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SCUOLA/ Un esame all’avanguardia: la prova finale dei corsi professionali

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Metà di giugno, tempo di esami: riparte la prova nazionale della scuola media il 18 giugno, iniziano gli esami di maturità il 25 giugno.

Il 18 giugno in Regione Lombardia, senza alcuna risonanza, si tiene la quinta edizione della prova multidisciplinare al termine dei percorsi triennali di Istruzione e Formazione Professionale.

Essa consiste in una serie di quesiti a risposta chiusa o aperta univoca sulle competenze di Lingua Italiana, Matematica, Informatica ed Inglese. La prova si svolge durante una mattinata in 4 ore, una ora per ciascuna area di competenza.

Sono da segnalare due caratteristiche: l’esame assegna un posto centrale alle competenze di base, in un settore della formazione che nel passato puntava quasi esclusivamente sulla professionalizzazione, per rimotivare un’utenza difficile.

La seconda caratteristica attiene alle forme di valutazione e di certificazione, che sono in via di mutamento nel nostro Paese e non solo.

La prova multidisciplinare lombarda influisce sul punteggio totale per il 30%. La stessa percentuale del 30% viene assegnata anche al percorso precedente ed alla prova professionale; il 10% restante può essere assegnato in sede di colloquio in relazione alle capacità di approfondimento delle proprie capacità ed obiettivi dimostrati.

E’ a disposizione delle Commissioni d’esame un ulteriore 5% che può essere assegnato (senza mai però superare il 100 complessivo) in relazione a rilievi e meriti particolari.

Ora, anche nell’esame di stato che conclude i percorsi di istruzione secondaria di secondo grado (già maturità) il voto finale deriva da una assegnazione di quote alle diverse parti dell’esame e precisamente il 45 % alle tre prove scritte separatamente, il 30% al colloquio, il 25% al credito scolastico; anche qui troviamo il 5% di bonus.

Ma la differenza fondamentale sta nel fatto che all’esame di stato manca una parte standardizzata esterna. Per ora è presente dal 2008 solo nell’esame di terza media.

La funzione di questa parte non sta solo nel contribuire percentualmente alla valutazione complessiva, ma anche nell’esercitare una funzione regolativa indiretta. La presenza di un tale “specchio” rende infatti più difficile la totale discrezionalità delle commissioni e pertanto diminuisce il livello di inaffidabilità dei loro giudizi.

Ed è per questo che questa struttura di esame si sta diffondendo in misura crescente a livello internazionale, tranne che in Gran Bretagna, dove si sta ora cominciando solo ora a rivalutare la valutazione interna degli insegnanti di classe. A partire dall’Abitur tedesco, negli altri Paesi ci si avvia verso forme miste, che da una parte tengono conto dei risultati degli anni precedenti e dall’altra prevedono prove standardizzate esterne. E’oramai evidente, anche dal caso italiano, che prove centralizzate esterne a valutazione libera non danno garanzie di equanimità, pur in presenza di commissioni parzialmente o totalmente esterne.

In Italia l’interesse della prova nazionale all’interno dell’esame di terza media sta nell’essere una prova generale per una prova analoga per l’esame di stato che conclude il secondo ciclo superiore. La questione dell’ammissione e del 6 obbligatorio ha sviato l’attenzione dal fatto che, sia pure faticosamente, questa prova si sta insediando come una parte dell’esame di cui obbligatoriamente tenere conto.

La flebo che il ministro Fioroni ha cercato di fare a questo nostro BAC all’amatriciana, con il rientro dei commissari esterni, non riesce a renderlo attendibile e credibile, considerato che a Crotone i 100 e lode si sprecano.

Non si tratta tanto di rendere più attendibile o addirittura oggettiva la valutazione di prove che probabilmente di necessità sempre conserveranno forti elementi di soggettività, quale la prova scritta di italiano.

Ma sarebbe preferibile affiancare a prove complesse ed articolate su competenze complesse altri tipi di prove in odore di maggiore oggettività.

Ai tempi della riforma degli esami di maturità voluta da Berlinguer, la terza prova era stata concepita come prova nazionale: sarebbe ora di smettere l’inutile dispendio di energie causato dalla sua predisposizione da parte delle commissioni. Dispendio che interessa anche l’archiviazione ed analisi a posteriori delle domande prodotte, che non ha notoriamente portato da nessuna parte.

Il 18 giugno, dunque, l’istruzione e formazione professionale lombarda perfeziona il metodo messo a punto a partire dal 2005, alla ricerca di una forma di esame adeguata agli attuali bisogni del sistema sociale e che si ponga in risonanza con quanto avviene al di là delle Alpi.

Già dagli anni prossimi comunque questo modellino penetrerà nella turris eburnea dell’istruzione secondaria superiore, poiché verrà utilizzato negli Istituti Professionali che decideranno di erogare la qualifica triennale regionale, aderendo alle possibilità offerte dall’Intesa fra MIUR e Regione Lombardia del marzo 2009.

 

 



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COMMENTI
17/06/2009 - un approccio scientifico al problema valutazione (enrico maranzana)

Sul manuale delle piccole marmotte di Qui, Quo e Qua e' riportato l'aforisma: "L’albero nasconde la foresta". Si tratta di un monito che mette in guardia sui pericoli derivanti dalla scelta del punto di vista da cui si osserva la realtà. Nel caso delle prove d'esame di fine percorso e' bene ricordare che la valutazione e' un processo, processo che evolve passando da uno stato ad un altro stato. Isoliamo la valutazione dal sistema scolastico per apprezzarne la natura. La prima fase del percorso coincide con la puntuale, precisa e dettagliata specificazione dei traguardi educativi-formativi. Definiti gli obiettivi segue la messa a punto di prove atte alla MISURAZIONE del grado del loro conseguimento. Gli esiti della somministrazione delle prove, confrontati con le attese, costituisce la fase del controllo. Gli scostamenti rilevati, sottoposti al vaglio discrezionale, concludono il processo.