BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Libri di testo: quella strana idea di famiglia che viene trasmessa ai bambini

Pubblicazione:

scuola_bimbi-asiloR375.jpg

 

Maggio: mese tradizionalmente dedicato, nelle scuole, alla scelta dei libri di testo per l’anno successivo. Il compito degli insegnanti è quello di valutare contenuti e metodologie per individuare le proposte di adozione da sottoporre ai Collegi Docenti. Ultimamente, però, la scelta è diventata più delicata: la normativa impone che i testi adottati siano mantenuti per i successivi cinque anni ed è dunque più che mai necessario esaminarli con grande attenzione, per non trovare brutte sorprese quando ormai non ci si può fare più nulla.

Il lavoro, poi, si è dimostrato ancora più complesso del previsto, come ci hanno segnalato alcuni insegnanti di scuole associate alla CdO Opere Educative, perché le case editrici si sono “modernizzate” e, per stare al passo dei tempi, si sono adeguate a quello che il mercato richiede. Così è diventato arduo trovare testi liberi dagli influssi delle odierne mode culturali, improntate a modelli di vita e di pensiero quantomeno discutibili.

L’uso dei libri di testo scolastici a fini di indottrinamento delle nuove generazioni non è cosa nuova, purtroppo. E’ nota la polemica – mai spenta – sull’uso di fondi dell’UE per finanziare la pubblicazione di libri scolastici palestinesi incitanti all’odio contro Israele e all’uccisione degli Ebrei attraverso atti kamikaze di martirio/suicidio. Altrettanto nota, stavolta solo nostrana, è quella sui manuali di storia in adozione nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, e sulle loro clamorose deformazioni (o dimenticanze) di certi avvenimenti a fini politici o antiecclesiali…

Ma quello che ancora non avevamo osservato, e sicuramente ci auguravamo che non accadesse mai, è un fatto nuovo: la redazione di libri scolastici di lettura, per le scuole primarie, infarciti di riferimenti contro la famiglia e inneggianti alla disobbedienza dei bambini, finalmente in grado di sottrarsi alla “morsa” dei genitori e lanciati verso radiosi orizzonti di autonomia e di auto-educazione…: “Zitti tutti e sparite…Butto le scarpe in pattumiera, e sto a letto fino a stasera!…Avete sentito o lo devo urlare che io stamattina non mi voglio alzare? Mi sono svegliato con la luna storta, state lontano, ecco chiudo anche la porta!”. Un nuovo modello di bambino, insomma, non più desideroso o almeno preoccupato di seguire i grandi, ma fortemente dispotico e ripiegato sui propri capricci. Non vogliamo scandalizzarci; tutti i bambini fanno i capricci e sempre li faranno. Ma il fatto che questo venga “simpaticamente” messo a tema nei libri di lettura scolastici lascia perplessi, perché con la scusa dell’esercizio linguistico in realtà si propone un modello da emulare. E i bambini, lo sappiamo, emulano…

Questo, però, è solo l’inizio e sarebbe ancora poca cosa…

Infatti: “Jacopo vive con la mamma perché i genitori sono separati, ma ogni due settimane passa il week-end col papà”; quando questi però gli telefona per invitarlo al pranzo con la nonna (che gli vuole tanto bene…) e mette scompiglio nei suoi progetti che prevedevano una festa di compleanno con amici, Jacopo “ci resta malissimo…ha una specie di incendio nella pancia e si sente il cuore gonfio come se stesse per scoppiare….sbatte giù il ricevitore del telefono e fa cadere l’apparecchio a terra…..afferra con rabbia lo zaino ed esce di corsa per andare a scuola”. Ecco un significativo esempio di “normalizzazione” della famiglia separata, in cui i padri sono assenti o quantomeno inopportuni….

Facile ironia? Non tanto, visto quanto è possibile leggere altrove: “Mi chiamo Sara, vivo in una villetta a schiera con un fazzoletto di giardino insieme a mia madre e ai miei due fratelli…..Anna, la genitrice, Grande madre apprensiva, è  una a posto, una che c’è e su cui si può contare. Ci sarebbe ancora il Grande Capo, il Pater Familias…ma non ho proprio voglia di parlarne. Basti dire che non c’è, è passato e andato, e a me non sembra che questa fosse una cosa da fare. Ma a lui sì, a quanto pare….”

Famiglie senza padre, famiglie moderne. Come quella di Benedetta (V^ elementare), che ha già la sua bella storia sentimentale con un ragazzo (ma a 9-10 anni non era il periodo della latenza?), come racconta nel suo diario segreto: “Lei (la mamma) si è letta la pagina del bacio, ha saputo del pigiama party, dei miei appostamenti alla casa di Nicola mentre lei mi credeva a lezione di danza, della bici di notte, ma soprattutto si è beccata tutti i commenti su di lei…insomma dire che è furiosa è un eufemismo. Un po’ mi fa pena perché l’ho ferita nell’orgoglio.”.”

Eh già, per vivere una vita così – “bella, avventurosa e soprattutto libera”-  un papà presente e che controlla  (già lo fa “quella ficcanaso della mamma”, che non si capisce perché “non si fa mai i fattacci suoi”) sarebbe davvero un bel problema...

E quand’anche la famiglia fosse “normale”, quella orribile-banale-noiosa famiglia “normale”, lo spettacolo descritto non è meno desolante: “I genitori gli comunicarono la notizia una sera a tavola. Ti piacerebbe avere un fratellino o una sorellina, cucciolo?”. Risposta: “No, grazie! Ma i due non lo ascoltarono e la pancia della mamma cominciò a crescere”. Così, “nel giro di qualche mese le cose precipitarono e nacque il fratellino”. Da quel momento la vita per Oscar diventò un vero inferno: il papà “prima di tutto gli impediva ogni rumore”; la mamma, poi, “non si allontanava un centimetro dal bebè….facendogli ghirigori sulla pancia e ripentendo filastrocche tipo: «Tesoro qui, tesoro là, la tua mamma cosa fa»…”

Epilogo con commento di  Oscar: “Scoraggiante!”.

Come può non essere “scoraggiante” una circostanza come la nascita di un fratellino (che fortunatamente nella realtà è ancora attesa, condivisa e accolta da tanti come un lieto evento carico di fecondità) presentata in un modo simile?

D’altra parte, se dopo un litigio (non solo a parole) tra compagni le considerazioni che emergono sono: “come si fa a non esagerare quando devi convincere uno che non vuole assolutamente darti ragione?”, come possiamo sperare che l’altro, sia questo la mamma, il papà, il fratello o il compagno, non sia da eliminare solo perché limita la tua espressività?

Potremmo andare avanti a lungo con esempi simili, ma preferiamo fermarci qui, tanto è evidente il tentativo di introdurre una nuova antropologia e, con essa, una nuova “cultura”. E se oggi -come accaduto nei confronti della pubblicità di una nota marca di automobili- si solleva ancora qualche timida protesta (subito zittita dai benpensanti nostrani illuminati dalla luce del progresso e impegnati nella costruzione della nuova umanità), forse tra pochi anni tutto questo parrà normale e le conseguenze, che deriveranno dall’aver fatto crescere delle persone incapaci di relazioni autentiche, saranno irrimediabili.

Davvero, come ricordato durante la recente assemblea Generale della CEI, «la situazione ambientale è difficile e pesante ed è attraversata da derive e o­rientamenti culturali» che finiscono con il trasformare il significato stesso di concet­ti come «il bene, il vero e il bello». Il vero «è ridotto a know how,  cioè a sapere come si fa, per cui il senso è sottoposto a totale relativismo e al con­senso della maggioranza». Il bene «viene identificato con l’utile per sé e il proprio gruppo, contrapposto all’utile per gli al­tri». Il bello, infine, «si identifica con ciò che mi eccita emotivamente e non con ciò che mi chiama ad uscire fuori da me stes­so come vocazione al bene e al vero».

Noi, però, abbiamo il desiderio e la presunzione di opporci a questa deriva. Come? Continuando la nostra battaglia per un’educazione libera, già possibile in luoghi che offrono un insegnamento conforme alla nostra bella e ricca tradizione; luoghi in cui sono impegnati adulti consapevoli del compito educativo che li attende e che guardano con attenzione e dedizione chi ancora oggi si “ostina” a difendere la famiglia, quella vera. Perché “in un tempo in cui è forte il fascino di concezioni relativistiche e nichilistiche, e la legittimità stessa dell’educazione è posta in discussione, il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nella vita e nell’uomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare”. (Benedetto XVI, intervento all’assemblea generale della CEI, 28 maggio 2009)

 

a cura di Marco Lepore (ufficio stampa FOE) e Paola Guerin (Centro Servizi FOE)

 

 



© Riproduzione Riservata.