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UNIVERSITA’/ Gelmini: va collegata al mondo del lavoro

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«Un elemento assente nel nostro paese è il collegamento tra mondo dell'università e mondo del lavoro»: lo ha detto, a Radio 24, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, sottolineando l'opportunità di rivedere l'offerta formativa.  

Facendo riferimento all'alto numero di iscritti alla Facoltà di scienza della comunicazione, a fronte di un lieve calo degli iscritti in generale e del numero dei laureati, il ministro ha osservato: «Siamo sicuri che un laureato in scienza della comunicazione, anche a prescindere dalla crisi economica in corso, possa trovare lavoro o forse non è meglio cambiare l'impostazione generale?».

Il ministro si è quindi soffermato sui dati di una recente indagine internazionale (Eurostat) dalla quale è emerso che in Italia ci sono 19 laureati su 100 a fronte di una media Ue del 30% e di picchi del 40% in paesi come Francia o Gran Bretagna.

«Un dato che deve far riflettere - ha sottolineato - è la perdita di capacità della nostra università e anche della nostra scuola superiore di fungere da ascensore sociale. Scuola e università non riescono più a migliorare le condizioni sociali ed economiche dei ragazzi: il figlio dell'operaio fa l'operaio, il figlio del medico fa il medico. È un dato preoccupante che dimostra come incida di più la famiglia di provenienza sulla carriera rispetto al titolo di studio».

Il ministro ha infine segnalato un altro problema che affligge il nostro sistema d'istruzione sia a livello di scuola superiore sia a livello universitario e cioè la «dispersione degli studenti». «Molti ragazzi intraprendono un corso di studi ma poi non lo completano. Dobbiamo riflettere dunque su questo dato e sul tipo di offerta formativa che siamo in grado di dare».



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