BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

UNIVERSITA’/ Gelmini-Giavazzi, un’accoppiata forse vincente

Pubblicazione:

gelmaR375_14lug09.jpg

Sulla crisi economico-finanziaria ha deciso di sospendere per un po’ il giudizio – i maligni direbbero che lo ha fatto per senso del pudore –; ma sull’università non vuole proprio cedere. E forse è anche il caso di dire che in questo secondo campo sembra destreggiarsi un po’ meglio.

Francesco Giavazzi, autorevolissimo editorialista del Corriere, sta battendo sempre più forte sul tasto della riforma universitaria. Dopo aver avuto una certa parte di merito, che è giusto riconoscergli, riguardo all’approvazione del decreto 180/2008, poi legge 1/2009, da lui fortemente voluta soprattutto per la parte relativa alle correzioni sui concorsi già banditi, ora l’economista ritorna con martellante regolarità a invocare un piano più ambizioso di riforma generale del sistema universitario italiano. O, meglio, a invocare che quel progetto, già scritto ma lasciato languire nel cassetto del ministro Gelmini, possa essere approvato, dopo aver passato, possibilmente indenne, le forche caudine del terribile Tremonti.

L’accoppiata Gelmini-Giavazzi potrebbe in effetti portare a casa un buon risultato. Lo schema sembrerebbe questo: la ministra ha dato lustro all’economista, dato che ha lasciato chiaramente trasparire chi fosse il vero ispiratore di una legge applaudita da tutti come primo e salutare correttivo ai tagli indiscriminati della legge 133/2008; ora l’economista deve tener bordone alla lotta della ministra contro il braccino corto dell’Economia, per far approvare una riforma che è stata tanto promessa da non poter più essere rimandata. Lasciare il percorso a metà non si può, e vanificherebbe anche quel poco che è stato fatto finora; la conclusione del percorso, invece, darebbe un’immagine fortissima al ministro Gelmini, che chiuderebbe così il cerchio “maestro prevalente-riordino delle superiori-riforma universitaria”. Un piano politico niente male, e tanto di cappello se lo si porta a termine.

Ma lasciando da parte le valutazioni politico-strategiche, vale la pena spendere qualche parola in merito alle proposte Giavazzi.

La linea principale del Giavazzi-pensiero, pienamente condivisa dalla Gelmini, ruota intorno all’idea di autonomia: nuova governance degli atenei, con Cda autonomo rispetto al Senato accademico, e non guidato dal rettore. Proposta tanto giusta, quanto naturalmente avversata da chi non vuole perdere il controllo sugli atenei. Ed è per questo che nasce il lecito sospetto che non sia soltanto il ministro dell’Economia a tenere chiuso il cassetto della Gelmini, ma anche una buona parte dei rettori.

L’altra idea coraggiosa, su cui l’economista è tornato con particolare forza nell’editoriale di ieri, è quella relativa alle tasse universitarie: proporne l’innalzamento è decisione politica assai difficile. Giavazzi non è certo l’unico a sostenerne l’opportunità: da tempo anche un altro autorevole editorialista del Corriere come Angelo Panebianco insiste su questo punto. E d’altronde il riferimento politico non manca: Tony Blair ha varato (affrontando coraggiosamente pesanti contrarietà anche all’interno del suo partito) un’importante riforma in questa direzione, aumentando le tasse universitarie e compensando il provvedimento con il sostegno al diritto allo studio tramite borse e altre soluzioni, come ad esempio il prestito d’onore. La strada è sicuramente giusta, e più che auspicabile; inoltre è anche culturalmente in linea con l’impostazione “anti-sessantottina” dell’attuale ministro. Francamente non saprei dire se il discorso sulle tasse sia condiviso dai due, o appartenga solo ai desiderata di Giavazzi (che forse deve pur lasciarsi un margine di critica a riforma, eventualmente, approvata).

A prescindere dal fatto che Gelmini voglia o meno fare un passo del genere sulle tasse, è comunque assodato che una riforma dovrà essere fatta: in un modo o nell’altro, quel programma deve uscire dal cassetto. Ne ha bisogno il sistema universitario italiano, troppo ingessato e arretrato; e forse ne ha bisogno anche il ministro, che potrebbe voler chiudere la partita in tempi utili.

 

(Rossano Salini)



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
15/07/2009 - giavazzismi o dibattito? (Luca Solari)

Sinceramente sono sorpreso da questa presa di posizione pro-Giavazzi e premetto di non condividere la facile equazione contro-giavazzi = pro-status quo.In questo paese gli economisti politici macro diventano, su una presunzione scientifica poco fondata, gli architetti di rifermento di riforme che sono in primo luogo di natura amministrativa, o meglio organizzativa.è evidente a chi sia stato in un organo di gestione universitaria in un'università pubblica come non è accaduto a Giavazzi (chi scrive conosce bene anche il sistema Bocconi che NON è generalizzabile) che le indicazioni logico-deduttive da regolazione economicistica (n.b. in questo del tutto parallele tra visioni liberiste estreme e marxiste) servono solo a spostare di poco gli equilibri interni, non certo a riformare l'università che ha bisogno di una rivoluzione delle strutture di gestione amministrativa e dei profili professionali che non a caso è del tutto assente dai progetti di riforma.modificare organi decisionali che non hanno nessun modo di centralizzare i processi decisionali oggi completamente frammentati e subordinare ogni valutazione al concetto astratto di ricerca internazionale (che è nelle scienze non hard una forma di convenzione sociale...) e impact factor dimenticando la valenza educativa e di costruzione sociale tramite condivisione diretta del sapere delle università è un'operazione scorretta soprattutto se fa riferimento ad un presunto modello americano che è molto diverso. e giavazzi lo sa...

 
15/07/2009 - blairismi... (alessandro giudici)

a) tutto l'impianto di questa "riforma" universitaria e' molto simile al programma in merito esposto da Luciano Modica all'assemblea DS qualche anno fa quando era responsabile dell'universita' per quel partito (naturalmente le idee gli vennero DOPO aver finito il doppio mandato come rettore a Pisa...). Mi sono sempre chiesto dov'e' il baco visto che ultimamente sia il PD che il PDL sembrano volere la stessa cosa. b) Tony Blair ha fatto tutto quello che si dice nell'articolo (e ha pure messo il numero chiuso programmato nelle universita')...io condivido molte di queste cose, solo che ora mi faccio qualche domanda ulteriore, visto che il sistema universitario inglese e' al collasso.In altre parole, teneva finche' il paese era in crescita e fino a quando c'era sbocco lavorativo per i neo laureati subito dopo la laurea, indipendentemente dalla qualita' media dell'istruzione (scarsa...). Ora che tutti i laurerati dell'anno scorso sono a spasso, che molti di loro vogliono rimanere in universita' e che i soldi del governo sono finiti, la situazione sta cambiando velocemente. Non escludo che fra un anno il modello inglese non sia piu' cosi "da incensare". E sospetto che Blair abbia avuto un qualche ruolo in tutto questo, al di la' di alcuni cose che sono sembrate positive (e probabilmente lo erano). Occorrerebbe farsi qualche domanda ulteriore invece di continuare a citare questo modello solo in superfice.