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SCUOLA/ Le vacanze si avvicinano: un vademecum per genitori e figli

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Sono finiti (quasi per tutti) anche gli esami. Vacanze uguale a tempo libero. C’è un errore di pensiero insito in questa equazione, diffusissima, ovvia, quasi inconfutabile; l’errore che consiste nel porre una distinzione fra tempo libero e scuola.

Il tempo, per sua natura, è sempre libero; anche quando lo riempiamo con le nostre attività. Ogni nostro attimo è occupato, persino distesi su un’amaca a guardare le nuvole che corrono in cielo oppure mentre dormiamo e svolgiamo un lavoro riposante come quello del sogno. Esiste anche l’invio evangelico a considerarlo:«sia che vegliate sia che dormiate…».

In realtà il tempo - sempre libero anche sui banchi - durante il periodo di vacanza diviene solo diversamente occupato.

La vacanza, ad esempio, rappresenta la straordinaria occasione per i nostri ragazzi di fare esperienza che la conoscenza e poi l’apprendimento - posto che quello che ho incontrato varrà anche la pena di essere ap-preso ossia afferrato, abbracciato, fatto mio - sono possibili ovunque, anche al di fuori dei banchi delle scuole. Non è sensato distinguere il tempo dell’imparare (a scuola) e il tempo della vacanza, esiste piuttosto un’unitarietà della vita e nella vita, scandita dal tempo ed espressa nello spazio.

Il periodo di vacanza che ci stiamo per prendere è l’occasione perché la curiosità si metta in moto, l’osservazione della realtà sia un po’ più libera da schemi e ci si possa accorgere, più facilmente, che nulla è banale e scontato così come che il tempo è una risorsa, da volgere a nostro vantaggio. La bellezza della natura, la compagnia rilassata degli amici, le attrazioni che possono sbocciare verso i coetanei, il corpo che si muove con meno vincoli e impacci, i genitori forse un po’ meno angosciati del solito non sono il panorama scontato delle pagine estive dei nostri minori, ma reali e preziose occasioni di esperienza.

Allora accompagniamo i ragazzi - i più piccoli fisicamente, i più grandi con la nostra sollecitazione - verso avventure non troppo strutturate, che liberino il campo anche alla fantasia, alla possibilità di non avere già tutto deciso e programmato. Creiamo la possibilità che accada qualcosa di imprevisto, di piacevolmente sorprendente, al di fuori dei nostri calcoli e preventivi.

È pure un tempo propizio per i rapporti; favoriamone quindi la coltivazione, magari portando con noi un loro amico o amica, o affidando i nostri bambini alla cura di altri adulti di fiducia per qualche giorno. Andare via in campeggio, con una famiglia amica, a una vacanza sportiva o a casa dei nonni sono tutte occasioni per certificare che si può stare bene anche lontani da mamma e papà, perché tanto si sa che loro ci sono e che il loro compito non è altro che l’introduzione alla realtà.

Aiutiamoli quindi a fare presa sulla realtà, a muoversi da protagonisti prendendo delle iniziative che il diverso ritmo della giornata già tende a favorire.

Una condizione è però richiesta a noi adulti: stimare il moto dei ragazzi, apprezzarlo, senza guardare con occhio scettico, pieno di preconcetti, ciò che intraprenderanno. A volte siamo preda di un cinismo malevolo che ci fa sorridere dei loro entusiasmi, degli slanci, delle passioni dichiarate, di una certa irruenza o presunta impulsività. Sono sorrisini amari che fanno male, frecce indirizzate alla loro voglia di esserci, dettate da un essere adulti che coincide con l’essere disillusi, col ritenere che tanto quello che conta è sempre altro. Piuttosto prendiamoli sul serio e vediamo se riusciamo a farci trasmettere un po’ della loro baldanza, della capacità di credere che si possa stare insieme con sincerità, del non voler troppo scendere a compromessi .

E non trascuriamo il fatto che per alcuni bambini e ragazzi la vacanza diventa invece esperienza di noia. Non è tutta colpa loro; con le facce smunte, le cuffie sempre alle orecchie e lo sguardo perso, lo stare vestiti sotto l’ombrellone oppure rifiutarsi di alzare lo sguardo dalla play portatile, insomma con tutta quella serie di atteggiamenti che tendono a innervosirci tanto ci stanno solo comunicando qualcosa. In fondo non ci segnalano altro che l’assenza di un accadere. È noia quando il tempo libero resta vuoto di rapporti, così vuoto che nessuna attività è in grado di occuparlo in modo soddisfacente. Quando fanno così ci interpellano, in modo magari maldestro, a tratti incomprensibile ed oppositivo; non possiamo mancare all’appuntamento: ci chiedono di essere seri innanzitutto col nostro tempo. Non ammorbiamoli con continui rimproveri in cui sottolineare che non vanno bene e non ci piacciono o con ripetuti inviti verbali a “muoversi”; preoccupiamoci di stare bene noi coi nostri altri, di essere soddisfatti da ciò che accade e da come stiamo e semmai di coinvolgerli non in un discorso, ma in un’esperienza. Sorprendiamoli superando certo schemi di rapporto che magari si sono incrostati nel tempo, mostrando ad esempio interesse per i loro interessi, cercando di capire cosa li muove, dove vogliono andare, cosa pensano davvero. In fin dei conti è la presenza di un altro appassionato che può risultare appassionante per loro, di un altro che prende sul serio, senza necessaria seriosità, il proprio desiderio. E così potrebbe anche essere una buona estate, con un tempo libero liberamente occupato dal riposo e l’esperienza di una concordia coi nostri cari, magari impensabile quando ingolfati da cappotti e sciarpe correvamo nervosi e a testa bassa lungo i marciapiedi bagnati dall’inverno.



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COMMENTI
13/07/2009 - commento e condivisione (giuseppe paterlini)

Condivido pienamente il rischio di perdere il tempo per cercare di mettere in moto i figli, mentre noi rimaniamo fermi a discorsi che alla loro età ci avrebbero altrettanto annoiato od infastidito. E' vero che solo la passione genera passione al reale. Una buona amicizia e cedere alla constatazione che il compito di genitori sia l'introduzione al reale può fare guardare con amore vero i nostri ragazzi.

 
13/07/2009 - ballerini vacanze (ugo teatini)

Mi sono piaciute tre cose in questo articolo: la non divisione tra tempo libero e scuola, la preziosa osservazione sulla disillusione degli adulti per cui "quello che importa è sempre altro" e la bella descrizione sulla "noia" che può essere una domanda a noi e alla nostra "serietà" verso il nostro desiderio e la nostra soddisfazione

 
13/07/2009 - Lo zuccherino per trangugiare la medicina (enrico maranzana)

In estrema sintesi la riflessione rappresenta una velata critica all'ordinario modo di far scuola "accompagniamo i ragazzi con la nostra sollecitazione - verso avventure non troppo strutturate". Nelle aule scolastiche, infatti, i gradi di libertà concessi ai giovani sono estremamente ridotti: il successo scolastico deriva dal loro uniformarsi allo stato dell'arte. Ne discende che le raccomandazioni dell'articolista sono un palliativo: sarebbe stato molto piu' utile, per adeguare il servizio scolastico alla società contemporanea, la sua presa di posizione nei confronti di un sistema scolastico ancorato ad una società statica, come quella di inizio 900. Gli studenti, ordinariamente, non possiedono l'origine e il senso del proprio agire. Un'osservazione finale: nella scuola si usa far corrispondere il significato di apprendimento all'acquisizione stabile di un comportamento [competenza].