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SCUOLA/ Aprea: su nuovo reclutamento e carriera docenti siamo alla stretta finale

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Presidente Aprea, in questi giorni sulla stampa si è tornato a parlare con insistenza di un avanzamento nella discussione del progetto di legge che porta il suo nome, e di cui più volte abbiamo parlato su questo giornale. Ci può chiarire a che punto è la discussione?

 

Stiamo svolgendo una serie di audizioni sul testo base adottato dalla Commissione e sulle leggi abbinate. La volontà alla base di queste audizioni è quella di non limitarci ai soli soggetti canonici legati al mondo della scuola, come le associazioni e gli organi istituzionali, ma invitare e ascoltare i soggetti culturali, come le fondazioni e gli istituti di ricerca, che da anni lavorano perché si arrivi a una nuova struttura della autonomia, della valutazione e della semplificazione del sistema.

 

Quali sono, al momento, gli esiti di questo lavoro?

 

Il lavoro delle audizioni ha aiutato molto la Commissione innanzitutto a trovare un clima di confronto e di incontro, dato che alcuni di questi soggetti si collocano in un’area culturale e politica vicina all’opposizione. Si pensi, ad esempio, a realtà come la Fondazione Italianieuropei. Altri soggetti ascoltati, invece, sono autonomi rispetto alle appartenenza politiche, come ad esempio l’Associazione Trellle o la Fondazione Agnelli. Il fatto che anche questi soggetti siano venuti a sollecitare una semplificazione delle norme, un’autonomia più forte e un’apertura al superamento dell’autoreferenzialità degli organi collegiali e della scuola ha favorito il crearsi di un clima molto operoso all’interno della Commissione.

 

Si è trattato di un lungo lavoro, che ha fatto però anche pensare a qualche ritardo nell’elaborazione della legge.

 

No, non abbiamo perso tempo. La scelta di far durare così le audizioni, lungi dall’essere una perdita di tempo, è stata invece dettata dalla ricerca di consenso al di fuori dei soggetti scolastici perché si potesse veramente lavorare per un accordo bipartisan. Ora siamo pronti; abbiamo ancora due audizioni importanti, quella con i rappresentanti delle consulte studentesche e con alcune importanti realtà imprenditoriali.

 

Concluse le audizioni, quale sarà il passaggio successivo?

 

Concludere il lavoro di riscrizione di un nuovo testo: quello che è stato il testo base dovrebbe poter diventare, nel passaggio dal comitato ristretto alla sede referente, un testo ancora più semplificato, e maggiormente condiviso.

 

Tempi?

 

Subito dopo le europee presenteremo il testo (dopo tutti i passaggi necessari con il governo, con la maggioranza e con l’opposizione) per arrivare così a una votazione a fine giugno su un testo condiviso.

 

Un disegno di legge non viaggia da solo: quali altri elementi dell’attività di questa legislatura e dell’azione del governo sono in stretta connessione con questo disegno di legge sulla scuola?

 

Sono sicuramente due i fattori importanti che si collegano direttamente al nostro lavoro, e che porteranno inevitabilmente a modificare il testo. Mi riferisco innanzitutto alla decisione del ministro  Gelmini di dare vita a un regolamento sulla formazione iniziale dei docenti, motivo per cui opereremo lo stralcio di questa parte dalla legge. Ma proprio il fatto che il governo decida un’accelerazione sulla formazione iniziale ci spinge contestualmente a un’accelerazione sul tema del reclutamento, che rimane nella legge. Dobbiamo necessariamente creare una sinergia tra questi fattori, e impedire che ci siano dei buchi nella normativa. Un docente, infatti, non può iniziare la formazione iniziale senza sapere come sarà poi il reclutamento.

 

Il secondo aspetto di cui parlava?

 

Il secondo fattore di cui tenere conto è il decreto Brunetta, di cui si discute proprio in questi giorni. Tale decreto si collega a quella parte del nostro progetto di legge che vuole introdurre un nuovo stato giuridico dei docenti. Su questo aspetto Gelmini si è già espressa pubblicamente: il decreto Brunetta prevede una delega al ministro per attuare, all’interno dell’Istruzione, gli istituti di efficienza e di efficacia nella Pubblica amministrazione; e su questo ha già dichiarato che la proposta dell’Istruzione è quella contenuta nel progetto di legge in discussione alla Commissione Cultura. Questo è anche il motivo per cui dobbiamo accelerare: se il ministero deve dare attuazione entro 60 giorni a questi principi, deve avere un testo del Parlamento che dia un’indicazione, e che confermi quella posizione su cui il ministro già si è espresso favorevolmente.

 

Ci può ribadire, in sintesi, quel è questa posizione che emerge dal progetto di legge?

 

Due punti estremamente sintetici: autonomia contrattuale, con riferimento alla docenza, e livelli di carriera per gli insegnanti. Questa è la nostra posizione. Questi sono principi in linea con l’azione generale del governo, come si evince ad esempio proprio dai contenuti del decreto Brunetta:  valutazione del personale, premialità, sanzioni laddove necessario. Un sistema che premia i propri docenti, che semplifica e personalizza i percorsi, aprendo a nuove forme di gestione e di valutazione.

 

Qual è invece lo stato dei rapporti con i sindacati intorno a questo progetto? 

 

Registriamo un’apertura e un’attesa da parte di molte associazioni, ad esempio dall’Anp (Associazione nazionale dirigenti e Alte Professionalità della Scuola). Per parte mia,  poi, un grande apprezzamento deve andare anche alla Uil, che è stato fra i sindacati maggiori quello che ha dimostrato più aprertura. Sostegno non mancherà poi da parte dello Snals, che ci ha fatto già sapere le modifiche che vorrebbe, ma che sostanzialmente è per la semplificazione degli organi collegiali e per l’apertura della scuola al mondo del lavoro. Molte resistenze invece abbiamo purtroppo avuto da parte della Cisl, che in questo campo è in linea con la posizione della Cgil. Comunque, a parte certe chiusure, il clima è favorevole, tra i gruppi politici e le aree culturali che sostengono logiche riformiste e bipartisan. Lo stesso Parlamento che ha votato il federalismo fiscale può oggi guardare con serenità a questi progetti riformisti, capaci di creare una vera sussidiarietà orizzontale nella scuola, nonché sistemi di motivazione dei docenti.

 

(Rossano Salini)



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COMMENTI
18/05/2009 - E SULLA FORMAZIONE INIZIALE? (elena lucarelli)

Come mai non si sente più dire niente riguardo il percorso per ottenere l'abilitazione? Grazie mille Elena

 
15/05/2009 - La chiamata diretta e il rischio Raccomandati (Mose Laurenzano)

In merito alla proposta Aprea,se non sbaglio, prevede la chiamata diretta del preside. Io penso che l'addove in Italia e ribadisco in Italia piu che altrove, c'è una persona o un gruppo di persone che hanno il potere di scegliere il personale da assumere per un pubblico impiego l'onestà con cui verranno fatte queste scelte corre un serio rischio. Ne sono prova gli alberi genealogici presenti nelle università, le notizie di personale assunto spesso negli enti locali in seguito a scambi di voto e tante altre cose che bene conosciamo. Le graduatorie, anche se non sono il miglior modo di selezionare personale, certamente sono una garanzia di trasparenza. Rari sono stati i casi di manomissione, a differenza dei concorsi pubblici dei piu svariati settori dove spesso tutti si lamentano della presenza numerosa di raccomandati. Asserire che la valutazione della scuola, la competizione, spingerà la dirigenza a essere onesta, mi appare un utopia. Si perchè se può andar bene in paesi dove se il dirigente sbaglia perde il posto, certamente questo non è applicabile in italia. Inoltre supponiamo che ci sono due docenti bravi ma il docente A è più bravo del docente B. Se la dirigenza assumerà il docente meno bravo perchè ci sono altri fattori quali amicizia, parentela, interessi personali, essa potrà sempre dire di avere assunto comunque un buon docente ma questo in uno stato di diritto è inaccettabile. Non tratta di assumere per la propria azienda,ma per lo stato!Abbasso le raccomandazioni!

 
15/05/2009 - Organi collegiali (Paolo Baldelli)

Salve. Mi chiamo Paolo e sono un genitore. Volevo solo far notare una cosa: il DDL Aprea elimina completamente la partecipazione dei genitori all'interno della scuola, abolendo gli organi collegiali, e ci fa entrare invece persone che con la scuola non ha nulla a che fare, come i privati che devono finanziare la scuola al posto dello stato. Se questo è per l'onorevole un passo avanti, credo che più in basso di così la scuola non può andare! Paolo B.

 
15/05/2009 - la scuola come le case dell'Aquila (enrico maranzana)

1) “Una nuova struttura della autonomia, della valutazione e della semplificazione del sistema”. Il DDL Aprea in materia di autonomia sviluppa un’ipotesi fondata sulle singole discipline - scelta che impedisce la governabilità del sistema, che deriva dall'esistenza di precise procedure di autoregolazione. Il testo, per quanto riguarda la valutazione, depenna la vigente norma che prescrive al collegio dei docenti di “valutare periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica”. Da ricordare, infine, che la complessità si abbatte attraverso scomposizioni, non si può semplificare. 2) “Superamento dell’autoreferenzialità degli organi collegiali”. L’asserzione è fondata sull’ordinaria prassi scolastica, non sulla lettera e sullo spirito della legge vigente, edificata sui principi delle moderne scienze dell’organizzazione (elusi dal DDL). Un uomo di governo avrebbe, come compito primario, quello di riportare il servizio nell’alveo istituzionale. 3) “Sistema che premia i propri docenti”. Il DDL (art 12/3) definisce la funzione docente cassando la categoria CAPACITA’ (CFR legge Moratti): la possibilità di realizzare e monitorare processi d’apprendimento condivisi è azzerata. Si tratta di un fatto significativo: lo studente e le sue qualità non sono messe a cardine del servizio scolastico.