BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Caro Direttore, da non cattolico, dico: la sentenza del Tar è stupida e oscurantista

Pubblicazione:

crocifisso_R375.jpg

Caro direttore,

 

una doverosa premessa. Non sono cattolico e neppure posso dirmi cristiano. Non sono nemmeno assimilabile alla schiera degli “atei devoti”. Ho il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me, null’altro. Ho preso posizioni, anche pubbliche, su temi etici e bioetici, diverse da quelle sostenute, con una legittimità che non mi sono mai sognato di contestare, dal mondo cattolico e dal magistero ecclesiastico. Se incontri con quel mondo ci sono stati (e ce ne sono stati parecchi, come sanno tra gli altri gli amici di Diesse), sono stati su fatti, sul quotidiano operare che, nelle cose e sulle cose, ti consente di riconoscere con mente libera l’altro come tuo compagno di viaggio, per tratti brevi o lunghi del tuo cammino.

 

Quando mi sono trovato a coordinare la stesura del Regolamento sulla valutazione degli alunni, destinato a entrare in vigore dal prossimo anno scolastico, non ho avuto la minima esitazione ad accogliere e, come si suol dire, “elevare di rango” l’ordinanza Fioroni inserendola a pieno titolo nel regolamento. Un inserimento, come sottolineato dall’autorevole Tuttoscuola, che rende con ogni probabilità la sentenza del Tar Lazio priva di effetti concreti e immediati, e sul quale il Consiglio di Stato, severissimo giudice dei provvedimenti del Miur, non ebbe all’epoca nulla da obiettare.

 

Concordo pienamente con le motivazioni giuridiche e culturali esposte da Annamaria Poggi, le stesse motivazioni che mesi fa avevano sorretto le scelte del ministero.

 

Quanto al Tar Lazio, protagonista di una sentenza che lascia di stucco per il suo andare totalmente fuori dall’ambito di competenza di un tribunale amministrativo, non posso non sottolineare come questo sia l’ultimo di una lunga serie di atti che hanno cercato di ribaltare, per via amministrativa, decisioni prese dalla politica nella sua sovranità. Sino ad ora, il Consiglio di Stato ha rimesso ogni cosa al suo posto. E ho fiducia che lo farà anche in questo caso.

 

Mi consenta, direttore, un’ultima battuta. Sulla mia scrivania di non credente c’è una Bibbia. Non conoscere per lo meno le linee essenziali del cristianesimo e delle altre “religioni del libro” significa privarsi di strumenti indispensabili alla comprensione dell’arte, della filosofia, della musica e della letteratura occidentali; significa privarsi della possibilità di godere appieno di un’opera di Giotto, del Requiem di Mozart o della Commedia di dante Alighieri; significa privarsi, si sia o meno credenti, della consapevolezza delle proprie radici. Negarlo non vuol dire essere laici o illuministi. Negarlo vuol dire essere stupidi, ottusi e oscurantisti.

 

Max Bruschi



© Riproduzione Riservata.
 

COMMENTI
17/08/2009 - L'ora di religione (vincenzo cicala)

Caro Direttore, sono un pensionato con 42 anni di servizio.Vorrei fare qualche breve osservazione su:1)la sentenza del TAR 2)sulla necessità dell'ora di religione 3)sui docenti di religione. Non vi è equilibrio tra i poteri dello Stato né autonomia amministrativa delle istituzioni.Il TAR non ha competenza per decidere se il docente fa parte o meno del consiglio di classe,organo deliberante.La proposta del singolo docente viene deliberata dal consiglio di classe.Il docente,come l'uomo Gesù,attua la "pratica dell'amore"attraverso l'incontro con la vita concreta dell'alunno,che ha bisogno di orientarsi in un mondo complesso in cui gli educatori naturali e sociali sono in crisi confusionale.Il docente dovrebbe arrivare in classe dopo una verifica almeno triennale delle attitudini,una preparazione severa sulla fede vissuta tra le necessità le depressioni e le miscredenze del mondo di oggi.Nel dialogo educativo deve essere capace di far nascere la domanda, di dare un contributo concreto al colloquio, di tener fede all'amicizia senza mai cedere al ruolo proprio di educatore,nel quale si può avere fiducia,entro i limiti,ciascuno, del rispetto del proprio ruolo.Negli anni della mia esperienza come D.S. spesso l'attività del docente di religione ha aperto le porte della speranza agli alunni e portata armonia tra i colleghi. Io credo che due ore settimanali di religione porterebbero ai bambini, alle famiglie ed ai giovani più vantaggio di scuole cattoliche ad alta retta.

 
17/08/2009 - sentenza TAR (Pietro Marinelli)

Caro signor Max Bruschi, sono anch'io un fervente cattolico apostolico romano (peraltro anche con un diploma all'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Corso Venezia a Milano). Il buon Dio mi ha dotato però anche di ragione, ed è con la ragione (sorretta dall'esperienza concreta di venticinque anni di insegnamento) che cercherò di affrontare il problema. Anzitutto la valutazione data dall'insegnante di Religione Cattolica, come Lei certamente saprà, non ha mai fatto media, in quanto espressa con un giudizio e non con un voto (Sufficiente, Molto, Moltissimo). Questo anche con Letizia Moratti e con Mariastella Gelmini. La questione allora cosa riguarda? L'assegnazione dei punti di credito in terza, quarta e quinta. Ciò significa che l'insegnante di Religione, che poteva far oscillare la banda che assegnava 5 punti invece di 6, ora non lo può più fare. Il TAR ha ritenuto che questa fosse una discriminazione rispetto a quelli che non si avvalgono dell'ora di Religione (e che possono chiedere l'uscita dall'Istituto). In sintesi, io dico che per poter chiedere il rispetto effettivo della valutazione dell'ora di Religione occorre che tutti gli studenti facciano qualcosa ed abbiano una valutazione, non che ci sia come alternativa il nulla. Altrimenti rimane la soluzione zoppa che adesso abbiamo.