanti e costitutivi della sfera giuridica stessa dei cittadini in quanto “persone”. Uno Stato è uno “Stato di diritto” se riconosce a tutti i cittadini pari dignità e assicura loro concreta libertà nell’esercizio di tali diritti/doveri.

 



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
01/05/2009 - Risposta alla "Torre di Babele" (GIANCARLO TETTAMANTI)

Certamente interessante la riflessione di Enrico Maranzana, tuttavia, come da lui stesso definita, si tratta di una riflessione laterale che non ha nulla a che vedere con l'articolo che contesta l'operato dell'Agenzia delle Entrate e la sua azione faziosa, fondata sul pregiudizio. Piuttosto sembra importante che proprio nella valutazione della scuola si tenga conto del vero significato del termine "educazione" - così come quelli di cultura, sussidiarietà, pubblico, privato, ecc..., sui quali sembra ci siano non poche confusioni - termine che non ha molteplici significati, tantomeno di natura emotiva. Educare significa promuovere la crescita della libertà dell'altro dentro una proposta di cammino concreto.Cioé proponendo criteri di giudizio tesi a consolidare in sé un modo di sentire la vita, di rappresentarla, di organizzarla: quel cammino la cui scelta compete primariamente ai genitori e alla famiglia. Non è compito dello Stato, il cui compito è sussidiario. In quest'ottica, si pone anche la scuola. Ecco che allora prende consistenza il diritto/dovere dei genitori di "educare e istruire i propri figli". La legge dello Stato non ha come compito quello di promuovere e consolidare le potenzialità del singolo individuo, bensì quello di riconoscere e sostenere l'opera educativa di quanti hanno responsabilità educativa e di quanti sono in grado di promuovere un autentico servizio culturale e formativo in promozione del bene comune.

 
01/05/2009 - Attenzione alle parole e ai numeri (Umberta Mesina)

Non voglio essere impertinente ma, visto che combattiamo contro gli eredi di Voltaire ("Calunniate, calunniate, qualche cosa resterà), bisogna fare attenzione alle parole, perché i suddetti sono bravucci a screditare il prossimo per come le usa. Per esempio, direbbero che i costi per 'accedere' alle scuole statali sono nulli: a parte le tasse di iscrizione, non c'è mica una retta da pagare. Visto anche che gli eredi di Voltaire coi numeri non si trovano molto bene (già, troppo poco emotivi), perché non cominciamo a quantificare lo sproposito che la scuola statale ci costa? Per quanto possibile, ovviamente. L'ho visto fare una volta ed è di grande effetto.

 
01/05/2009 - la torre di Babele (enrico maranzana)

Propongo una riflessione laterale rispetto alla questione posta: la precisione terminologica/concettuale è essenziale per conoscere, definire e valutare i problemi della scuola. Nel'uso corrente "educazione" è una parola con molteplici significati, molti dei quali di natura emotiva. La legge dello Stato fa corrispondere a tale termine il suo significato etimologico: la promozione e il consolidamento delle potenzialità del singolo individuo. Una scuola gestita in piena legalità opera distinguendo la formazione, l'educazione, la progettazione e il coordinamento, l'istruzione. Solamente la puntuale descrizione delle singole fasi dei processi che dovrebbero caratterizzare la vita delle scuole consente ai genitori di esercitare "il diritto/dovere di educare e istruire i propri figli"