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SCUOLA/ Che senso avrà mai il punteggio finale della maturità?

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60, 65, 72, 83, 90, 95, 100: tutto finisce in un numero, è questo l’esito di tanta tensione, di un impegno come non mai, di tanto lavoro fatto, ma anche di poche e tante lacune, tutto sintetizzato in un numero.

 

Ma che senso avrà mai questo numero? Che senso avrà mai il punteggio finale dell’esame di stato? Un senso minimo, del tutto relativo, e non perché sia lo specchio di una scuola senza qualità, ma perché pensare di sintetizzare la preparazione di uno studente con un voto è irragionevole, non c’entra nulla con la serietà che dovrebbe avere ogni valutazione, ancor di più quella finale.

 

Se uno studente potesse vedere cosa succede quando alla fine del suo colloquio si chiude la porta e gli insegnanti decidono il voto del suo esame si renderebbe conto della poca credibilità che ha quel numero, non sempre, ma almeno nel novanta per cento dei casi.

 

Un numero non è in grado di esprimere la complessità della preparazione di uno studente, un numero non può indicare il valore delle sue capacità, un numero non sa fotografare la ricchezza umana e culturale che uno studente porta con sé, tanto meno il grado di conoscenza che ha raggiunto.

 

Del resto spesso questo numero è il frutto di una mediazione: alla fine del colloquio l’insegnante di matematica dice trenta, quello di filosofia dice invece ventidue, quello di italiano dice ventotto, per cui si fa venticinque, lo si somma agli scritti, che valgono 38, perché in italiano il ragazzo ha preso 13, in matematica 15, in terza prova 10, e al credito che è 20: dalla somma esce 83, ed eccolo qui il voto finale! Una somma di ingredienti che sono diversi e rimangono tali e quali, tanto che se fosse stato per l’insegnante di matematica avrebbe dato 100 e invece deve accettare un voto così basso perché deve mediare i suoi alti risultati con quelli più bassi delle altre materie. È quello dell’esame di stato un voto che spesso non rispecchia la realtà, viene da un meccanismo antivalutativo, perché non sta in nessun serio sistema che se uno studente vale 10 in matematica, 8 in italiano e 6 in filosofia, allora vale complessivamente 8. Ma che senso ha?

 

Per questo bisogna che gli studenti e le famiglie sappiano del valore del tutto relativo, convenzionale degli esami di stato e non gli diano il peso che non ha.

 

D’altra parte sarebbe decisivo per una ripresa di serietà della valutazione che il ministro restituisca ad ogni insegnante il suo voto, quello specifico, quello con cui valuta le conoscenze e le capacità espresse nella sua disciplina senza mischiarle con quelle delle altre discipline. Sarebbe il ritorno alla realtà, un ritorno che renderebbe tutto più semplice e più chiaro, non come oggi che in nome di una assurda pratica della collegialità si mette tutto nello stesso calderone, con la conseguenza che uno studente quando vede il numero cui dovrebbe corrispondere il suo livello di maturità non sa minimamente a che cosa equivalga.

 

Nell’attesa che il ministro tolga il punteggio finale dell’esame di stato, ponendo fine ad una farsa che è durata troppo, una cosa gli studenti che in questi giorni vedranno esposto sul tabellone il loro punteggio la devono sapere: ognuno di loro vale più di quel punteggio, molto di più, e saperlo è il trampolino di lancio verso il futuro.

 

(Gianni Mereghetti)

 



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COMMENTI
11/07/2009 - testimonianza (tiziana grillanda)

caro gianni,voglio condividere con te la soddisfazione che ho provato assistendo al colloquio orale di un ragazzo, Paolo Spath, del liceo scientifico di Ferrara. Tu dici: "la questione seria è come non essere schiacciati dalla formula, ma dominarla...la strada è unica...far diventare il colloquio occasione di dialogo".Volevo documentare questo con una breve testimonianza di uno studente, Paolo Spath:" ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato ad arrivare fin qui , il cento a me ,ma la lode al Signore ,per avermi messo accanto persone e donato la fede, che mi ha permesso conoscere e far riconoscere alla commissione un punto di vista vittorioso nella conoscenza. Sono partito da Dante e dalla sua cattedrale della D.C.(l'ispirazione mi era venuta da un recente incontro tenuto dal prof. Gargantini Su Dante e la scienza), presentando le due visioni della conoscenza, quella unitaria religiosa e quella frammentaria e relativista, attraverso una dettagliata documentazione culturale nelle diverse discipline ,arrivando a concludere che,solo se l'uomo non censura le grandi domande ,può arrivare ad una conoscenza ragionevole della realtà. Che cosa ho guadagnato? molto più del voto! la soddisfazione di vedere che chi mi ha guidato in questi anni mi ha voluto portare proprio lì a vederlo , nelle facce dei professori,dei miei genitori, di quelli che mi hanno educato, per vedere che cosa è che ti spinge a cercarlo come fine ultimo della nostra vita". Grazie gianni

 
10/07/2009 - Non è un problema di numeri ma . . . di valori (Elio Fragassi)

Concordo con l'articolo anche se non ritengo che sia un problema di numeri ma di valori, tanto che già nel 2006 ebbi a scrivere l'articolo:"L'esame di stato ha esaurito, ormai, la sua funzione" che annoto al segue link:http://www.webalice.it/eliofragassi/private/articoli/L_Esame_di_stato_ha%20esaurito_ormai.htm

 
09/07/2009 - E' facile criticare... ma l'alternativa? (Saverio Sgroi)

Mi piacerebbe sapere quale soluzione propone l'autore dell'articolo, in alternativa al sistema attuale che, ricordo, è in vigore da decenni; prima era in sessantesimi, poi è stato tradotto in centesimi. La valutazione è uno dei temi più controversi della pedagogia, ci sono moltissime soluzioni, ciascuna delle quali ha i suoi pro e i suoi contro. Valutazione qualitativa, quantitativa, descrittiva, per giudizi, per numeri, sommaria, dettagliata... Non a caso periodicamente si assiste a vere e proprie rivoluzioni nel modo di valutare a scuola. Il voto di maturità è un modo per indicare che una persona cha ha avuto 83, in teoria, ha una preparazione migliore di un'altra che ha avuto 80. Che poi questo corrisponda a verità è tutto da dimostrare, d'accordo. Perchè magari le due commissioni erano diverse, oppure le due persone sono state interrogate dalla stessa commissione in momenti diversi (e i componenti della commissione si trovavano in condizioni soggettive differenti nei due momenti), oppure ancora uno è più bravo in matematica e l'altro nelle materie umanistiche. Non esiste il sistema di valutazione ideale. Quello che ogni sistema dovrebbe garantire è che, alla fine, venga fatta una gerarchia di valori tra i diversi studenti che sia il più possibile rispondente alla realtà. Il più possibile, non la perfezione. Personalmente mi sembra che il sistema attuale garantisca la corretta rappresentazione della preparazione raggiunta dagli studenti in modo sufficientemente sintetico.

 
09/07/2009 - esame di maturita' (rossella loreta)

condivido pienamente il giudizio di Gianni Mereghetti sull'esame di maturita' compreso l'ultimo articolo sul voto . non so ancora il risultato di mia figlia ,qualunque sia, non e' certo l'ultima parola su di lei come vogliono farci credere.Una ragazza che ha sempre studiato con impegno perche' con curiosita' di sapere e ' gia' una maturita' raggiunta! grazie gianni per questi spazi aperti .

 
09/07/2009 - Aboliamo tutto e ciao (Sergio Palazzi)

Da quando abbiamo abolito le marchiature a fuoco, i voti degli esami di stato sono gli unici segni indelebili nelle nostre carni. E' bello sapere che a 14 anni ero un ragazzo "distinto" (forse non ancora elegante e raffinato, ma meglio che nulla). Non ho mai saputo se ho veramente meritato quei due roboanti numeri scritti sui diplomi di Perito Chimico e di Dottore in Chimica, nè tantomeno posso dire che relazione abbiano con il Sergio di oggi, stante che il primo ha ormai trent'anni. Eppure restano lì come indelebili segni di gloria ogni volta che invio un curriculum, mentre il mio pard che alla laurea aveva preso un 109 per tutta la vita si sentirà fare strane domande. Perchè mai? Solo perchè nell'art. 33 della Costituzione c'è scritta qualche parola che mai nessuno ha osato seriamente cancellare? Quando tutti sappiamo che il voto si gonfia tanto più facilmente quanto più la scuola di provenienza è trasandata, e basta vedere la media e la distribuzione campionaria dei voti sui tabelloni di ogni istituto per capirlo? Che io per dare un 100 spremo il sangue ma sarò onorato di abbracciare chi l'ha meritato, così come i colleghi della mia classe, mentre il prof. Tizio ed il preside Caio della scuola di fronte partono dall'idea che comunque vorranno vederne almeno due per classe ogni anno e quindi elargiranno di conseguenza? Aboliamo tutto. Con un grande risparmio economico e con un grande recupero di dignità di tutto il nostro sistema educativo.

 
09/07/2009 - La soddisfazione comune come obiettivo (Sabrina Sperotto)

E'sicuramente riduttivo pretendere di condensare in un voto asettico la valutazione di un percorso scolastico. L'introduzione delle tesine rappresenta a mio avviso uno strumento utile non solo per gli studenti ma anche per i docenti e per la commissione. Ieri ho assistito all'orale di maturità di una studentessa della provincia di Bergamo che mi ha proposto di calibrare la sua tesina attraverso un percorso multidisciplinare che fa capo ad un mio progetto. Si è manifestato come un progetto nel progetto: gli insegnanti della studentessa coinvolti hanno apprezzato e partecipato ma soprattutto l'esame, vi assicuro è stato emozionante! Tutti hanno partecipato con spunti nuovi, la studentessa ha risposto con diligenza e indipendentemente dal risultato in termini di numeri, la soddisfazione è stata generale. Speriamo anche appagante in termini di numeri ma bisogna andare oltre. Un altro spunto che vorrei aggiungere è di prendere esempio anche da altre nazioni. Io ho una maturità tedesca. Il voto finale era calibrato considerando i voti di 4°, i voti di 5° e l'esame. Se durante gli scritti il voto raggiunto era molto più alto o molto più basso della media, lo studente veniva risentito per quella materia durante gli orali. Questa è solo una norma "matematica", una convenzione ma io penso che la maturità debba essere un momento di soddisfazione comune sia per chi valuta che per chi è valutato e così aprire le porte al futuro.

 
09/07/2009 - Bisogna proporre soluzioni (enrico maranzana)

"Se uno studente potesse vedere cosa succede quando alla fine del suo colloquio si chiude la porta e gli insegnanti decidono il voto del suo esame si renderebbe conto della poca credibilità che ha quel numero, non sempre, ma almeno nel novanta per cento dei casi" e' vero ma non ci si puo' accontentare di denunciare l'inconsistenza e la casualità delle prove d'esame. Si tratta di un atteggiamento del tutto simile a quello di un medico che, invece di indicare la terapia che porta alla guarigione, si limita a dire:"Ha la febbre". Il fatto è abbastanza curioso in quanto sono molti a proporsi come esperti delle questioni scolastiche, tutti criticano, ma soluzioni per superare l'emergenza non sono proposte. Sorge spontaneo un dubbio: "Chi ha interesse a mantenere nell'inefficacia il servizio della scuola?".