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UNIVERSITA’/ Presentato il “pacchetto Gelmini”, comincia a muoversi qualcosa?

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In occasione del “pacchetto università” presentato quest’oggi presso il Consiglio dei Ministri che predispone nuovi criteri per la selezione e il reclutamento dei ricercatori, tagli ai corsi “inutili” e soprattutto la graduatoria dell’ANVUR relativa agli atenei più meritevoli, pubblichiamo il recente volantino dell’associazione Universitas – University dal titolo:  

 

Università: a che punto siamo?

 

«Da più parti viene ricordato che l’educazione e la formazione sono tra le grandi emergenze nazionali. Scuola e Università sono ovviamente due momenti fondamentali di un unico percorso formativo ed educativo». Queste sono le premesse su cui è partito nel giugno del 2008 il Ministro Gelmini all’inizio del suo mandato. Dopo un anno di linee guida, proposte di legge ed emissione di decreti, a che punto siamo? I primi atti, d.l. 25 giugno 2008 n. 113 (poi convertito in legge n. 133/2008), e legge Finanziaria 2009, limitano fortemente la possibilità per le università di assumere personale a tempo indeterminato (c.d. blocco del turn over), stabiliscono un differimento una tantum degli scatti stipendiali dei docenti, ma sopratutto prevedono nel triennio 2009-2011 un taglio del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) di 731 milioni nel 2010 e di 863 milioni nel 2011 rispetto al dato 2008.

Le linee guida del novembre 2008 pongono come primo punto tre parole chiave che verranno poi riprese e ripetute: autonomia, responsabilità, merito. In particolare si dice: «le difficoltà della congiuntura economica impongono uno sforzo per raggiungere in tempi rapidi l’equilibrio di bilancio, ma questo sforzo rappresenta anche una sfida a migliorare un sistema che accanto a punti di forza innegabili presenta molti aspetti di criticità. In questo momento è chiaro che la strada per conquistare eventuali maggiori risorse passa obbligatoriamente attraverso riforme coraggiose e profonde…». Queste riforme non sono ancora state effettuate.

Il Governo è intervenuto nuovamente con il d.l. 10 novembre 2008 n. 180 (poi convertito in legge n. 1/2009) con il quale vengono allentate le restrizioni relative al turn over, viene allocata una quota significativa (7%) di FFO in base ai risultati della valutazione, sono modificati i meccanismi di composizione delle commissioni dei concorsi già banditi. Si prevede inoltre il divieto di reclutamento di nuovi docenti per gli atenei con spese di personale superiori al 90% di FFO.

Si sono bloccati i concorsi (a bandi già chiusi) da più di un anno anche per gli atenei con fondi disponibili; l’accesso alla carriera per i più giovani è per ora solo un miraggio (resisteranno i più meritevoli?) e quindi senza rinnovo del personale docente e ricercatore (il che non migliora il sistema). Viene il sospetto che questi concorsi non si faranno mai e, magari, confluiranno in un nuovo sistema di reclutamento. Ma se così fosse perché non dirlo apertamente?

È evidente che con queste premesse ci si aspettava la discussione di una legge che desse seguito all’impronta riformatrice che caratterizza questo Governo mentre di fatto ci troviamo di fronte ad aggiustamenti che hanno il solo scopo di ridurre la spesa e mettere così all’angolo gli attuali gestori dell’università: organi accademici, CRUI e CUN.

Dopo mesi di attesa sembra ormai prossimo a vedere la luce il decreto ministeriale che distribuisce il FFO (e quella quota di 7% destinata agli Atenei più meritevoli). Ma, a parte il fatto che l’anno accademico è quasi finito, il decreto deve ancora superare il vaglio della Corte dei Conti.

Non ci sono notizie circa il destino dell’agenzia di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR). Se ne parla da mesi, ma non si sa se e quando vedrà la luce. Ci chiediamo com’è possibile premiare il merito senza la valutazione e senza un organismo a ciò preposto? Infine, ammesso che tale agenzia veda mai la luce, quali saranno i criteri utilizzati dai valutatori?

Sul versante della riforma assistiamo al continuo rinvio della bozza del disegno di legge di iniziativa governativa in materia di governance, reclutamento, valutazione e diritto allo studio. Si invocano al riguardo gli spettri di veti trasversali sui contenuti del testo, ma v’è da chiedersi se, a meno che non si voglia seguire la pessima abitudine di approvare le leggi a colpi di fiducia, non debba e non possa essere il Parlamento il luogo in cui si confrontano le idee.

A questo punto è necessario ribadire che sulle idee proposte dal Ministero (autonomia, merito, responsabilità) siamo concordi in quanto sono certamente ciò su cui si deve basare la riforma dell’università. Manca però la chiarezza sul modo di procedere.

Se lo scopo è di lasciare le cose come stanno con l’unico effetto di far “dimagrire” il sistema, noi non lo condividiamo. Innanzitutto perché si perde una importante opportunità di dare una svolta al sistema educativo del paese, le cui difficoltà economiche sono occasione di ripensamento alla radice. Poi, perché non crediamo che attuare semplicemente una “competizione fra poveri” sia un meccanismo virtuoso.

Solitamente in questo tipo di competizione il più forte prevale sul più debole e non vorremmo che gli unici a farne le spese fossero, in maniera indiscriminata, gli studenti da una parte e i giovani che si affacciano alla carriera universitaria dall’altra.

Da oltre sei mesi non passa settimana senza che si preannunci la discussione della riforma in Consiglio dei Ministri, ma evidentemente il Governo ha sempre qualcosa di più importante di cui occuparsi che non la formazione dei giovani Vogliamo aprire un dibattito su questi temi, in particolare chiediamo un programma trasparente di discussione e realizzazione della legge di riforma complessiva, o parti di essa. Inoltre crediamo che oltre alle realtà istituzionali, CRUI, CUN etc. sarebbe opportuno che il Ministro tenesse presenti le associazioni di studenti e professori, come la nostra, presenti sul territorio.

 

Universitas – University - Luglio 2009

 



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