BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il richiamo della Cei al «sacrosanto» diritto alla libertà di educazione

Pubblicazione:

scuola_elementariR375_03set08.jpg

 

«La questione educativa: il compito urgente dell’educazione». E’ – fra le righe – un vero e proprio segnale alla società e al mondo politico italiano quello che è riecheggiato nell’Aula del Sinodo dei Vescovi in occasione della 59ª Assemblea Generale della CEI, apertasi nel pomeriggio del 25 maggio 2009 a Roma con la prolusione del Card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Perché, proprio in questo momento storico di crisi economica e sociale, mettere a tema l’emergenza educativa? Non ci sono forse questioni più urgenti: i bilanci nazionali, le difficoltà delle famiglie, la solidarietà, la disoccupazione, l’immigrazione, la legge 40 e il testamento biologico, ecc..?

Scorrendo il testo della prolusione, infatti, parrebbe proprio così. Invece, al punto 9, ormai a conclusione della sua relazione introduttiva quasi fosse un semplice corollario, ecco invece un deciso affondo del Card. Bagnasco sull’educazione: «L’ambito nel quale più preoccupante appare l’impatto dello spirito del tempo è quello educativo. Infatti si parla, non a caso, di «emergenza», e non per analogia né per retorica: su questo fronte percepiamo effettivamente un allarme serissimo, che va via via dilatandosi».

Non è unasottovalutazione dei numerosi problemi sociali, alcuni dei quali resi oggi più evidenti dalla crisi e che, in effetti, il porporato ha subito toccato nel suo discorso; eppure – ha voluto indicarci il Card. Bagnasco- tra i marosi delle tante questioni drammatiche e improrogabili, occorre individuare il punto cruciale da cui ripartire, la cui assenza sta all’origine di tanti altri problemi: «poiché consideriamo l’emergenza educativa il fattore in grado di mettere a repentaglio l’equilibrio di una società e le possibilità concrete di un suo progresso, il Consiglio Permanente ha deciso di farne il tema centrale di questa Assise».

Occorre, cioè, ripartire dalla persona e da ciò che ne può favorire la realizzazione piena e integrale, perché solo questo è garanzia di una pacifica convivenza civile nonché di un equilibrato e rinnovato sviluppo sociale. Ecco perché il compito “urgente” dell’educazione.

E, parlando di educazione, non poteva mancare un forte richiamo alla questione della parità scolastica, messa ancora più a repentaglio dai venti di crisi e da scelte non sempre lungimiranti dell’attuale governo: “la scuola deve essere l'ultimo settore a cui una società deve togliere le proprie risorse” ha affermato mons. Coletti, responsabile della Conferenza episcopale italiana per l'educazione, tornando anche a rivendicare con forza la necessità che il governo applichi, con il dovuto sostegno economico, il «sacrosanto diritto» alla parità tra scuole statali e non statali.

«Sacrosanto»: non si tratta, cioè, della rivendicazione di un privilegio né di una questione confessionale, ma dell’esigenza ragionevole –vale a dire fondata su dati di realtà- di dar vita finalmente in modo pieno ad un sistema scolastico capace di valorizzare e armonizzare tutte le risorse educative della nostra società, facendole convergere nel contesto di un effettivo servizio pubblico. Esistono infatti aspetti di convenienza economica e civile che particolarmente oggi, in questo tempo di crisi, non possono più essere trascurati: il grande risparmio che le scuole paritarie garantiscono allo Stato e la possibilità di disegnare una concezione più autentica e matura della nostra convivenza civile, perché per educare occorre non solo istruire, bensì – come ha affermato il card. Bagnasco –  «investire tutta l’intelligenza e la passione di cui siamo capaci» e questo accade oggi con più facilità nelle scuole paritarie, alla cui origine stanno – quasi sempre – un forte impeto ideale e una autentica passione educativa. Citando il grande pensatore Romano Guardini, il cardinale ha infatti aggiunto: «Che cosa dunque significa educare? […] Educare significa che io do a quest’uomo coraggio verso se stesso […]. Che lo aiuto a conquistare la libertà sua propria […]. Con quali mezzi? Sicuramente avvalendomi anche di discorsi, esortazioni, stimoli e metodi di ogni genere. Ma ciò non è ancora il fattore originale. La vita viene accesa solo dalla vita».

Insomma, come già in altre occasioni, l’assemblea dei vescovi italiani si è rivelata più laica e pragmatica di tanti benpensanti laicisti, “gettonatissimi” dai mass-media nazionali ma fondamentalmente incapaci di proposte costruttive. Questi, infatti, in nome di una concezione ideologica ormai stantia, continuano a negare alle famiglie una autentica libertà di educazione e pretendono che lo Stato continui a sperperare risorse per un modello di scuola centralistica che, anche a causa di un sistema così configurato, si rivela sempre più incapace di fronteggiare la montante emergenza educativa.

Torna inevitabile l’invito a un vero e proprio patto educativo tra la scuola e la famiglia, con obiettivi condivisi e con reciproci impegni. Ancora più radicalmente torna l’invito a riconoscere nei fatti concreti, e quindi anche a livello economico, una reale libertà di scelta, perché ogni famiglia possa scegliere la scuola alla quale mandare i figli in piena libertà, senza nessun condizionamento e senza nessun aggravio. Lo strumento delle detrazioni fiscali potrebbe, in questo senso, rappresentare un primo passo concreto e di semplice attuazione: un segnale di buona volontà da parte di chi Governa; un gesto di pacificazione nazionale rispetto allo scontro ideologico che fino ad oggi ha impedito l’attuazione della vera libertà di scelta educativa; una indicazione di cammino per giungere, nel tempo, ad un mix di strumenti che realizzi la piena parità economica e renda più efficiente l’intero sistema nazionale di istruzione.

 

 



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
29/05/2009 - Alcuni presupposti della libertà di educazione (enrico maranzana)

E' falso dire che in Italia esiste "un modello di scuola centralistica che .. si rivela sempre più incapace di fronteggiare la montante emergenza educativa". Nel 1974 alle scuole - pubbliche e private - e' stata data un'ampia facoltà di organizzare il servizio in modo autonomo "elaborando e adottando gli indirizzi generali" e programmando l'attività educativa. La legge non ha prodotto il decentramento previsto: è utile, necessario e doveroso riflettere sulle cause del fallimento dei decreti delegati [riorganizzati nel T.U. 297 del 1994]. Tra queste a)l'incapacità dei docenti e dei genitori sia di esprimere puntuali, concrete e circostanziate proposte, sia di contrastare l'egemonia dei dirigenti scolastici che hanno impedito il cambiamento omettendo dagli ordini del giorno degli organismi collegiali adempimenti obbligatori; b) il prevalere di un'ottica amministrtiva-finanziaria a quella pedagogica-didattica; c) la mancanza di un sicuro quadro concettuale di riferimento su cui progettare itinerari educativi-formativi - Si consideri il parallelismo tra " La vita viene accesa solo dalla vita” [riportata in questo articolo] e l'affermazione di A.Einstein "La conoscenza è cosa morta, la scuola serve per vivere". La libertà di educazione, che nell'intervento si vorrebbe difendere, si fonda sull'ideazione e sulla realizzazione di itinerari in grado di coinvolgere integralmente lo studente mentre, nell'ordinaria prassi scolastica, nelle aule il docente parla, parla, parla.