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SCUOLA/ 2. Il prof: lo "statalismo regionale" dei dialetti non sbroglia la matassa educativa

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Gli insegnanti dovranno superare test di dialetto per essere inseriti negli Albo regionali? E dovranno dimostrare di conoscere la storia e le tradizioni delle regioni in cui vorranno insegnare? Una polemica a tutto campo si è scatenata su un emendamento che la Lega ha proposto a riguardo del testo di legge sul Reclutamento regionale del personale docente. La polemica è più di quanto la proposta meriti, ma se è vero che la Lega non arriva a chiedere che gli insegnanti siano sottoposti a test di dialetto di fatto la sua richiesta è di tener presente nella valutazione dei docenti la conoscenza della lingua, della cultura e delle tradizioni della regione in cui vanno ad operare.

Quindi un sistema regionale di reclutamento, qual è quello verso cui il Ministro Gelmini intende andare, secondo la Lega deve portare a valutare anche il modo di esprimersi di ogni insegnanti e la sua conoscenza dei valori regionali.

La proposta della Lega che di per sé non meriterebbe alcuna considerazione è però la cartina di tornasole di un grave equivoco che caratterizza i lavori della Commissione Cultura della Camera impegnata a stabilire i nuovi criteri di reclutamento dei docenti. Infatti non nasce dal nulla la richiesta della Lega, ma dal fatto che la Commissione Cultura stia identificando tra i criteri standard del futuro insegnante anche la centralità dell'educazione alla cittadinanza nel rispetto delle radici culturali di ogni studente. Se l'educazione alla cittadinanza è decisiva è chiaro che la questione seria diventi chi sia il cittadino, e allora perché mai si dovrà parlare di cittadinanza italiana e non lombarda o siciliana? La Lega nell'assurdità della sua proposta fa emergere la contraddittorietà che caratterizza il mondo politico in questo suo andare a tentoni a stabilire chi sia l'insegnante del futuro. L'insegnante del futuro, quello che potrà trovare lavoro nella scuola del domani, non è solo quello che sa la sua materia e che la sa insegnare in modo efficace, ma è anche quello che è in grado di formare il buon cittadino. La Lega ragiona come ragionano tutti i membri della Commissione Cultura, l'unica differenza è che per la Lega il cittadino ha un orizzonte regionale, mentre per tutti gli altri l'orizzonte è l'Italia, tanto che a ragione si deve purtroppo dire che è una capacità di omologare alla cultura dominante quella che fa il buon insegnante.

Per questo da un certo punto di vista c'è da ringraziare la Lega, perché estremizzando un fattore ha portato alla luce il grave errore che si sta commettendo, quello di disegnare il futuro insegnante come funzione di omologazione sociale-culturale. Purtroppo pur regionalizzando il sistema di reclutamento la logica è ancora quella dell'insegnante statale, questo è il problema seria, questa incapacità ad uscire da un'idea di insegnante come cinghia di trasmissione del potere dominante. Per questo il no alla proposta della Lega è un netto no ad impostare il reclutamento in base a criteri statalistici, perché l'orizzonte dell'impegno dell'insegnante non è la formazione del buon cittadino, ma l'educazione della persona. E allora nulla di male che un insegnante siciliano arrivato a Milano a svolgere la sua professione si impegni a conoscere le tradizioni e la cultura lombarda, ma per uno solo scopo, quello di essere più incisivo nel liberare le energie critiche e creative di ogni suo studente, non certo per omologarlo ad una nuova idea di cittadinanza.

La matassa invece è sempre più intricata e sarà difficile sbrogliarla se non si uscirà dalla logica statalista, nazionale o regionale poco importa. E per uscire la strada c'è ed è semplicissima, è quella di liberalizzare il sistema, così che ad insegnare non ci vadano i lacchè del potere, ma coloro che hanno a cuore il destino di ogni studente. Questo infatti fa un insegnante, non la sua omologazione alla cultura dominante, ma l'impegno con la sua umanità, quell'impegno che lo ha portato ad appassionarsi ad una disciplina e a volerne comunicare contenuti e metodi come occasione di crescita umana.

 

(Gianni Mereghetti)



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COMMENTI
30/07/2009 - la formazione del buon cittadino (grazia nicastro)

Gli interventi di Maranzana ripetono da tempo lo stesso concetto ed anch’io sono del parere che degli organi collegiali non sia stata sviluppata la potenzialità innovativa e in parte autonomistica che potevano esprimere. Fra i tanti motivi, credo che la resistenza maggiore sia derivata da un esasperato individualismo dei singoli insegnanti, soprattutto una volta raggiunto il “ruolo” , tomba degli entusiasmi e della ricerca di aggiornamento per troppi. Inoltre, quello che è mancato e continua a mancare è una valutazione del sistema e dell’insegnamento, che spinga al continuo rinnovamento, ma soprattutto a perseguire senza sconti il successo scolastico degli allievi, intendendo dire saper orientare le scelte dei ragazzi e dei giovani, aiutandoli a scoprire le a sviluppare le proprie attitudini e potenzialità. Tornando, invece, al tema dell’articolo di Mereghetti, credo che compito dell’insegnante sia educare la persona attraverso l’istruzione, ma ciò non può avvenire mai in modo neutro, poiché l’insegnante trasmette una cultura e un sistema di valori da lui stesso incarnati. Quello che fa un buon insegnante, a mio giudizio, non è l’essere capace di omologare alla cultura dominante, quanto di “educare”, quindi liberare, lo spirito critico dei propri allievi trasmettendo loro gli strumenti di conoscenza e di competenza necessari. La formazione del buon cittadino, pertanto, ne sarà, la diretta conseguenza.

 
30/07/2009 - La chimera autonomia (enrico maranzana)

A Sergio Palazzi: forse non mi sono spiegato. Ripropongo l'idea. Il decentramento, la capacità delle scuole di autodeterminarsi e di modificare in itinere la propria progettualità sono l'ancora di salvezza per la nostra scuola. Il T.U. 297 del 1994 riafferma tali modalità di gestione. Credere nel rinnovamento del nostro sistemz di istruzione implica sia il riconoscimento e l'utilizzo degli strumenti esistenti, funzionali alla bisogna, sia lo smascherare chi ne ha impedito il funzionamento. Tutto il resto è aria fritta.

 
30/07/2009 - scuole autonome? dove? (Sergio Palazzi)

Chiedo scusa, Maranzana: dov'è la reale autonomie delle scuole? Le riforme dei primi '70 o di fine '90 o di adesso, hanno forse abolito l'impostazione centralista - bonapartesca (qualcuno dice totalitaria) del valore legale del titolo, dell'esame di stato, del reclutamento su graduatorie che fanno capo a concorsi nazionali comunque gestite e (dis)organizzate, dei quadri orari stabiliti dall'alto (con la concessione di un paio d'ore alla settimana che crea più problemi che altro per l'organizzazione di spazi e tempi)? Le tabelle di confluenza delle graduatorie, in base alla quali ho cambiato scuola appena in tempo, fossi rimasto là non avrei più potuto insegnare la materia che ho insegnato per 15 anni "costruendola" ed aggiornandola in una seria sperimentazione isieme ad altri colleghi seri e competenti (che pure avranno problemi di occupazione, a favore di qualche soprannumerario dai dubbi titoli), sono un residuo dei '60 o una cosa che sta andando a regime ora? La pesristente dicotomia tra i "licei" che sono sempre e comunque buoni (visto che quando un tipo di scuola appare storicamente superata, anzichè chiuderla la si ringiovanisce con quel titolo) e le "altre scuole", è svanita? E allora dov'è l'autonomia? Vero invece che permane l'impostazione, pure quella totalitaria, di un insegnante che deve uniformarsi a ciò che va di moda nelle stanze del potere, e se siamo saltati sulla sedia per la storia della lega è solo perchè non abbiamo avuto il tempo di metabolizzarla.

 
30/07/2009 - bello e chiaro (giacomo andolina)

grazie! una rispsota chiara e decisiva sia alle provocazioni che alle omologazioni. Un terrone radicato in Padania

 
30/07/2009 - Confusione, confusione, confusione (enrico maranzana)

"la strada c'è ed è semplicissima, è quella di liberalizzare il sistema". Se non si parlasse in astratto ma si analizzasse il dettato dei decreti delegati ci si accorgerebbe che il legislatore ha, nel 1974, decentrato il sistema e, in ossequio alla dottrina delle scienze dell'organizzazione, dato alle singole scuole la facoltà di autogovernarsi. "L'elaborazione e l'adozione degli indirizzi", il disegno della struttura organizzativa e la specificazione dei "criteri generali di programmazione educativa", il controllo di gestione sono mandati che le scuole non hanno saputo/voluto onorare. Perchè non si parla di questo? Evidentemente la questione sul tappeto non riguarda i giovani ... Chi vusa pusè la vaca l'è sua!