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MEETING/ Alla Gelmini sei domande dalla Compagnia delle Opere

Presentiamo il documento “Una scuola che parla al futuro”, dedicato alla scuola e all’educazione, sottoscritto dalle associazioni Foe, Diesse, Disal, Rischio educativo, Consorzio Scuola Lavoro, Portofranco. Si tratta di un documento elaborato dalla Commissione scuola di Compagnia delle Opere in cui viene rilanciata la centralità del tema educativo, e vengono avanzate alcune proposte essenziali di riforma del sistema scolastico

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Con un approccio nuovo e veramente significativo il documento che la Compagnia delle Opere dedica alla scuola, e che qui presentiamo, evidenzia la stretta connessione che intercorre tra il tema educazione e il tema istruzione.

Le proposte che qui vengono avanzate per un cambiamento del sistema scolastico sono per lo più riconosciute e condivise dai migliori centri di studio e di approfondimento sul tema istruzione, quali l’Associazione TreeLLLe, la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, la Fondazione Agnelli ecc.

I punti sono noti: autonomia (nuova governance) e parità, contro lo statalismo ipercentralista; reale valutazione del sistema scolastico; nuova professionalità e carriera per i docenti; personalizzazione dei percorsi; abolizione del valore legale del titolo di studio. Sono tutti punti essenziali, la cui importanza è anche in un certo senso sistemica: una cosa senza l’altra (ad esempio, autonomia senza valutazione) sarebbe una cosa fatta a metà, e quindi fatta male. A tutti questi temi il nostro giornale ha già dedicato moltissimi interventi di approfondimento e continuerà a farlo.

Il punto caratterizzante del documento è un altro: non solo la centralità del tema educazione, ma la diretta consequenzialità e correlazione tra la tensione educativa e la ricerca di risposte concrete a livello di sistema di istruzione. Non c’è educazione che non entri nel merito anche delle scelte concrete, sia nella didattica che nella politica scolastica; e d’altro canto parlare di istruzione senza porsi il problema educativo sarebbe ridurre tutto a un vacuo tecnicismo utopistico. Non si creerà mai un sistema talmente perfetto da rendere superfluo il rapporto educativo tra docente e studente, elemento centrale della scuola; ma non si darà mai vera incidenza alla tensione educativa se la si lascerà a lato delle problematiche della scuola (riducendola di fatto a ciò che è lo svago del sabato sera rispetto alla settimana lavorativa).

Nel documento “Una scuola che parla al futuro” è segnata una stretta interdipendenza tra i due aspetti. Basta confrontare i punti essenziali alla voce “Educazione” e le proposte programmatiche, e si vedrà che dai primi discendono le seconde: quando si dice che «la prima condizione che realizza l’educazione è la presenza di figure adulte autorevoli» significa, di conseguenza, che è necessario che ci siano «docenti e dirigenti come veri professionisti» (d’altronde, finché lo studente continuerà a guardare al professore come a un fallito nella scala sociale tutto resterà molto difficile); quando si dice che «l’autorevolezza deriva dalla partecipazione ad un cammino unitario di costruzione del proprio io» e che «gli alunni non sono da intendere come il terminale astratto di iniziative che li vedono passivi», ne deriva la necessità di avere «percorsi di studio flessibili e personalizzati». E così via. Le esigenze educative si concretano in scelte di politica scolastica, che non saranno mai la soluzione perfetta, ma permetteranno o di facilitare il processo educativo, o quanto meno (e già sarebbe molto!) di non ostacolarlo.

Questa è dunque la grande sfida che questo documento lancia nel dibattito sulla scuola. In un momento in cui, per altro, l’emergenza educativa è sempre più evidente e centrale. In questo senso, le molte indagini e ricerche (alcune recentissime) che testimoniano la totale indifferenza degli studenti verso la loro esperienza scolastica sono un dato drammatico e ineludibile: i docenti non sono un punto di riferimento, né umano né culturale; le cose che contano veramente le si imparano altrove; la scuola non è né buona né cattiva, ma semplicemente indifferente, perché da essa non ci si aspetta nulla. Ecco come educazione e istruzione vengono allora a coincidere: nel momento in cui ci si rende pienamente conto che, come fu detto autorevolmente, non c’è cosa più assurda della risposta a una domanda che non si pone. Far emergere la domanda di sapere e conoscenza è compito educativo, che si realizza dentro un’autorevole e riconosciuta professionalità didattica che abbia come fine l’istruzione.

Un ultimo appunto, che rende particolarmente importante e attuale il documento Cdo: proprio in questi giorni l’Assemblea della Conferenza episcopale italiana ha rilanciato il tema educazione come tema del prossimo decennio. Significa che c’è una grande responsabilità, non solo per i cattolici, e un impegno per tutti, in termini di riflessione, approfondimento, lavoro concreto: l’educazione e la scuola dovranno essere i pilastri del dibattito politico-culturale nei prossimi anni.

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COMMENTI
28/08/2009 - La differenza tra idea e azione (enrico maranzana)

** Si vuole "l'autonomia (nuova governance)": IL DDL Aprea prevede funzioni di indirizzo [CdI], funzioni di gestione [dir.scol] e funzioni tecniche [docenti]. Il governo del sistema scolastico non è previsto e sono aboliti gli organismi che avrebbero dovuto garantire tale funzione. ** Si plaude alla "nuova professionalità per i docenti": la bozza per la ridefinizione della scuola secondaria superiore riconduce l'attività d'insegnamento alla trasmissione di conoscenze, la cui identificazione è fatta dal ministro su suggerimento degli universitari; ** Si sottolinea l'interrelazione "tra la tensione educativa e la ricerca di risposte concrete a livello di sistema di istruzione": il DDL Aprea destruttura la scuola, parcellizzando il servizio, privilegiando la libertà di insegnamento alla progettazione educativa collegiale; ** Si afferma che "non c'è educazione che non entri nel merito anche delle scelte concrete, sia nella didattica": il DDL Aprea, avendo a modello l'insegnamento accademico, propone forme e tecniche inefficaci alla soluzione di tale problema; ** Si enuncia che "la prima condizione che realizza l’educazione è la presenza di figure adulte autorevoli". L'autorevolezza deriva, prima di tutto, dalla piena adesione, dalle responsabilità assunte e dalla perizia che si esibiscono nella costruzione di un "cammino unitario di costruzione del proprio io". Quali spazi operativi, concreti, il DDL Aprea offre a tale bisogna? Si potrebbero elencare gli ostacoli frapposti.