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SCUOLA/ Lucetta Scaraffia: il problema dell'insegnamento della religione va oltre la sentenza del Tar

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«Rivendicarne il punteggio alla stregua degli altri corsi facoltativi tipo danza cucina o fotografia – come ha fatto l'ex ministro Fioroni - mi sembra mortificante», ha scritto Lucetta Scaraffia sul Riformista, riferendosi alla recente polemica suscitata in seguito alla decisione del Tar di escludere gli insegnanti di religione dagli scrutini. Per la Scaraffia la stranezza risiede nel considerare la religione «una materia opzionale o, come dice la sentenza, una “scelta individuale”, visto che l'ignoranza dei fondamenti del cristianesimo rende impossibile agli studenti capire la maggioranza delle opere d'arte create in Europa, la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino e perfino l'utopia egualitaria del comunismo».

 

Secondo la giornalista, infatti, il nocciolo del problema non sta tanto nella sentenza del Tar, quanto «nella riduzione della religione a materia facoltativa» e «nella preparazione degli insegnanti». Non a caso «se hanno già tante difficoltà i professori di materie ufficiali, obbligatorie, a farsi ascoltare, cosa possono fare» - si domanda l'editorialista - «dei poveri insegnati, che spesso hanno ricevuto una sommaria preparazione storica e teologica piuttosto inadeguata alla prova con cui devono confrontarsi, per far rimanere nell'aula gli studenti». La Scaraffia crede sia «nell'interesse di tutti conoscere le fondamenta culturali della nostra società, soprattutto in tempo di secolarizzazione, quando l'esperienza religiosa viene a mancare».

 

Ma – mette in guardia – non si tratta di insegnare agli studenti «una generica storia delle religioni», ma di insegnare proprio quella cattolica, dal momento che «la cultura occidentale è radicata nel cristianesimo». Il che «renderà più facile capire anche le altre, che» – afferma - «sarebbe opportuno conoscere almeno in linea generale». E' curioso che il dibattito avvenga «proprio adesso che l'insegnamento della religione sta tornando nelle scuole russe, le prime che l'avevano cancellato. Noi invece» - commenta, a conclusione- «siamo ancora convinti che la religione sia l'oppio dei popoli, una coscienza pericolosa dalla quale è meglio tenere lontani i ragazzi».



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