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SCUOLA/ Razionalizzazione delle cattedre: no alla burocrazia, sì all’autonomia

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Negli Uffici Scolastici Provinciali si sta giocando una partita decisiva rispetto al futuro della scuola: l’applicazione, o meglio l’anticipazione dei tagli che portano a rivedere la costituzione degli organici di ogni istituto. Che la questione sia delicata lo si evidenzia dall’insoddisfazione che serpeggia nel mondo docente.

E’ giusto che si metta mano alla questione con una razionalizzazione che porti ad un miglior utilizzo dei docenti e ad un rapporto più equilibrato tra docenti e studenti. Su questo va dato merito al ministro Gelmini di aver preso una decisione che non prevede ritorni all’indietro, quella cioè di portare l’orario di tutti gli insegnanti a 18 ore, in realtà già stabilito da tempo ma di fatto sempre attuata un po’ sì un po’ no, in base a non si sa quali criteri.

Il problema, semmai, è che come al solito nella scuola, ma non solo, si passa dalla applicazione soft a quella rigida. Ossia, sempre come al solito, non si considera la realtà. Sta quindi succedendo che insegnanti con orario cattedra di 17 ore debbano andare a farne 3 da un’altra parte altrimenti perdono la titolarità della cattedra stessa, o che insegnanti con orario cattedra di sedici non potendo completare se non con quattro ore siano costretti a farne 20 per mantenere la cattedra.

E’ questo un segnale preoccupante, perché indica l’incapacità della scuola di procedere facendo riferimento alla realtà. Se accade questo è perché la scuola soffre e in modo grave della prevalenza della burocrazia. Continuerà ad essere così se nella scuola si fissano le regole e si lascia ai burocrati la loro applicazione. Lo sappiamo bene, il burocrate ha un unico modo di procedere, ed è quello di fare somme e divisioni. Poco gli importa della realtà. Per questo urge un nuovo modo di procedere, urge che si abbandoni il metodo dei meccanismi per accedere a quello della realtà. Che le cattedre degli insegnanti le facciano dei burocrati, seduti ad una scrivania, è quanto di più contrario vi sia alla natura della scuola.

Sarebbe ora che l’autonomia diventasse effettiva; solo in questo modo, infatti, si possono utilizzare adeguatamente e in modo efficace le risorse. Infatti se un burocrate ad un insegnante che ha 17 ore in una scuola non può far altro che aggiungerne 3 a Canicattì, un istituto autonomo sa bene che quell’insegnante può utilizzarlo per l’ora rimanente in attività fondamentali per la realizzazione del POF. E’ così semplice! Invece no. Anche oggi la scuola italiana sta scegliendo la strada più complicata, creando solo disagi e confusione. Eppure sulla strada giusta l’aveva già messa il buon Berlinguer con la madre di tutte le riforme: l’autonomia.

 

(Gianni Mereghetti)

 

 



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COMMENTI
02/06/2009 - autonomia tutelata (Silvia Magherini)

Vorrei sottolineare - anche per il sig. Bruschi - che il DPR 275 non è sconosciuto solo alle scuole, ai docenti e (molto) ai Dirigenti, ma anche ai Ministri che continuano a perpetuare un dirigismo nazionale a qualunque governo appartengano. Le scuole assomigliano a quelle ereditiere americane che, avendo 5 o 6 anni, potranno spendere l'eredità solo da maggiorenni e nel frattempo sono poste sotto tutela: l'autonomia è bellissima ma di fatto non se ne può godere. Autonomia significa, una volta posti dei paletti di qualità e di garanzia: un budget effettivo, sufficiente e certo; il potere di scegliere i propri docenti, il personale amministrativo e il proprio orario scolastico; il dovere di rendicontare in base a determinati standard di qualità; la possibilità di scegliersi le scuole con le quali fare accordi di rete in base a progetti ed idee comuni e non dover fare di necessità virtù, scegliendo quelle con docenti che hanno avanzi di orario da completare.

 
01/06/2009 - NO ALLA BUROCRAZIA... (GAETANO MENAFRA)

Ancora una volta, sig. Mereghetti, lei si distingue per l'assoluta "imparzialità" e dichiara la sua "fede" verso l'attuale Ministero dell'Istruzione, contraddicendosi in maniera evidente... Ma non ha ancora capito che la "grande riforma" Gelmini l'ha scritta il titolare del Ministero del Tesoro e quindi se c'è da risparmiare non si va tanto per il sottile! Altro che burocrazia, si è solo applicata la logica dei numeri! Anche Lei, così sopra le parti, deve ammettere che con questa logica non si favorisce certo l'autonomia e il buon funzionamento della scuola pubblica! Grazie, se mi legge...

RISPOSTA:

Carissimo signor Manafra, la ringrazio dell'attenzione. Mi pare chiaro quello che ho scritto. A fronte di tagli che sono dovuti e non cercati, a fronte di una razionalizzazione che comunque è urgente l'errore del Ministro Gelmini è quello di affidarsi alla burocrazia e non all'autonomia. E' una occasione persa, oltre al fatto che affidarsi alla burocrazia è tagliare il buono e l'inutile senza alcuna distinzione! Grazie (Gianni Mereghetti)

 
01/06/2009 - Torniamo alla 275! (Max Bruschi)

A 10 anni dalla più importante riforma del sistema scolastico, occorrerebbe tornarne allo spirito. E anche alla lettera. Per fare solo un esempio: l'articolo 7 prevede possibilità di accordi di rete anche per lo scambio di docenti. Quante istituzioni scolastiche usano di questa opportunità? E ancora: quante attivano gli strumenti di autonomia didattica previsti dall'articolo 4?

 
01/06/2009 - Autonomia - un termine senza significato (enrico maranzana)

Autonomia – per la scuola italiana rappresenta la nuova etichetta di una bottiglia il cui contenuto è sempre lo stesso. E’ sufficiente leggere i POF per constatare: a) le singole scuole sono etero dirette essendo la loro finalità è di natura squisitamente disciplinare. Il loro mandato, invece, pone lo studente al centro del servizio e l’orientamento del sistema deve essere espresso in termini di capacità e di competenze; b)l’attività delle scuole è destrutturata. Si veda, ad esempio, la latitanza dei Consigli d’Istituto che hanno il compito di definire i “criteri generali della programmazione educativa” [T.U. 297/94]. Se il dettato della legge fosse stato onorato il servizio sarebbe orientato e unitario, gli organismi collegiali della scuola non si sarebbero potuti sottrarre alle loro responsabilità quali, ad esempio, la formulazione di ipotesi, la misurazione dei risultati e il conseguente ritorno sulle congetture fatte per il miglioramento delle prestazioni - fasi essenziali, irrinunciabili dell’autonomia; c) i docenti delegano agli autori dei libri di testo gli aspetti qualificanti della loro professionalità: non tengono in alcuna considerazione le mutate condizioni logico-affettive dei giovani e il loro modo di rapportarsi al mondo circostante. La vita nelle aule scolastiche si fonda sulle parole, parole che ripetono, ripetono, ripetono quanto appare nei testi in adozione.