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MATURITA' 2009/ 150 anni dall'unità d'Italia: il tema di storia svolto da Giovanni Cominelli

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150 anni dell’Unità d’Italia?! Questa si che è una notizia! Ero infatti convinto che la storia d’Italia fosse finita nel 1948. Il mio orizzonte è pieno di cronaca: Iran, Berlusconi, Obama, D’Alema... Ma non chiedetemi che ci fanno lì. La storia dal 1948 ad oggi non la conosco. A scuola non me l’hanno proprio insegnata. Però abbiamo letto i giornali.

 

Il terzo regime, quello repubblicano, è quello in cui vivo, ma lo conosco meno. Avrei preferito un bel tema sulle guerre puniche, lo scontro finale tra Scipione e Annibale, altro che Podestà-Penati. Non so chi siano, ma qui a Milano se n’è parlato molto. Forse questo spiega perché la politica a me e a molti della mia generazione paia un mondo marziano. Del primo regime, quello monarchico-liberale, mi viene da dire che si tratta di un liberalismo ben strano. Sì, una piccola minoranza di proprietari strappa lo Statuto albertino nel 1848 ad una monarchia ottusa e reazionaria. Poi con l’aiuto di Francia e Inghilterra e con il contributo di un migliaio di sessantottini dell’epoca in camicia rossa, guidati da tale Garibaldi, la monarchia sabauda unifica il Paese, eccetto il Nord-Est, e arriva a Roma. Ma i liberali si vedono solo quando si tratta di spartirsi le proprietà della Chiesa e degli ordini religiosi, accumulate nei secoli da generazioni a beneficio dei poveri. Bismarck, che era uno junker prussiano, ha unificato la Germania, ma ha lasciato l’autonomia ai Laender. La monarchia italiana e i liberali invece impongono un duro modello statale centralistico ad un Paese, che dal VI secolo ha incominciato a dividersi in stati autoctoni o controllati da potenze straniere: un modello monostatale ad una nazione storicamente pluristatale.

 

Perché hanno scelto questo modello, benché Gioberti e Cattaneo proponessero un’alternativa più realistica e più rispettosa della storia? Perché la borghesia italiana è poca cosa, rispetto a un Paese di 22 milioni e 182 mila abitanti nel 1861: contadini analfabeti fino al 90%, artigiani, qualche operaio. Nel gennaio del 1861 fu concesso il diritto di voto solo a 419.938 persone; a votare ci andarono in 239.583; i voti validi si ridussero a 170.567. Di costoro 70.000 erano di impiegati statali precettati. Cavour è eletto con 6 voti, Garibaldi con 4! Mah! Perciò questa borghesia, arricchitasi con i latifondi piuttosto che con la produzione, non riesce a tener sotto il Paese, se non usando brutalmente l’esercito e l’Amministrazione, soprattutto al Sud. Il regime monarchico-liberale ha generato la questione meridionale. Per il popolo le libertà reali sono pochi: la prima è quella di crepare di fame, la seconda di emigrare: 5 milioni alla fine dell’Ottocento.


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